Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

72 STORIE/ DICEV so lui ha allentato la pressione e ha detto: "Sono molto deluso" ed era qualcosa di così assurdo che mi sono messo a pensare se per caso non fosse la verità. Perché non riuscivamo a conversare? Questo pensiero non mi ha lasciato dormire per la notte intera e questo voleva dire che lo stesso è stato per mio fratello, perché per noi rigirarsi nel letto di notte, comportava l'alzarsi, il girarsi e il coricarsi dall'altro lato. Perfino le cose più insignificanti facevano sorgere dei problemi insolubili. Per fare un esempio: "Dov'è la saliera?". Perché me lo chiede, penso, se sa che del destino della saliera io ne so esattamente quanto lui. Evidentemente la domanda è retorica (un istante dopo può tranquillamente esclamare: "To', ecco dov'era, sotto il lavandino!"). Ma è poi possibile vivere in un mondo retorico? Perché le parole - e con loro il mondo che costruiscono potessero acquistare un senso, lui doveva mettere in quello che diceva un significato aggiuntivo, magari come: Tu sei così stupido, che con te posso parlare solo di saliere. Notate che io stesso avevo interesse a essere offeso - qui si decideva, vita o morte, la questione della mia realtà. Condannati a rimanere eternamente in una situazione sempre identica, eravamo costretti a odiarci per potere esistere. Tutto si trasformava in un pretesto per una lotta spietata. Chi spegne la luce. Ovviamente eravamo tutti e due comunque costretti ad alzarci, ma chi avrebbe accettato di alzarsi e chi invece non lo avrebbe accettato - questo poteva essere oggetto di discussione fino a quando fuori cominciava ad albeggiare. Niente è più insopportabile che guardare qualcuno negli occhi e parlare proprio a lui, voglio dire, letteralmente. Adesso, senza la Mamma, non c'era chi ci sculacciasse, chi giudicasse; l'unico modo per avere ragione era quello di forzare l'altro col tuo essere nel giusto, uno dei due poteva avanzare solo se l'altro si fosse tirato indietro, uno dei due poteva essere felice solo se l'altro fosse diventato infelice e così via. Eravamo solo due, io e lui. Forse adesso capite com'è che ci siamo trovati l'uno contro l'altro, con la forchetta unta e l'apriscatole nelle mani, gridando: "Ti uccido!" - perché uno vivesse, l'altro doveva morire. 1/2 probabilità, la più alta che un uomo possa raggiungere. Le gambe mi si stanno intorpidendo, ne11atesta mi penetra il freddo che proviene da lui. Non ho mai avuto così tante parole: come se parlassi alla carta perché lui mi senta. Le parole si fanno beffa di me. Nuove parole. Presto, ancora parole - nel breve intervallo in cui lui non è più qui, ma non se ne è ancora andato. Ml SVEGLIO Sono quasi le nove e io allungo il braccio da sotto la trapunta e schiaccio il pulsante della sveglia, per prevenirne il suono. Le giunture mi scricchiolano assonnate. Chissà perché, sotto il letto ci sono due pantofole sinistre, con le quali sono costretto ad arrivare fino al bagno. Il mio viso nella cornice dello specchio mi sconcerta: non avevo forse la barba, o un colore degli occhi o comunque una qualche espressione? Non c'è acqua, sono costretto a estrarre le cispe dagli occhi con un 'unghia. Per fortuna che almeno è rimasto il caffè di ieri sera; lo verso con la mano destra, mentre la sinistra sbottona il pigiama e con il piede destro apro il frigorifero. Segue un'altra combinazione: con la mano sinistra mi ficco in bocca del salame, con la destra mi gratto e con il piede sinistro mi faccio strada nella scarpa. Più in fretta, perché devo uscire - ecco l'ultimo pensiero che si fa vicino contemporaneamente alla maniglia della porta... Mi sveglio completamente scocciato, guarda un po' se devo sognare dei sogni così noiosi! Sono quasi le nove e io mi allungo per schiacciare il pulsante della sveglia, che deve suonare da un momento all'altro. Il sogno è un riflesso della realtà e di conseguenza siamo condannati a essere eternamente qui, reali. Di conseguenza ... Non mi viene in mente cosa. Mi stiracchio, per fare risuonare lo scricchiolio delle giunture a me ben noto, e mi chino per tirar fuori le mie pantofole da sotto il letto. Sono tutte due destre, cosa che però ora non richiama la mia attenzione, perché ho fretta di guardarmi allo specchio. Ah, ho già visto da qualche parte questa faccia! Solo che la barba è incolta. Non ho tempo per radermi, per nessuna cosa, penso solo come uscire nel modo più veloce da questa casa. Estraggo le cispe con un'unghia, il caffè nella brocca è diminuito ... il salame, il febbrile grattarsi sotto le ascelle... quasi di corsa, con i pantaloni slacciati, attraverso il corridoio col terrore che la porta per qualche ragione non si aprirà e io finirò per sbatterci contro come una mosca, e... Per fortuna in questo momento mi sveglio inondato di sudore. È stato tutto un sogno: ora mi alzo, infilo le pantofole, finisco di bere il caffè di ieri sera - la mano destra versa, o magari la sinistra, la sinistra mi rimpinza di salame, o magari la destra, e il prurito sotto l'ascella comincia già a farsi sentire ... Non mi alzo! mi dico e, infuriato, mi tiro le coperte fin sopra la testa, per tornare al buio e al caldo. Ma ora nella mia testa il ticchettìo della sveglia risuona più forte, da un momento all'altro saranno le nove ed essa esploderà, secondo dopo secondo il momento si avvicina sempre più insopportabilmente ... Come al solito mi sveglio poco prima delle nove e prendo a fare le solite cose. Essere adulti significa sapere accettare alcune cose. Le pantofole questa volta sono diverse, ma inaspettatamente la sorpresa viene dai miei piedi: sono entrambi sinistri. Adesso ormai lo so: questo è un sogno, mentre l'altra è la vita di tutti i giorni. Il rubinetto rimasto a secco gorgoglia tristemente e io raschio via le cispe con un'unghia, verso quel che rimane del caffè di ieri sera, mentre con un piede apro il frigorifero e così via. In un certo senso la felicità consiste nella assenza di sorprese - un beato déjà vu. Di buon umore, strizzo addirittura l'occhio alla mia faccia dalla barba incolta, quando passo vicino allo specchio. So che quando premerò la maniglia della porta - nello stesso istante del freddo contatto metallico - mi sveglierò. Non solo, decido di svegliarmj __ Mi sveglio - e così via ... Mi sveglio, no, non ne posso più! Devo uscire da qui, devo rompere questo circolo vizioso. Decido di fare finta che tutto proceda come d'abitudine. Le pantofole, i due piedi destri, le cispe che ormai conosco fino a star male. Canticchio, mentre in bilico su di un piede verso il caffè e getto un'occhiata nel frigorifero - e inaspettatamente, quando lui (cioè io?) meno se lo aspetta, scaglio la brocca con tutte le mie forze verso la finestra. La brocca dimezza la distanza, poi dimezza la metà rimasta, poi la metà della metà e così via, procedendo con lentezza man mano sempre maggiore. Mentre rallenta, il suo riflesso nel vetro scuro cresce, tanto che, quando alla fine della sua infinita suddivisione a metà la brocca è ormai lì, si trova di nuovo qui e il fragore di vetri è anch'esso altrettanto lontano di quanto lo era in principio ... Sono quasi le nove e io allungo il braccio da sotto la trapunta verso la sveglia. Mi crescono solo la barba e le unghie. A quanto pare, questa è la morte: ali' infinito qui-e-ora, se del tutto inaspettatamente nella testa mi balenasse ... se solo pensassi involontariamente che ... Copyright lvajlo Dicev 1991.

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