Confidatevi segreti, all'improvviso; chi vi prosciuga dentro, chi vi fa domande? Sorpresa dell'imprevisto. E la none è intensa. (da Paraules al ve111. 1951•1953) Il li fuggitivo In ogni luogo sono l'ultimo arrivato e mi preparano il letto sulle scale oppure mi rovino la salu1e dormendo all'apeno e non ho ali. Sono un fuggitivo di non so dove e ho perduto direzione, vento e guida essendorimasto tanto tempo solo con me stesso come compagnia. Ora non ho nulla. soltanto la voce e un gesto stanco da vecchio profeta; in ogni luogo le guardie conoscono i miei misfatti e nelle strade e sui terrazzi donne sconosciute cantilenano la sfilza dei peccati che non ho commesso, e mi feriscono dentro i latrali dei cani nella notte se dom10 allo scoperto o in una grotta. Sono stanco di tanto chiasso; neppure la pelle, ora, mi mette al riparo e un vento salmastro mi graffia lllllo. Se vivo ancora, è solo nel riscatto delle parole che ho detto, e ad ogni parola la tempesta ricomincia. Mendicherò solo briciole di inquietudine perché quella che ho ancora mi schiaccia. Se qualcuno vi domanda assieme a quale piacere mi ha afferrato l'ultima prova, dite che sono morto di fame e dimenticato vicino ad una porta che non si apre. (da Elfi1giti11. 1952-1957) lii Canzone per voce solista L'uccello che seppellimmo nel giardino fecondò gli alberi e le rose. Seppelliremo la voce aflìnché fecondi il silenzio di tutti e una voce nuova. Lungo il tuo fianco diroccato risaliremo i fiumi e al vento di tutti i boschi apriremo una strada. Molta gente e la gente del mio paese: uomini blu come il mare e verdi come le montagne, uomini color della terra che amano teneramente un passato di grandezza che l'acqua del tempo non renderà mai putrido. Sarà come una primavera ineguagliabile di gente e di maree, come una pienezza nuova del vento così disponibile nella voce che nessun cantuccio resterà senza messaggio. Gli alberi daranno frutti e la terra POESIA/ MARTÌ I POl 3S sarà tenera e felice come una giovane madre, e lungo il tuo fianco imponente tutta l'acqua smarrita ritroverà iI suo corso e noi la voce e quel gesto che rende fratelli. IV La poesia La poesia è la notte e un dondolo sul terrazzo, ed io, che tento di dire cose sottovoce. (da Elfi,gilù,. 1952-1957) Se ora spegnessero le luci delle strade, e anche le luci del ponte e quelle delle case, il paese diventerebbe spaven1osamente grande, dolorosamente vulnerabile. La poesia è la notte, la notte del paese, il paese dentro la none immerso in una prodigiosa armonia, ed io sul 1errazzo. seduto sul dondolo, intimamente nel paese e nella notte, tentando di dire cose sottovoce. V Qualità della parola (daElpob/e, 1956-1958) Annuncio la cattiva annata, aspro come un profeta, ma nessuno, a quanto pare, mi darà retta. 11 fatto è, dicono, che sono vestito di lana e che ho una voce troppo distinta. La gente che conosco si alza a rintocchi di sirena, fa colazione e pranza in frena, e 1enninata la cena si siede davanti alla porta di casa e sorveglia i figli che giocano nella strada. Non c'è sera che non sia precisa come un cristallo. Quando cado nell'errore di dimenticare che sono uno di loro, ho una voce da pagliaccio. (da Lt,fobrica. 1958-1959) VI Lacreazione Il primo giorno ci stordì il frastuono tremendo delle macchine. L-Onavamo per capire quello che ci dicevano e, a mezzogiorno, quando uscimmo nella strada, ritrovammo la calma smarrila. Era estate e da poco avevamo
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