36 POESIA/ MARTÌ I POL compiuto quattordici anni. Allora eravamo ancora ingenui, senza astio né dubbi. 2 Il secondo giorno imparammo il ritmo solenne del lavoro. Dentro ci si scioglieva, poco alla volta, ogni rimpianto e ci servivamo delle mani per capire. Fuori cadeva la pioggia lentamente, come in un sogno. Ce lo dissero finendo il lavoro e ne ridemmo. 3 Il terzo giorno capimmo molte parole apprese a metà. La misteriosa voglia di vivere di quelli che crescono sempre vinti e soli e il peso massiccioe ossessivodelle regole. Era inverno e il grigio opaco dei vetri trasudava tristezza. 4 Il quarto giorno amammo una ragazza: dietro un magazzino, con la presenza lontana e attutita delle macchine come sottofondo musicale. Soffiava un vento caldo e lei era dolce e accogliente come un'ombra. Al tramonto avevamo le mani colme di sabbia o di onichc. 5 Il quinto giorno già sembravamo nati tra le macchine. Avevamo le mani incredibilmente indurite e alzavamo la voce per bes1emmiare senza 1imore. C'era sole nella strada e il minuscolo angolino di cielo che si vedeva nelle fìnes1re era falso e lontano come un miraggio. 6 Il sesto giorno incassammo la paga. Noi siamo operai molto assennati e non speriamo che il mondo possa salvarsi con un miracolo. Increduli e grandiosi facciamo le cose in un modo così mde che non sembra che lottiamo ostinatamente perché tutto sia più semplice e comprensibile. Alcuni ci guardano come si fa con i matti. Poi si chinano a baciare i piedi di chi li bastona. 7 Il settimo giorno era domenica e riposammo come Dio comanda. Da tutto questo. a giugno. se non sbaglio i conti, saranno già millenovecentoventiquattro lunghissimi anni. Niente: una sciocchezza! (da li1ftìbrica. 1970•1971) VII Guardatemi attentamente: sono ildiverso Zoppo di entrambi i piedi, scontroso e solitario. Non vengo da nessun luogo e scrivo per sopravvivere. Torno indietro perché non conosco scorciatoie. Riprendo abitudini. Se ora potessi, farei l'amore sugli argini luminosi con ragazzedalla pellescura. Invece sono cresciuto e qualcuno mi ha riempito di vetri tutto il sangue. Guardatemi attentamente: zoppico. Ho solo la voce per raffigurarmi. Trabocco di parole e le parole mi mondano. Emergerò da me stesso il giorno in cui un vento di terra mi disseccherà gli occhi. Sono alte le spade di fuoco di questa battaglia che mi mantiene in piedi contro la paura e l'illusione. Guardatemi bene; guardatemi attentamente: sono il diverso. (da Vi11t-i-setpoemes en tres temps. 1970-1971) VIII Con le dita ben aperte Poiché sono diventato vecchi all'improvviso e a malapena mi muovo da casa, ho deciso di vendere gli occhi pieni di colori che avevo per girare il mondo. Non chiedetemi di compiere nessuno sforzo in più per cambiarmi gli occhi. Rinuncio fin d'ora t1dogni tipo di sogno. In questo angolo di quattro palmi quadrati dove vivo, non ho bisogno degli occhi di un tempo; anche chiudendo quelli che vedo tulio quello che voglio. Ora, per vivere, mi servono di più le di1a. É un mondo tattile questo dove vivo, un mondo di oggetti che pulsano, di pareti che pulsano e che scorro con le dita ben apene, mi restano con 1uuo il corpo sulla punta delle dita, per non perdermi, se posso, neppure un solo istante di vita. IX Metamorfosi (dal"pellde/11iolì. 1972-1973) Dì tanto in tanto la morte ed io siamo tutt'uno: mangiamo il pane dalla medesima feua, beviamo il vino dallo stesso bicchiere e dividiamo amichevolmente le ore in silenzio. leggendo lo stesso libro. Di tanto in tanto la mone, la mia morte, mi si presenta quando sono in casa da solo. In questa occasione parliamo con calma di quello che accade nel mondo e delle ragazze che ora non posso avere. Serenamente la mone ed io parliamo di queste cose. Di tanto in tanto - solo di tanto in tanto - è la morte che scrive le mie poesie
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==