Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

28 INCONTRI AHillo Bertolucci SCRIVERE sono DEffATURA Incontrocon DorianoFaso/i "Soltanto oggi, rileggendo le lettereche ci siamo scambiati,Vittorio e io,dal 1938al 1982,mirendocontoche lanostranon è statasoltnnto una lunga amicizia, ma qualcosa di più profondo, sul piano umano e su quello della poesia, che vanno intrecciati, non disgiunti, come si vorrebbe. Dio mi trauenga dal fare paragoni, i nomi che sto per scrivere sono troppo grandi rispetto a noi: dico Wordsworth e Coleridge, cosl uniti e così diversi nel vedere. e rendere, i cieli d'Inghilterra in via d'offuscarsi per la nascente rivoluzione industriale. Noi, nevrotizzati dai tempi che correvanoquandoci siamoconosciutieoggi. chelui nonc'è più, talmente supernevrotìzzati, (io) dalla trionfante rivoluzione consumistica. da arrivare a una sortadi anestesia, o almeno di passività, quasi da Pentotal autogenerantesi.Riposa inpace,Vittorio...·•:sono parolediAuìlioBertolucci (dalle quali prende avvio la nostra conversazione) pronunciate in occasionedella recente uscita (pressoGarzanti) del lungoepistolario tra lui e VittorioSereni. Ilvolume. intitolatoappunto UM lungaamicizia. è statoredanoa cura di Gabriella PalliBaroni.con la prefazionedi Giovanni Raboni.Questa novitàeditoriale ci ha offerto il pretestoper ripercorrere con il poeta pamlensc, pieno di grazia e leggerezza. e di un garbo antico, le sugges1ionie i momenti culturali che hanno influito sui suoi processicreativi. Allora, Benolucci,perchéa ,m certopuntodellasua vitaleiha sceltodi viverea Roma? Detta in maniera un po' ironica: perché non volevo diventare il più grande poeta di Parma. Poi ero sicuro che a Roma mi sarei perso. Essa ha questo vantaggio: è una città dove non esistono autorità. Contrariamente a Milano, dove c'è l'industria che conta, o le banche, a Roma cos'è che conta? Niente. E non si conta niente. Questo trovavo che mi lasciava molto libero. Un fatto assai importante per me. Esisteper lei ,m luogo ideale ù1 cui scrivere? Ceno che esiste un luogo 11011 ideale per scrivere: la biblioteca personale, lo "studio". Anche nella mia casa ne ho uno di studio ma non ci stornai. Mi sembra che le pareti dei libri mi opprimano. Da alcuni anni molti fotografi hanno voluto ritranni e si sono meravigliati di non potermi fotografare al tavolo di lavoro con una bella biblioteca alle spalle. Devo aggiungere- ma non è una notizia inedita-che molti capitoli della Camerada letto(non necessariamente tutti) li ho scritti camminando lungo una strada pianeggiante del mio Alto Appennino. È una strada provinciale, con qualche passaggio di macchina e con delle possibilità assai piacevoli di soste, che mi ha appunto pennesso di scrivere seduto su tronchi d'albero lasciati a stagionare dai boscaioli che ancora esistono. Ho scoperto-visto che questa sona di poetare ambulante aveva funzionato bene -che i due grandi fondatori della poesia romantica inglese menzionati poco fa, Worclswonh e Coleridge, hanno scritto i loro primi capolavori vivendo in una specie di comunità nella Regione dei Laghi. Preciso: Wordswonh, che sento più vicino a foto di GiovanniGiOYOnnelli. me, cercando un terreno agevole, quasi piano; Coleridge, più fantasioso e visionario lo immagino a procedere con difficoltà per terreni difficili, per discese, salite, improvvise rocce eccetera. Il mestieredi scrivere le haprocuratopiù piacere opiù sofferenza? Scrivere, per me, non è mai stata una fatica. Dico questo perché, dopo l'uscita della Camerada lelto (libro primo) alcuni intervistatori e anche recensori hanno dimostrato una sona di ammirazione "moralistica" per la prova che avrei dato di "stakanovismo'' portando a termine un libro in versi di così notevole mole. Ma la domanda era se quando scrivo provo piacere o sofferenza: forse né l'uno né l'altra. Mi pare di scrivere sotto dettatura, tranquillo, assente da quanto mi può circondare e può essere il brusio di un caffè, il ripetersi in altre stanze della mia casa dei rumori quotidiani. Non scrivo quasi mai di notte; molto spesso la mattina. Forse si capisce anche da quello che scrivo. Semmai posso provare piacere e anche sofferenza le rare volte che mi rileggo.

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