76 INCONTRI/ LUZI Mario Luzi ANNI ALLESPALLE IncontroconDorianoFaso/i "Sono tra poco quarant'anni d'ansia, / d'uggia, d'ilarità improvvise, rapidi:/ com'è rapida a marzo la ventata/ che sparge luce e pioggia": così scriveva Mario Luzi Nell'imminenza dei quarant'anni, età in cui ebbe "la percezione di maturità toccata e raggiunta"; ma era la maturità di quella fase assai lunga-aggiunge il poeta- "che aveva segnato le inquietudini della coscienza e della ragione, le oscillazioni del desiderio dai miei vent'anni fino ad allora. Il che vuol dire anche dal fascismo al dopoguerra. Ma intanto nuove proposizioni e richieste che il tempo e la evoluzione interiore ci paravano di fronte mi rendevano immaturo e smanioso riguardo al futuro, al dopo. E in ogni caso insaturo". Ormai prossimo a compierne ottanta ("si sollevano gli anni alle mie spalle/ a sciami") Luzi ha riletto quella poesia appena citata ed ha poi avuto occasione di dichiarare: "Forse dovrei scriverne un'altra, aggiornata. Ma l'imminenza degli ottanta è come superata dal prodotto dell'esperienza. Se quarant'anni fa potevo proiettare una serie di convincimenti a cui mi proponevo di ispirarmi, ora questo codice di comportamento interno non ha più bisogno di essere formulato. Ormai misuro il problema dell'uomo e di me stesso in una scala ben diversa: allora davo molto valore a una tenuta morale ed etica e ora non è più necessario asserire. Questo momento è per me un viaggio in qualcosa di sorprendente, mentre prima si trattava di qualcosa di semplicemente coerente". Per Luzi quasi sempre un titolo è un mantra, viene da molto lontano. Non fu una scelta, ad esempio, quella di intitolare il libro uscito nell'85 Per il battesimo dei nostri frammenti: semplicemente gli suonò intimamente questa locuzione e nessun'altra per qualche anno venne a contrapporvisi. Fu questo allora il titolo, ed egli sperò che gradualmente gli rivelasse il suo significato pieno e reale. Sul momento, ecco come riuscì a spiegarlo: "Noi viviamo in una fase della civiltà disarmonica e scissa, in una cultura non unitaria e disgregante: viviamo e conosciamo per frammenti. Ma ciascuno di questi frammenti riflette il desiderio d'unità e d'armonia perduta, in ogni micro c'è rispecchiato il macrocosmo. Se cerchiamo di leggere a fondo. E anche questa condizione deietta merita la 'consacrazione' del battesimo ... Assumiamo il negativo nella sua positività latente. Con carità ...". Riguardo al titolo Frasi e incisi di un canto salutare i termini sembrarono a Luzi appropriati "perché c'è questo canto salutare ... che è un augurio, un miraggio". Nel '90, quando fu pubblicato il volume, gli parve d'intravedere - come spiegò nel corso di un nostro incontro - "una condizione più conciliata, di sentire in fondo che maturando in ciò che noi viviamo come contraddizione si possa trovare una specie di armonia, di coerenza che finora non avevamo trovato. Anche il precedente, Per il battesimo dei nostri frammenti, è stato letto come un libro di conciliazione, ma però esso era più traumatizzato dalla violenza. Frasi e incisi forse è più rivolto a un dopo, oppure a un più interno, come può essere appunto il mondo della natura, dell'universo, con le sue leggi, i suoi codici che qualche volta parlano. Nella prima paite del libro, intitolata Genia, c'è questa visione anche dell'umanità come una specie della natura, che però po1ta in sé il suo messaggio, il suo codice, di cui vuol rendersi conto e la cui decifrazione è faticosa e forse anche tormentosa". Luzi, qual è l'essenza del!' attuale Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini ( appena pubblicato da Garzanti) che, ad esempio, Giuliano Gramigna preferirebbe, tutto sommato, non definire con l'etichetta di poemetto ma piuttosto vedere come "un polittico, che fa succedere, e contrapporsi, vari riquadri", o come "una rappresentazione, se non sacra, 'naturale'"? Foto di Vincenzo Cottinelli. È un ritorno, non come ripiegamento, ma come riscoperta delle fonti, delle origini dal dopo dell'esperienza. Per una ulteriore crescita della conoscenza con una tensione più forte al superamento del limite dell'arte stessa. E come si pone rispetto alle due ultime raccolte di versi (Per il battesimo dei nostri framment~ Frasi e incisi di un canto salutare)? È un frutto inatteso e imprevisto, eppure cresciuto su quei rami. Dove e quando ha appreso le prime emozioni artistiche? Per me ha avuto la massima forza d'incidenza sulle emozioni vitali e su quelle dell'arte il periodo senese della mia adolescenza (dunque dal '26 al '29). Perché la figura di Simone Martini l'ha così particolarmente affascinato? Dei grandi maestri senesi Simone è il più intensamente proteso alla sublimazione del reale. Il suo alto stile non è solo una cifra prestigiosa e raffinata, ma una sintesi di naturale e soprannaturale. E anche mi ha molto affascinato il suo legame con la Francia. Quest'artista era molto legato al mondo della poesia? Non si hanno molte notizie su di lui ma credo proprio di sì. In ogni caso il suo rapporto con Petrarca è documentato se non altro dai due celebri sonetti che il poeta gli dedicò. Laura per Simone non era solo un nome. E furono proprio quei due sonetti ("Per mirar Policleto a prova fiso / Con gli altri che ebber fama di quell'arte", comincia l'uno e "Quando giunseaSimon l'altoconcetto/Ch'a mio nome gli pose in man lo stile", inizia l'altro) a dare - secondo il Vasari- "più fama alla povera vita di Maestro Simone che quanti pagamenti gli furono mai fatti per le sue opere e per le sue virtù, perché questi si consumano tosto, e quella, mentre gli scritti vivono, vive anch'ella con esso loro". Qual è, per Lei, la peculiarità della sua arte? Il cromatismo vivo, talora acceso; l'intensità della luce. E poi la gentilezza non araldica ma spirituale dei volti sacri e profani. Le sembra soddisfacente il restauro dellaMaestà, recentemente ultimato dopo quattro anni? Secondo Lei, davvero adesso se ne può finalmente apprezzare "l'estrema cura, la raffinatezza e la complessitàdellastesurapittorica "-come ha sostenuto Alessandro
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