(come se ce la creassimo), cioè quando decidevamo di tirar fuori lo specchietto dal seno e di orientarlo secondo la relativa legge fisica. Reale era solo la sua voce. Addirittura più reale. Proveniva da oltre il nostro campo visivo e ognuno pensava che si rivolgesse proprio a lui. C'era di più: ognuno, quando parlava all'altro, era convinto in realtà di stare parlando a lei. Vorrei mangiare una carota, dici a tuo fratello. Ma perché diavolo dirlo, se lei non ti sente. Tanto tutto quello che a lui viene in mente di fare - comprare, lavare, grattugiare - lo devi comunque fare anche tu. Del tutto letteralmente. Ed è così per ogni cosa. Che ore sono? Non ho più voglia di vivere. Mi fa male la testa. Come mi è potuto mai capitare di avere per fratello un tale cretino. E così via. Anche lo strizzar d'occhi di cui ho riferito. Era un segreto, ma un segreto nei confronti di lei. Cosa succedeva quando la carota, l'ora, il senso della vita, l'aspirina ecc. desiderati, non si facevano vedere? Dovevi ripetere più forte. Urlare, pestare i piedi, assordare le orecchie di tuo fratello - fino a quando lei non ti sentiva e veniva. Il fratello, per così dire, fa da bersaglio materiale alla tua voce, come d'altronde tu lo fai alla sua. Ma un giorno la Mamma ha deciso di sposarsi - capita così. Lui indossava un abito nero senza nemmeno una macchiolina; nello specchietto le pieghe dei suoi pantaloni sembravano infinite e taglienti come coltelli, mentre la sua faccia si perdeva da qualche parte nell'alto dei cieli. STORIE/ DICEV 71 Mucchi di conserve in mezzo alla sala. Mosche che ronzano nelle cavità di latta. Un odore sempre più forte di corpo non lavato, il tuo o quello dell'altro, impossibile stabilirlo. Matite col gommino. Vasi da notte non vuotati. E ancora: gente che si tappa il naso quando ci passa accanto. Allusioni al fatto che imbruttiamo la città, che diamo spunto a generalizzazioni sbagliate. Che non siamo rappresentativi. Mani misericordiose, che lasciano conserve davanti alla nostra porta. Giorni che si fanno sempre più indistinguibili. ...Quand'ecco che un giorno, del tutto inaspettatamente, ho sentito una voce: "Sai cosa, puliamo un po"'. Sono dovuti passare dei minuti perché mi rendessi conto che il movimento delle sue labbra coincideva con le sillabe che avevo sentito. Parlava a me, eravamo solo in due. Ma chi sa diavolo poi perché, questa idea era venuta proprio a lui, quando giorno e notte non ci accadevano che le stesse identiche cose? Sì, diamo una scopata in giro e buttiamo via le conserve. Mio fratello mi osservava attentamente, come sempre a bruciapelo. Ormai ero certo che anche in lui il sospetto fosse insorto. Il sospetto che quanto aveva detto fosse troppo letterale, per essere semplicemente così. Che se l'altro semplicemente non aveva motivo per dirlo, era segno che diceva qualcosa di più. Per un po' di tempo abbiamo lavorato con i due secchi e le due scope, girando concentricamente intorno ai mucchi di pattume. Quando ormai anche l'ultima conserva era stata spedita nel vano delle immondizie, abbiamo avvicinato, una di fronte ali' altra, le due seggiole e ci siamo seduti. Ho cercato di sorridere, lui pure. "Ormai siete grandi" ha detto, facendo ruotare intorno ali' indice una catenella con attaccata una chiave che si avvicinava minacciosa allo specchietto, per poi farsi piccola fino a diventare un puntino. "Anche vostra madre ha diritto alla felicità" e così via. ChristopheUr dvornokyin TheOther, 1972. "Come stai, come vanno le cose?" ho detto. Ov- "Digli di stare zitto", ho detto a mio fratello. "Digli di stare zitto", mi ha detto lui. E ancora una volta, e poi ancora, sempre più forte, fino ad arrivare a un vero e proprio urlo. Quando siamo ritornati in noi stessi, le gambe dei pantaloni non c'erano più, non c'era nemmeno la Mamma. Da quel giorno, parlare si è fatto una cosa senza senso: non c'era chi ci sentisse. Allungavamo in silenzio la mano verso una conserva, passeggiavamo in tondo intorno al centro del tappeto. viamente volevo metterlo alla prova - non sapevo forse alla perfezione quello che faceva fin dalla nostra stessa nascita (in un certo senso, lui è io)? "Sto bene", è caduto lui nella trappola, ma con una sfumatura di malizia. "Menti!" ho gridato all'improvviso e ambedue siamo saltati in piedi tutti rossi, con le vene del collo che pulsavano e premendo con tutte le forze le fronti una contro l'altra. Poi ali' improvvi-
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