74 INCONTRI/ DICEV tazione di oggi consiste nel consumare come l'Occidente. Si tratta ad ogni modo di un fenomeno che rimane in un certo senso solo uno strato in superficie, date le difficoltà in campo economico. E come si spiega i/fatto che ci siano tanti intellettuali al potere? Anche questo fatto è legato alla situazione postmoderna? Certo, perché in una società comunista manca tutto, c'è un appiattimento generale, manca qualsiasi posizione che sia legittimata - per quale motivo una data posizione deve essere occupata da uno, piuttosto che da un altro, quando tutti partono dalla stessa base, si trovano nella stessa situazione? Gran parte di coloro che hanno lavorato in qualche apparato e sono dotati di esperienza sono compromessi perché hanno partecipato al sistema precedente e devono quindi essere messi da parte per lasciare il posto ad altre persone capaci, solo che questè scarseggiano. Non ci sono ricchi, non c'è chi possieda dei capitali per mettere inmoto qualcosa, non ci sono differenze sociali. L'unica figura diversa, distinguibile, che possiede un'immagine, è quella dell'intellettuale e in particolare, da noi, dello scrittore. Si tratta, ovviamente, di un fenomeno negativo, perché queste persone non sono necessariamente dei buoni politici. Certo, si presume che abbiano delle doti morali, siano più oneste, ma la politica non è sempre un'occupazione morale. Non dà la possibilità di esprimere direttamente i propri valori, perché non è possibile ottenerne un buon risultato. Nel nostro paese abbiamo potuto constatare a che conseguenze portano alcuni gesti morali così diretti, come gli scioperi della fame, per esempio. La presenza degli intellettuali, a livello di rappresentanza parlamentare e governativa, comunque, s~afortemente diminuendo a favore dei tecnocrati. Alla fine del suo libro di raccontiLetteralismi lei scrive che "il letteralismo (del comunismo) è stato sconfitto: letteralmente", dove, come spiega lei, per letteralismo si intende il rendere letterali le metafore, come, per fare un esempio, quella della cuoca che governa lo Stato. Questa suafrase non significa però, paradossalmente, che molte delle caratteristiche del comunismo totalitario si sono trasmesse sia agli attuali sistemi dell'Europa dell'Est, che ai suoi vincitori, cioè i paesi occidentali? Vorrei prima spiegare cosa intendo con il termine "letteralmente" e perché il libro si chiamaLetteralismi. Ho scelto questo titolo perché nell'epoca moderna, che viene in genere definita come l'epoca della morte di Dio, secondo la formulazione di Nietzsche, vi è una tendenza riduttrice nei confronti di tutto quello che è al di là del presente, al di là del qui e ora, al di là del mondo in cui viviamo. Il senso profondo delle cose, la loro profondità viene recisa e il risultato è che esse si trasformano in una definizione. C'è una tendenza alla letteralizzazione delle cose - sono queste, sono qui e basta. Il bicchiere è il bicchiere, non significa nulla di più, non può più avere un significato simbolico, così come il tavolo è un tavolo che serve per mangiare. Vi è una riduzione della loro "aureola" simbolica, di quella profondità che ogni cultura - tradizionale, religiosa o primitiva - deve dare alle cose, facendo coincidere il mondo con qualche mito, qualche creazione, qualche culto, qualche morale; c'è sempre qualcosa al di là delle cose. Nella nostra epoca moderna si può riscontrare per la prima volta questa tendenza a tagliare via tutto quel che è in eccesso, con il risultato di "morfizzare" le cose fino a portarle al loro significato letterale: questo è questo e basta. Il nostro interesse, di cui ho riferito prima, per la figura della mummia è legato a questa caratteristica: la mummia del potere è quanto di più letterale ci possa essere, un tale potere non riesce più a trovare, per definirsi, nient'altro che il corpo, il corpo fisico. Non c'è spirito, non c'è idea, non c'è niente se non un corpo fisico che viene conservato sotto un coperchio di vetro e che garantisce che il potere è ancora lì e in un certo senso gli stessi uomini che guidavano lo Stato erano solo dei corpi, che non dicevano niente di particolare, non svolgevano alcun'altra funzione che essere lì, non c'era niente di più, come per esempio un compito da adempiere, un'idea. Ritengo che sia una tendenza profonda del mondo moderno ridurre le cose alla loro concretezza, alla loro praticità. In questo senso, la contrapposizione dei due sistemi - l'Ovest e l'Est - svolgeva, per entrambi, un ruolo molto importante: ognuno dava realtà all'altro. Da una parte erano buoni perché dall'altra erano cattivi e viceversa. Vale a dire che la mancanza di un al di là, di una trascendenza, di una divinizzazione, veniva sostituita da una contrapposizione puramente geopolitica - l'al di là era !'al di là del confine. La scomparsa di tutto questo, secondo me, non può limitarsi a provocare un crollo solo qui, da noi, penso che anche in Europa occidentale stia crollando tutto un ordine di significati, di valori. Penso che negli anni che ve1Tannoanche in Occidente ci sarà qualcosa come un grande crollo, simile a quello che si è verificato qui da noi. Può darsi che stia già cominciando. Ho la sensazione che la scomparsa di questa contrapposizione e la riduzione del mondo a un modello di tipo unidimensionale, un mondo, per così dire, "liberalurbano di mercato", stia portando a una distruzione in profondità delle gerarchie di significato esistenti e non so quali ne saranno le conseguenze. La fine di questo secolo mi sembra molto simile alla fine del secolo scorso, all'epoca della decadenza. Gli ultimi trent'anni del secolo passato sono stati un'epoca di pace, di relativo benessere, di sazietà, in cui la cultura veniva a caricarsi di elementi esotici. Penso che noi ci troviamo in una situazione simile e che lo scoppio di violenza che allora vi ha fatto seguito, dalla Prima guerra mondiale in avanti, non sia stato casuale, ma che sia stato qualcosa giunto precisamente per risolvere alcune questioni di quella cultura, della perdita di significato di una cultura. Abbiamo già qualcosa del genere: la Guerra del Golfo, la Jugoslavia ... Sì, ma si tratta di fenomeni tenuti, in un certo senso, sotto controllo. E sono pur sempre delle guerre ancora limitate. Quello che penso è che ogni uomo, perché la sua vita abbia senso, perché gli sia possibile sistemare le cose intorno a sé, il mondo, in maniera sensata, debba avere qualcosa che vada oltre di esse, qualcosa di più, qualcosa di diverso, non può vivere solo nella loro concretezza pratica, così come essa è nel dato momento. Non sono in grado di dire quale sarà l'esito di tutto questo, ma sono d'accordo con quello che lei dice e cioè che il crollo che c'è stato si rifletterà su questo sistema, perché ha distrutto un mondo che era a specchio, in cui due specchi si riflettevano a vicenda. Oggi la parola "Balcani" suscita, sia nei Balcani stessi, che al di jiwri di essi, quasi solo associazioni negative. È giustificato questo, secondo lei? Non pensa che anche questa regione sia in grado di dare un suo apporto positivo? Ma sono davvero poi così negative? E cosa significa negative? ln primo luogo mi sembra che la guerra in Jugoslavia non susciti in Occidente esclusivamente ripugnanza. Sto formulando delle ipotesi di cui non sono del tutto sicuro e parlo soprattutto dal punto di vista della Francia, il paese in cui ora vivo. Una quantità enorme di energia intellettuale si è focalizzata in questo momento sul conflitto jugoslavo. Degli intellettuali francesi hanno addirittura formato in merito un partito, con l'intento di presentarsi alle elezioni. Ci sono ininterrottamente dibattiti alla televisione, sono ritornati in auge temi come quello del nazismo, del genocidio. Insomma, c'è un'alta posta in gioco. Prendiamo, per esempio, i problemi dell'Armenia e dell'Azerbaijan, o dell'Ucraina: nessuno se ne interessa. I Balcani, con il loro carico di storia, danno la sensazione di essere qualcosa di decisivo, una causa molto importante. C'è anche il caso dell'Albania: sarà per Kadaré, o per una mitologia sui generis che si è venuta a creare nel corso della storia intorno a questo paese, fatto sta che l'Albania continua a essere fonte di fantasie particolari. Voglio dire che secondo me i Balcani non rappresentano qualcosa di esclusivamente negativo. Sono un luogo di violenza, qui da noi c'è ancora violenza in superficie, le cose che succedono qui, nell'Europa occidentale succedevano secoli fa, o forse sto
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==