Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

Q11andosente che unapoesia staper scaturire? La poesiasingola nascemolto spessoda un'occasione esterna. Mi piace molto "flfiner"e in questo mio girovagare certe immagi• ni, anche certi piccoli fatti mi entrano dentro e lì dentro, come dire, sedimentano anche per giorni e per mesi. Quando scrivo, forsenon sempre-è già pronto in me il primo verso, gli altri seguono quasi imprevistieppure alla fine giusti. Vorreidire insostituibili. Si direbbeche nonhamai avwo grandismaniedipubblicare... È la verità. Anzi, sono sempre stato un po' costreno. Bisogna forse dire a questo proposito: siccome molti giovani più o meno promettenti si rivolgono a me - se lo può ben immaginare - perché legga i loro scritti e li aiuti a pubblicare, spesso mi scappa dettocheio facevodi tuttopernonpubblicare. essendo già pienamente gratificato dallo stesso atto creativo. Non è una posa, è la realtà: sovente ho dato le mie poesie dietro insistenti richieste. Consi<lerla crea1ivilà 1111 •esigenu,fortdamentaleper l'uomo? Non ho mai meditato in modo approfondito sulla creatività, ma ho l'impressione che fosse, almeno in me. una necessità quasi biologica. Fra gli otto e i nove anni io ho cominciato a scrivere delle poesie. Lei si è provatoanche, e abilmente,nelladifficileartedel tradurre.Cosanondevemancareal tradurrepoetico? Un buon traduttore è uno che senza troppo tradire il testo dal quale traduce riesce a fare una poesia italiana di una certa qualità. Non saprei esprimermi altrimenti. C'è una qualche poesia, di rulla la s1wproduzione, verso la qualeprovamaggiorec,ffet10? Beh, parlare delle proprie poesie è sempre difficile. È un po' come la storia dei figli: piacciono sempre. belli e brutti. Anzi, meglio se sono brutti, piacciono di più. Checos'è lapassioneper lei? Cosala differenziadal/'amore? La passione, se deve avere un valore e un senso, ha da essere un'espressione dell'amore. Non è detto che avvampi, necessariamente avvampi, può bruciare calmo (all'apparenza) l'amore ... L' amo1,rfou può esprimersi in minime, ma iterate, espressioni, quotidiane espressioni. È il modo mio di godere e soffrire di questa malattia che tiene(mi tiene) in vita, che tempera (e alimenta) il mio egoismo. Umjlmenteconsiglicrci a leggermi. Non parlod'aJtro nella mia poesia. Hasapmo coglierecon 11otevolissimarapidità tutte le ù1venzioni del secolo, consumandole- come sostiene- voracemente: ad esempioi/jazz. s11cui le chiedo di soffermarsi.Chesignificato ha avutoper lei? Il jazz è stato per me una grande passione. Mi sono piaciuti naturalmente molto jazzisti come Charlie Parker, ma per i miei gusti il jazz più alto rimane legato ai nomi di Annstrong, Jelly Roll Morton, Duke Ellington. Insomma tutto quello che è stato registrato in dischi tra il '25 e il '40, pressappoco. Particolarein/eresseha poi nutrito nei confrontidel cinema, occupandoseneancheper la radio... Sì, la scoperta del mondo cinematografico è stata per me veramente straordinaria. Sono convinto che, nel nostro secolo, bisognava essere completamente ciechi e sordi per non accorgersi dell'importanza del cinema. lnvece ho avuto degli amici, poeti e letterati, che a un certo punto, sì, hanno preso a frequentarlo ma manteINCONTRI/BERTOLUCCI29 nendo sempre un'aria un po' di sufficienza. Nel cinema non mi ha mai interessato la psicologia dei personaggi ma piuttosto quelle che Joyce chiama le epifanìe, cioè diciamo certi momenti magici. Miha deuodi avereamatoautoriclassicidel cinemafrancese: quali,tul esempio? Renoir, Jean-Pierre Melvillee tantissimi altri. Hastudiatoa Parmae a Bolog,w, dovehaseguito le lezionidi RobertoLonghi.Chericorroi conservadi questos1raordinariostoricoe criticod'arte? Sono stato allievo di Roberto Longhi (un allievo anomalo. infatti non mi sono laureato con lui), a Bologna, dal 1935 al I938, e daallorasonostato sempre in rapjX)rtO dialetticocon lui,rimanendogli amico sino alla sua morte. Quando nel 1950 Longhi e la scrittrice Anna Santi (sua moglie) decisero di fondare la rivista "Paragone" -come si sa, o non si sa, a numeri alterni (uno dedicato alla letteratura e l'altro ali' arte)- fui invitato a entrare nel comitato di redazione nel quale sono tuttora. Longhi, com'è noto, è uno dei grandi prosatori di questo secolo, ma anche, non lo si dimentichi, un eccellente critico d'arte. Perciò ho Lrovato del lutto sbagliato, sviante, tale da farlo sussultare nella tomba, l'uscita del volumenella collezione dei "Meridiani" - di tutti i suoi scritti storicoartistici senza una singola illustrazione. ln questo modo si fa entrare Longhi in quella "prosa d'arte", in quel "bellettrismo" che lui deprecava. Tempoaddietrohaavutooccasionedi dire-parlando di stili - che le piace, sì, il barocco,però aggiunse ''171,rtroppo!P" erché? È vero, dissi "purtroppo" perché la nostra tragedia - mi si scusi la parola-quella di noi moderni, è che ci piace tutto. Ci piace il barocco, ci piace ìl gotico, ci piace il romanico, ci piace il rinascimentale e si potrebbe continuare. La forw delle grandi epoche creative del pa~sato nasceva dal fatto che, mettiamo, nel Rinascimento non piaceva il gotico, ritenuto barbarico. Gotico viene da goto, cioè da barbaro. Vivo in una città che ha dello splendido barocco, però non posso negare che il Battistero di Parma, sublime opera di architettura e scultura dovuta alla stessa mente, alla stessa mano di BenedettoAntèlarni, fra la tìne del romanico e l'inizio del gotico, mi pare che arrivi ad altezze non più raggiunte. Questo non Iodico per ragioni moralistico-religiose quali quelle che professava Ruskin, del resto grandissimo scrittore, nemico di tutta l'arte rinascimentale e barocca per lui priva di un fondamento spirituale autentico. Si è mai interessatoadautoriche/efosserototalmente strrmei? Mai. Se v'incappavo, mi ritraevo precipitosamente. Ma ho un buon fiuto, difficile che mi sbagliavo. E mi aiuta la mia proverbiaJe pigrizia. Sempre meglio una ariosa passeggiata, che un'applicazione s1udiosa o un'opera a me estranea. Nella sua ciuà natale Lei ha insegnato dal finire degli a,mi Tremaal '50: auribuiscemotu, importanu, allafimzionedell'inseg11amento? Per me l'insegnamento è stato una vera e propria rivelazione. Credo di essere stato per i miei studenti più che aJtro un compagno di scuola. Mi divertivo a comunicar loro tutto ciò che io stesso continuavo ad apprendere: e non solo dalla storia dell'arte- che era la mia materia- ma anche dalla letteratura, dalla poesia moderna, dal cinema. Questa vocazione pedagogica l'ho poi esercitata anche con i miei figli, nello stesso modo, né più né meno.

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