Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

1 O SINISTRAEEBREI LOSPETTROMANICHEO APROPOSITDOELDOSSIER 'EBREBIRAVGAENTE" FrancescoCiafaloni llsecondonumerodellarivista''LalcntediMarx''.direttadaClaudio Moffa,hapubblicatoundossierchehaloscopodichiaratocliclimostrare cheanchegliebreihannocolpe,chedegliebreisi puòparlarmale,che esis1eunrazzismoebraico,chelacausadeipalestinesisi può sostenere senzafennarsidavantia nessuntabùsacrale. Se solo di questo si trattasse non ci sarebbe bisogno di nessun dossier(e infatti nonsenesentivaproprioil bisogno)perchéda un latosi tratta di ovvietà, dal l'altro esiste sui nazionalismi, anche sul nazionalismoebraico,unastcnninata letteratura.Esistonobiografie durissimedi Begin,di Shamir,di Sharon,recensitesulla"New York ReviewofBooks", con la cui letturacercodi rimediare alla fine del mio vecchio mestiere di lettore di professione. Esiste una appassionata discussione in Israele, che è un paese pluralista, tanto da aver di recente cambiato politica e firmato una pace. Basterebbero il rabbino Kahane e i suoi seguaci per ricordarci che né religioni né appartenenze culturali hanno il monopolio della giustizia. E del resto è statascrina onnai un secolo fada un grande studioso ebraico, Asher Zevi Ginzberg, una delle più compiute difese dei diritti di quelli che non si consideravano ancora palestinesi ma abitavano quella parte dell'imperoottomano,divisa tra il vilayet di Suriya, quellodi Beirut e laprovincia di Gerusalemme che corrisponde alla Palestina o alla Israele storica. Si tratta di lo veritàsu Eretzlsrael, tradotto in italiano, ripubblicato alla vigilia della guerra dei sei giorni da un altro grande studioso ebraico, Hans Kohn, in una raccolta di scritti di Ginzberg intitolata Jewish Natio,ialismand Jewish ethics, che includeanche una alta polemica contro gli ebrei ammiratori di Nietzsche e imitatori del nazionalismo tedesco e una polemicacontroMontefioree gli Assimilazionisti. La verità sulla terra di lsraeleerache non si trattava di un deserto. Quella terra era abitata e bisognava rispettare i diritti degli abitanti. Il dossier però non sembra volersi limitare a queste ovvietà ma volerpiuttostocostruireunsantinonegativodell'ebraismoincollan• do brani più o meno casuali scritti nell'arco di più di unsecolo su fatti avvenuti in un paio di millenni, da San Paoloallaguerradel Golfo, affastellando le colpe dei farisei e quelle della finanza ebraica, la lobby ebraica e iIrazzismo ebraico, accusando di cecità coloro che non vedono questo mostro dalle molte teste: •·una riemergente questione ebraica a livello mondiale ... :dagli schieramenli interna• zionali nel golpe russo del '91, al riconoscimento di Gerusalemme capitale da parte di Clinton; dalla polemica di Bakercon la lobby americana, alla campagna contro Andreotti e Craxi; dalle interf erenze sioniste in Jugoslavia al ;Quinto scenario' di Ustica, dallo scontro tra capitale finanziario e capitale industriale in Italia alla battaglia feroce tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo dei media; dalla fine del Pci alla prima iniziativa del Pds, in Israele" e viacontinuandocon Levi Montalcini, le massonerie ecc. E i ciechi sono complici naturalmente: "gentest-rana,comples• sala, stupida e furba•servile al lo stesso tempo, che si gonfia iI petto d'orgoglio e di 'louadura' al solo sentore di un presunto antisemitismo, ben sapendo che proprio strisciando in questo modo si oucngonospazioe favori un po' ovunque,sui media, sul lavoro, nei centri di cultura, nei partiti. Persino (persino?)quelli di sinistra." Né ilconunentosi fennaqui. A proposito degli anni Trenta e del revisionismo alla Noi te si dice: ·'Forse. per ri•comprendere la storia di quel periodo, alla lucedj quellochestaaccadendooggi un po' in tutto il mondo, non bisogna indagare tanto sulla dimensione esogena•internazionale (la rozza equazione stalinismo•nazismodi Noi te, appunto), ma nei rapporti endogeni, sicuramente non facili, fra certo razzismo ebraico e certo razzismo tedesco, in città e paesi allora assai più multietnici e multiculturaldi iquantononsiaoggi."Cioè.se noricapiscomale, bisogna prendere in considerazione la raffinata equazione ebrai• smo-nazismo. La novità rispetto ad altrecostruzioni è che inquesto caso si parte, se non capisco male, dalla evidenza di per sé del complotto ebraico di oggi, dagli ebrei come nocciolo duro dell'imperialismoamericano, per spiegare l'origine del nazionalismo e gli orrori di mezzo secolo fa. Del resto questa è l'ottica pervasiva dcli' intero commento che schiaccia ogni altra differenza, tra democrazia e totalitarismo, tra giornali e giornalisti perrestituirci una sola distinzione fondamentale: quella tra la congiura degli ebrei e loro alleati contro tutti gli altri. C'è Mendelsson contro Wagner ("e ciò sia detto con buona pace del subcuhurame 'progressista' che in tempi recenti ha riesu• mato il mito di Wagner anticipatore dei lager'') e Mieli contro Craxi e De Zulueta che definisce "squilibrato" Francesco Cossiga (ma vedi anche Luigi Bobbio, che deve essere uno del culturame, su "Linea d'ombra" Follia,populismoe reazio,ie ill FrancescoCossiga)e ;'inventrice del tenni ne 'rivoluzione' per Tangentopoli. temline poi adottatoanchedal finanziere Rotschild,da Mieli eda Scalfari. Il 'fronte' da cui vengono le accuse è lo stesso". Come si vede, e come ho già detto, l'estensore dei riquadri di commento, probabilmente i I direttoredella rivista Claudio Moff a, non si limita a segnalare la necessità di non fermarsi nella critica politica davanti alle appartenenze etniche ma disegna il vecchio, abusato e tragico quadro della cospirazione ebraica, non estesa a tu lii gli ebrei (anche negli anni Trenta ci furono nazionalisti tede· schi, italiani, polacchi ecc. di cognomeebraicoed ancheMoffa fa un elenco di ebrei da salvare) ma elemento esplicativo importante della realtà poi itica, passata e contemporanea. Di fronte a un quadro e a un linguaggio come questo (il culturame, le accuse di servilismo e di interesse personale) si resta interdetti. Si tratta di un discorso totalizzante che è insieme assurdo e difficile da smontare in poche pagine. Qualunque esempio in contrario rientra nelleeccezioni.11 critico in nessun mododefinibile come ebreo fa parte dei non ebrei•ebrei e parla per servilismo e interesse personale. Questo quadro e questo linguaggio segnalano un vuoto di conoscenza dellaculturaeuropea del novecento che si è creato e che la lettura e la discussione devono colmare perché imostri del passato si stanno riaffacciando e non solo dalle colonne di ·'La lente di Marx" ma nellaculturaenellapolitica italiana e non solo italiana. Nonsi tra.ttasolodiaffermarechel'esistenz.adiunovvioschicrai:nento politicoepraticodegliebreìcheinqualchemodoperritualitàoadesione alle associazioni si ritengano tali non solo nonè di perséevidente maè negata dai fatti, daidibauiti, da divisioni politichecostose, rischioseed evidenti, da polemicheedifferenze, in Italia ed altrove. Ci si vergogna quasi adoverscriveredellerighecosì. E non c'èbisognodi millantare conoscenze che non si hanno sui comportamenti pubblici e privati di personaggi mitici o emblematici come i finanzieri di fama mondiale

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==