Dambudzo Marechera DUERACCONTI traduzionedi PaolaSplendore Dambuzo Mareehcra è morto a Harare (Zimbabwe) il 18 agosto 1987all'età di 1ren1acinqucanni. Dissacratoree provocatoread oltran• za. in bilico trar Africa e l'Europa. tra l'esperienza della povertà fisica edella ricchezza culturale. tra il colonialismo e la loua nei loro confronti. Marecherahapubblicato TheHo11seof H1111ger( 1978)e BlackSwilight ( 1982) presso laHcincmannE.ducationaBl ooks; Mi11dblflst ( 1984)presso la College Prcss dì Harare. The Black Insider è stato pubblicato postumo dalla Baobab Books di Harare nel 1990. OXFORD,NERAOXFORD Lance di sole am1gginite trafiggevano le alte nuvole piovose. Al di là della pioggia scura e della foschia si vedeva un sole avvizzito eppure schi1..zatodi sangue. E dappertutto, il dolce fragore delle campane diffondeva con voce chiara i riti segreti della città. Strette strade di ciottoli, una gabbia antica dei più diversi stili architettonici, qua e là le mura imp0nen1i dei college. Strade improvvise e frugali giravano intorno a negozietti appiccicati l'uno all'altro. La biblioteca Bodleian che Margaret, l'americana. dipingeva come un carciofo capovolto. I marciapiedi affollati di Cornmarket, dall'aspetto sfrontato e luccicante dì un supermarket di qua passava Zuleika Dobson. mentre i cavalli della sua carrozza sollevavano scintille dalla pietra della strada? Mito, illusione, realtà si consumavano accant0 a quell'ottusa chiusura dorala, quella ristrettezza l'impotenza di ognuno, mentre le gocce di pioggia schizzavano e le castagnette dei rari raggi di sole picchiavano contro i tetti di ardesia, i muri e le porte - a passo lento mi incamminai verso il college di Al! Souls. La mia mente concentrata su se stessa. Scosto le tende e apro le finestre per lasciare entrare non i fiocchi di neve ma la grandine dei ricordi. Il puzzo e la rovina del caldo e delle capanne di fango erano tali che la gente che le abita, dal volto grinzoso e nodoso, non riusciva neanche a immaginare l'esistenza dell'istruzione, di cibo buono. della dignità. La loro vita era un lungo giorno di squallore e fatica degradante, di fame mai soddisfatta. Gli occhi dei bambini erano un ano d'accusa rivolto agli adulti come se li avessero traditi. Gli odori nauseanti delle latrine e i vapori dolciastri delle birrerie sempre aperti si infiltravano dappertutto, nelle baracche imbiancate degli aspiranti borghesi come nelle squallide e derelitte capanne di fango e di latta che si avvolgevano e si svolgevano vicine e melmose come orribili vermi di un inferno sen1.a fondo. Mentre a Oxford io mi incamminavo stancamente verso AII Souls mettendomi a pensare alle castagnette di sole fortuito. Uno scroscio improvviso di pioggia mi costrinse a fare di corsa gli ultimi metri che mi separavano dal college. Quella mente schizzata di sangue lassù era ora completamente coperta dalle pesanti nuvole che arrivavano da est. Stephen era già in attesa davanti alla porta del professore. Mi scrollai di dosso la pioggia spazzolando gli abiti con le mani e battendo i piedi sulla stuoia scolorita. Lui sorrise. ''Tempo schifoso'', disse. "Pioggia di merda." "Ho sentito dire che cri ubriaco ieri notte e che hai litigato col portiere." ;'Come al solito'", dissi. '"Madi che lite parli? Non mi ricordo niente." "Mi pareva di no, infatti." Si appoggiò al muro, le mani in tasca, una caviglia sull'altra. ''Ti ha sorpreso mentre ti arrampicavi sul muro tentando di entrare. Ha un occhio nero che lo prova." Merda. Mi ero scordato di controllare la posta. Forse avrei trovato una lettera che mi chiedeva di presentarmi al preside. Non un 'altra volta, Cristo. Ma risposi in maniera disinvolta .. ;Sono stronzi questi portieri, se lo vuoi sapere. Uno cerca di rientrare tranquillamente nella sua stanza e loro fanno un gran casino." ''Tu non sravi tranquillamente cercando di rientrare nella tua stanza. Sembra che urlassi il coro dell'Alleluia maledicendo una poveretta di nome Margarct." Sbaué le palpebre e chiese: "È la Margaret che sta a St. Hilda? Si fanno chiacchiere sai su te e il suo coso··. "Non so proprio, vecchio mio. Non ho la più pallida idea di cosa sia accaduto ieri sera.'' Poi aggiunsi lamentosamente "Sono riuscito a finire il mio maledetto saggio stamattina. Aiutandomi un po' con lo Scotch. Quello strano malto che abbiamo preso da Smiley." "Un intruglio letale." Mi accorgevo che voleva riprendere il discorso di prima. E ci riuscì. "Pare che questa volta non si tratta del preside. È il tricheco che ti vuole vedere. Mi chiedo che diavolo stai combinando." Il Rettore. Cazzo. Quel fottuto tricheco può mettersi a cantare mentre aspetta. ';Attento alla lingua, ragazzo. La lingua." La lingua del potere. Vaffanculo tu e la lingua inglese, dissi sbrigativamente. E poi cambiai argomento. "L'hai fatto il tuo saggio?" ''Sì e no. Non è ancora propriamente fini10." Quella cagna in calore. Non aveva ancora mai finito un sol saggio per tutti gli incontri col professore che avevamo avuto. E nessuno sembrava farci caso. Certo lui non se ne fregava. Sospirai. "Così dovrò nuovamente leggere il mio.'' "Dovrai fare tu gli onori, temo." "Sì, bianco. Certo. Perché no?" "Gergo delle Indie occidentali, vero?'" "No, ho solo una gran voglia di bere." Tirò fuori la sua fiaschetta, un oggetto in argento e pelle. Bevemmo. "Buono, non trovi?"
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