8 MEMORIA versa e più chiara morale. Per esempio, autori più arditi e bizzarri. più liberi e liberl3ri in leueralura. e più autonomi dal marxismo in teoria politica e sociale, e della politica, da Sai vernini a Gobetti, da Capitini a Si Ione. Ed era invece come se al dialogo con questi maestri o coetanei (per paura di non essere sufficientemente scientifico o non abbastanza a sinistra?, per voler essere più e oltre?) Fonini avesse voluto rinunciare in nome di un marxismo che spingeva verso il mis1ico e l'irrazionale pur chiamandosi altrimenti e rifuggendo a parole il mistico e l'irrazionale: il Comunismo come tensione verso un ineffabile cui tutto deve piegarsi o nel cui nome si devono svalutare le 1ranative col mondo e rinterven10 provvisorio ma concre• to. nel cui nome si deve giudicare chi nella storia agisce. Si vide ben presto in molti la componente "cauo-comunista'' di questa impost.azione(chc si univa in alcuni amici di Fonini, ma meno in Fonini, a un'aura di non generico terzintcrnazionalismo. nonostante il rifiuto della "via italiana" o proprio per questo). e la si confutò e rifiutò. 11suo definire e precisare. il suo rù1vian> (a do1w la Rivolu• zione) e il suo volare ci sembrarono. e continuano a sembrarci. fumosi o irresponsabili: tanto più dopo la caduta dei muri e il fallimento del comunismo reale. l'unico di cui si è avuto noti1_iae prova. Come accadde ad altri. anche Fortini. dopo essere stato per tanti anni oppositore delle brutture del comunismo. si scoprì più comunista dei comunisti nella lotta. tunavia sacrosanta, contro un capitalismo straviuoriosoe distruttore. Ma c'è staio anche il Fortini poeta: ed è ques10. credo, come egli perallro sperava, che resterà più a lungo. Figliodell'ennetismo. Fortini è stato tradullore del superficiale Eluard come dell'ideologico Brecht ma sensibile alla lezione di Noventa (meno nell'ironia, che in lui, come in quasi tuui i nostri intellettuali, non è mai riuscita a essere autoironia ma solo aggressivo sarcasmo verso il nemico e verso l'amico non "fedele .. ai deuami), è stato accanito lettore e studioso dei classici della nostra lingua (dopo Brecht, il suo debito maggiore è stato forse quello verso Manzoni). e ha avuto in dono una sapiente e immediata capacità di fare versi cui però concedeva pochissimo. portato com ·era a un accanito lavoro di perfezione. Egli ha dato alla sua poesia un'impronta di autobiografia intellettuale, politica e etica (di un'etica non sciolta nell'immediato e sempre controllala da un astratto "dover essere"). Ha dato poesie di intensità allusiva. tra for,a dell'immagine, del verbo, della metafora, tra maestria della tecnica e una sorta di visionarietà del messaggio. e a partire spesso da pretesti quotidiani nei quali individuare però tempo e destino maggiori. Le poesie di Comvosita sofra111ur, le ultime. sono le più aperte di tutte. e le più sofferte di tutte. quelle attraverso le quali era forse possibile riconciliarsi con l'autore e la sua tensione, non con i modi del suo proporsi intellettuale ma con la sua passione. e la sua-nostra sconfina. Nel dialogo ininterrotto coi suoi coetanei. anche sentiti come rivali o come amici che deviano-Calvino e Pasolini anzitutto. anzi Pasolini -è forse invece la parte più rivelatoria, quella che più esplicita i limiti del pensatore rispetto ai bisogni di comprensione o di rifiuto della società e del suo "sistema". Troppa accettazione in Calvino? forse; ma non troppa rivolta. in Pasolini; e certo troppa contraddi1ione, tra grande superbia e timore di troppo scoprirsi. in Fortini, nel dialogo con l'Italia, Il timore di star troppo dentro il presente. Ci stava. chiamandose• ne e volendosene oltre e mancando alla fine una presenza vera. risultando meno utile e meno maestro di quanto non avesse oshnatamente voluto. INTERNIFORTINIANI FORTINIElAVOCEDELlAPOESIA AlbertoRollo Nella poesia di Franco Fortini c'è un luogo che ritorna Sp!SSO. un luogo che l'insistila frequentazione sembra trasfonnarc in una postazione militare, comunque in una trincea di militanza morale, ma che hasoprauuuo i tratti di un rifugio, sicuro forse no, ma certamente carico di identità, sulla cui riconoscibilità-e sulla cui salde1..1.a-riverberano le luci incerte o violente del mondo: alludiamo a que11·interno. a quella umanistisca ··cameretta·· compro-- messa dalla storia, tarlala dal dubbio ("condizione" piuttosto che sfondo)che i versi mnterializzanoattraversosegni scarni ma inequivocabili. La sensa,ione di vuoto che lascia la morte di Fortini ha molto a che fare con questo luogo. improvvisamente deserto. Anche perché a quel "luogo'', a quel!' "interno", scena di reiterati 1wurlt1 demièrefoisdi racin.ianamemoria, Fortini ha consacra10 il tormento del suo rovello intellettuale e morale -da Una voltaper ump~ sino alla maestosa eloquenza di Composita soframurtraendone altissimi momenti di poesia. una poesia spinosa, ferocemente letteraria, talora orgogliosamente ••inauualc", talora compiaciuta di veleni retorici, ma pur sempre tesa. proprio a partire da queste esibite catene. a liberarsi, a ergersi verso lo sgomento di una inattesa verità. L''•interno" fortini ano~ per lo più esplicitamente definito da una scrivania su cui spiccano il foglio bianco. la pagina scritta, il volume aperto, gli strumenti del lavoro intellettuale: comunica con l'esterno attraverso una finestra, alta su strade cittadine o su declinanti clivi mediterranei. comunque ''regolabile" come un obiettivo fotografico in modo tale che dal totale si acceda al dettaglio (una gronda, una magnolia. l'alloro, la "venadell'albero''),eallora pare di sentire la condiLione ·'seduta" dell'uomo di lettere. Dentro i confini che contengono scrivania e finestra (una sona di tassiano carcere di Sant' Anna, almeno una volta esplicitamente citato) arrivano il clangore e le voci del mondo. si palesano i fantasmi degli amici, i profili dei nemici, ronza il "rumore di fondo'' dell'esistcn1.a. Al di là dei cenni sparsi lungo tuna la sua opera. di questo "interno·• abbiamo una sin troppo risentita rappresentazione in Qui libri: ·'Qui libri, scaiole. lenere/e l'apparatoscheranodell'avvilita intelligc111.a;(...) Qui due pietose tendine/ fra l'interno e l'esterno, il condominio e il cortile ...·•.Che sia popolatissirnoodeserto. l'intemo fortini ano è il luogo che anche le rare escursioni "esterne" non riescono a dimenticare. vuoi perché si tratta di escursioni negli immediati dintorni o in un giardino domestico (In bellissima Sw- ,iotte... in Composiwsolva,imr, ma anche Dalla collina in Questo muro). vuoi perché il viaggio. l'esperienza del mondo ad esso sono ricondotte come all'unico filtro, all'unico parametro di lucidità (la bellissima chiusa di Qui libri ma anche il viaggio Roma-Milano con Vittorio Sereni di U!ggendo mia poesia in Paesc,ggioco11 serpente). Solo a partire da questa rabbiosa e ostinata percezione del luogo del lavoro intellettuale. è possibile comprendere una pane imponante. anzi deci,1va, del percorso poetico foniniano, quella caparbia volontà di coprire lo spazio aperto fra l'inadcguateu ..a del-
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