Bagnoli, della Soprintendenza per i beni artistici e storici di Siena, che ha diretto questo restauro? È, come si sa, un argomento scottante quello dei restauri. Trovare due intenditori d'accordo è un mezzo miracolo. A me pare eseguito con serietà e grande cura. Il risultato mi appare molto soddisfacente. Ma gli stessi autori lo giudicano un recupero solo parziale.C'era da fare i conti con la complessità della tecnica, parte a fresco, parte no. Quali sono le Sue predilezioni pittoriche, oltre Simone Martini? In assoluto, Piero della Francesca e Masaccio. Attribuisce unafunzione ali' arte nella società contemporanea? Dovrebbe averla! Purtroppo è più un oggetto mercantile della società contemporanea che un segno di orientamento, una luce che rivela un cammino alla società. L'artista, in quanto tale, ha una funzione storica, antistorica o sovrastorica? C'è tutto nell'opera d'arte: c'è il tributo alla storicità, il rapporto tra la storicità e la atemporalità ec' è anche un'offerta di speranza per tutti. Nell'opera d'arte queste cose sono condensate, variamente, secondo il talento, le predilezioni e lepropensioni internedell' artista. Convivono, insomma. Le è mai capitato d'incontrare uno scrittore che corrispondesse totalmente all'immagine che se ne era fatto precedentemente? Veramente questa corrispondenza è assai rara. Io preferisco immaginarla più in persone che non ho conosciuto ma che mi sembra di aver incontrato, come ad esempio Dino Campana, nel quale trovo appunto questa corrispondenza tra l'apparire e l'essere. È al passo con la letteratura odierna? Molti scrivono, molti libri escono e forse ci sono più scrittori che lettori. Dunque è molto difficile mantenere il passo. Credo, tutt'al più, di avere il sospetto di ciò che bolle in pentola ... E che cosa bolle in pentola, secondo Lei? Continuo a vedere un prevalere di letterarietà sulla motivazione profonda. Un prevalere sì dell'aspetto letterario e anche di una certa invenzione di tipo formale ma come sganciata, ripeto, da un lavorìo interno, quello che scava in profondità nelle ragioni stesse della vita. Tanti personaggi che s'incontrano oggi nei libri rimangono purtroppo nel vuoto dell'astrazione, non sono affatto vivi ed umani. Dove sono quegli scrittori capaci di penetrare con acume e finezza nella psicologia femminile o in quella maschile, di ritirarsi in se stessi dopo aver accolto quegli "umori del mondo" di cui i loro sensi hanno fatto realmente esperienza? Può darsi che ve ne siano da qualche parte, anzi di sicuro, e che, più semplicemente, sia io a non essere al corrente della loro produzione ... Ad ogni modo, le ondate di titoli che si susseguono incalzanti sono bene evidenti agli occhi di tutti e lì per lì magari si direbbe rappresentino finalmente un qualcosa di nuovo, di fresco anche, e invece risultano alla fine, puntualmente, pagine costate assai poco a chi le ha scritte. Un tempo, questa eccessiva fatuità sarebbe forse stata vista come un "difetto di personalità" ... Per Lei la bellezza coincide con una sorta di maturità interiore, di raffinatezza, con tutti i segni di una forte interiorità? Quella che io intendo per bellezza, ed è la sola che mi interessa, mi tocca e mi commuove, è una promanazione interiore armonizzata con la forma esterna. INCONTRI/ LUZI 77 Dicevano i latini che la virtù sta nel mezzo. Per Lei la virtù sta nel mezzo, o nel mezzo ci sta la mediocrità? È bifronte questa sentenza latina. Non è semplicemente Io schivare gli estremi ma è, credo, il maturare una misura che tenga conto di tutto e che salga al di sopra delle passioni. Ma che non sia per calcolo ... Si è mai sentito isolato per certe posizioni da Lei assunte? E ne ha provato frustrazione o, invece, ha accettato quel senso d'isolamento -se c'è stato - come una sfida? Direi piuttostoquesta seconda ipotesi.Ci sono stati effettivamente dei momenti in cui non solo io ma tutta la generazione d'anteguerra è stata fatta bersaglio di polemiche ...Certo questo non fa piacere, ma non ne ho provato frustrazione. L'ho presa appunto come una sfida, come un momento dialettico (sia pure a me sfavorevole). Tutto, in lei, nasce dalla passione che nutre perla poesia. Anche la Sua attività saggistica? Sì, anche la mia saggistica non è neutra. Anzi, potrei quasi dire che è al servizio dell'intelligenza della poesia, e di un certo mio modo di frequentarla e di studiarla. Eperché si èdedicato maggiormente allo studio della letteratura francese? Beh, perché mi sono laureato in letteratura francese, che presi poi ad insegnare all'università. Non mi ritengo però uno specialista nel senso stretto, pur avendo avuto occasione di fare dei lavori specifici. Ma, in sostanza, ho fatto quei lavori che si coordinavano meglio con i miei interessi personali di scrittore. Anche su di Lei Rimbaud, ad esempio, ha esercitato unfascino travolgente? A parte la condizione di crisi, e quindi di inaccettabile sovrapposizione che ha creato la cultura, l'economia, eccetera, sul discorso umano e perciò la rivolta un po' "sauvage" a queste schiavitù imposte all'uomo ... a parte quest'aspetto liberatorio, Rimbaud, come scrittore, quasi abolisce il diaframma che c'è fra la cosa e la parola, fra la lingua e gli oggetti. Ecco la prima rivoluzione che lui ha fatto! Ed è sorprendente, al massimo! Quando comincia a scrivere-comincia molto presto, sui quattordici-quindici annisembra che tutta la letteratura e la poesia più raffinata si presenti come patinata di letteratura. Si direbbe la sua condanna essere letteratura. Rimbaud arriva con tutta la sua forza e la sua concretezza che appaiono davvero straordinarie, assolutamente ineguagliabili. Dunque, Rimbaud è certamente una pietra miliare, un tale prodigio che va al di là anche della valutazione puramente letteraria, pur essendo di prim'ordine, appunto, quello che ha scritto. Arriviamo al Suo rapporto con la Tv, il cui ruolo è divenuto ormai centrale. È di quelli che la demonizzano? No, non la demonizzo, ma, insomma, nella pratica più o meno quotidiana mi sembra prevalga il lato dell'ingombro su quello della proposta o della comunicazione utile. Non saprei dire di più. E per il cinema, continua a nutrire una certa passione? Per il cinema, come credo di averle già detto in passato, ho nutrito una vera passione (spinta forse sino alla mania) fin verso la metà degli anni Cinquanta, quando sopravvenne la saturazione e il distacco. Pabst, Dreyer, René Clair, Chaplin, King Vidor sono sicuramente tra i registi che più ho amato e, tra gli italiani, Roberto Rossellini è quello che per me ha raggiunto traguardi ancora insuperati.
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