Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

4 ITALIA'95 LALINEAEILPUNTO N\AGGIORANZMA,INORANZE ECRITICDAELlAPOLITICA PiergiorgioGiacchè Qual è la linea? Èproprioverochenemi omentdi igravecrisidella sinistra,lerivistecomelanostra- ma più ingenera1e i gesti, i pensieri degli "intellettuali"-dovrebbero assumereposizionie tonipiù netti e magari più grezzi, esponendosi alla luce quotidiana dei fatti e abbandonandola compiacenteraffinatezza cieli' ombra? O ancora, è proprioverochenon è più tempoenonc'è più unruoloper i ricercatori ansiosi e i critici ostinati, per le esercitazioni dubitative e gli sconfinamenti arbitrari, ovvero che- come riflcue Filippo La Porta su "l'Unità 2" di lunedl 19dicembre- vanno sospese le polemiche ad oltranza e le distinzioni capziose all'interno di una sinistra che avrebbebisognodi una maggioreunità (leggi: unanimità)contro il GrandeNemico? Le critichea "Linead'ombra" sono statefrcquentìe tutte rccemi. È appena da un anno (da quando l'eccitazione di un pronostico vincente- prima- la sconfittaelettorale- poi - hanno rimesso in moto un interesse per la politica che sembrava archiviato per sempre)che hannoripresofiato i veri criticidella cultura,cioè quelli che non vedono l'ora di dichiarare l'inutilità o la nocività, delI'intellettualedis-organico,vveroquellichenonvoglionoaccettare né comprendere il conceno e il valore delle minoranze. A queste critichesi puòrisponderefacihnenle:sulpianodellateoria.la lungae disconosciutatradizionedegli "eretici" e degli ·;scomunicati"della sinislrtt-allaqualeda semprefacciamoriferimento-, se ieriera un patrimonioda valorizzaree da riscoprire,oggi è pressochél'unico disponibile;sul terrenopoi della prassi le minoranzeattive possono continuarea restareignoratedalla storiadella sinistra,ma è indubbio cheoggicostimisconol'unicasuageografia.Suquesteconsiderazioni, però, si può dire che l'accordo sia om1aiuniversale:il dissensosta semmai fra chi cerca frettolosamentedi ricondurrequestediversee disobbedienti energie sul piano della costruzione di una cultura unitariae alternativa,e chi invecene vuoledifenderee svilupparele differenti identità. Fra chi crede di dover valorizzare le minoranze facendole confluire in una nuova maggioranza (come se questa dovesseessere l'aspirazionenatur.ileo il processoinevitabile,pena la loroinutilitào la lorosparizione)echi invecesottolineail valoredella minoranzainquantotaleenonritienedidoverladefinireemisurarenel confrontocon la maggioranza,poiché sono modi diversi e persino campi avversidel farepoliticae cultura. Può darsiche questononsia poi ildissensofra due posizionima appena il contrasto fra due diversi ruoli, anche se quelli animati dall'urgeni.ae daJl'aJlanne"maggioritario"tendonosempre a fame unaquestionedi lineae non comprendonoche non è questo il punto. Il punto è invecequello di un impegnoe una funzionediversa(e perchéno conflittuale),frachisostienelaprioritàdeldisegnopolitico e chidifende la necessitàdi un lavoroculturale.E, ahneno a sinistra, un rigorosolavoroculturalenon puòcoinciderecon la "criticadella politica". Linead'ombra,rivistadi culturae di criticadella poli1ica, è così arrivataal suocentesimonumeroe, per rispondereall'amico La Porta ("rivisteculturalidell'opposizioneoltranzista,polemistiirrequietie irriducibili,non vi sentite francamentedemotivati?"),non si sente demotivata.Semmai,si senteda tempoinadeguata. Se infattiallecritichenon è difficilereplicare,i problemici sono e non vanno negati. Da tempo "Linea d'ombra" si interroga sul proprioruoloe sulJapropriafunzione,proprioperché,se è staiouno strumentovaJidoper attraversarel'ignavia degli anni Ottanta non è dettochesia ancorautilenelmomentoincui i conflittie lediscussioni si riaccendonofintroppoe con nonpochinuovirischi...Ma.ancoradi più, in unmomentoincuisono felicementenumerosigliesempidi un impegno diverso, più concreto e diretto, più altruistaed aperto di quello di una "rivista culturale", nessuno che si dica o sì voglia "impegnato" può ignorarne lo stimolo e evitare il rimproveroche indirettamenteprovieneda tali esempi.Unaprima inadeguatezzaè dunquequalitativa,giacché è necessariaunamisurapiùconcretae una statura più elevata di iniziativee di riOessioni.Ma una seconda e decisiva inadeguatezza è per così dire quantitativa,se è vero che al fermentodi nuovepresenzee propostesi accompagnaunacrisi della culturae dell'azione politicaseni.aprecedenti. Paradossalmente è proprioquestacrisidella politicaa ingigantire il campoe a moltiplicarela necessitàdel lavoroculturale.Una crisi della poHticache soltanto in minima parte ha a che vedere con la resurrezionedella destra e l'emergenzadel GrandeNemico: è forse questa ladifferenzadi posizione(e nonpiù ruolo)che ci separadalla sinistraufficialee soprauunoda quellaappagata.DavantialNemico, laconsolazioneo I'allannehannoeccitatotuttimanonhannoprodotto gran che, anche se in questigiorni la maggioranzasponiva si starà consolandocon ilgol dellacrisi delgoverno(lib labe pallaal centro) e l'indefessoottimismodella volontàlaspingeràa credereche si può ricominciareda tre (D'Alema, Bossie Buuiglione),mentre è sempre più chiaroche la sinistradeveripartireda zeroe invocaresemmaiun modestopareggio.Davantai l Nemico, è infattiproseguitacomeprima e più di primaun'omologazioneculturaleche si è fattaconcorrenza, e che dunqueha postole basi per laperpetuazione(pur nel quadrodi una agognata e regolata alternanza) di una cultura maggioritaria obbligatoriae onnicomprensiva. Specchioe motoredi questaculturaè ovviamentela televisione, cd è perquestoche resiaalcentrodell'interessee dellebattagliedi tutti i partitipolitici.Non è più il poteredel mediume il suo controllo il problema,ma è laculturadella piazzaelettronicaquellacheciascuno intende far propria e che tutti contribuisconoad alimentare. La politica-spettacolnoon è piùquelladelJeincessantai ppariziontielevisive dei leadercon o senzacalza, dei giornalistishow manche diventano ministrio del rifiutodi fare una seduta parlamentarese non c'è la diretta televisiva: la televisione non fa più propaganda, ma più semplicementene raccoglie e ne registra ì risultati e li elegge a comportamentipoli1icicompiutie di per sé efficaci. Èlademocraziainscatola,il luogodoveom1aituttiglielettorisono viaviainvitaticomeconcorrenti(sempremenoattentialsuggerimento dell'esperto in cabina): attraverso i sondaggi e le in1ervistee le partecipazionidirettedella "piccolagenie", tutti sono stimolati,porta a portao stradaa strada,a parteciparea una letteraleed effettiva par condicio di tutte 1e opinionie di tutte le opzioni. Così la maggioranza- di ogni colore, purché tale - ha perso l'unicosuoanticopregiocheeraquellodi restare"silenziosa"e invece parlae straparlaleisola,perfinosurclassandolavocee l'immaginedei suoi leaderse dei suoi beniamini. È un'orgia delJaliberaopinione(e spessodellaminimariflessione)n, el rispettodi unaleggesottaciutama evidenteche è quella dell'intercambiabilitàdi ogni parolae di ogni scelta:lademocraziatelevisivasi fondasul principioche tullele idee sonogiusteperchétutte sonouguali.Nonci sarebbenientedi malese fosse la sorgentedi un nuovodiritto e di un nuovocoraggio, ma è inveceil lagodove tem1inanoe si consegnano i pareridi tutti, fissati

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