Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

per cinquanta piedi. Quando uscirono dalla tempesta videro le luci di Begumpet. L'unico buon albergo della città era prenotato da una comitiva di studenti americani. Un ruffiano lo condusse a una pensione in un vicolo buio. Prese una doppia dose di Seconal e se ne andò a dormire. Ma si svegliò in piena notte, tormentato dalle cimici. Accese la luce, ma le cimici se n'erano andate. Si rimise a dormire. Un'ora dopo lo svegliarono di nuovo. Nella luce improvvisa, un insetto marrone, grasso del suo sangue, cadde dal materasso. Afferrò una scarpa e lo inseguì attraverso il pavimento scaglioso, menando colpi secclii, inciampando, imprecando. Era scomparso. Si sedette sul letto, la scarpa in grembo. Era questo - schiaccia.re insetti in piena notte in una squallida stanza - era questo il significato della sua vita, il nocciolo del problema? Spense la luce e andò alla finestra. Da dove si trovava poteva vedere la sagoma della torretta bruciata. Dritto sopra di essa, nello spazio nero come l'inchiostro, fluttuava la spilla delle Pleiadi. E lontano, tanto lontano, una stella cadente che andava a morire in qualche landa distante e desolata illuminava brevemente le finestre della camera di sua figlia. A Hyderabad era la lotta per l'Indipendenza che interferi va col calo delle vendite. Furono comunque d'accordo che le tazze di plastica sarebbero servite allo scopo. Il signor Lele si sentì risollevato, quasi felice. Proprio allora arrivò il telegramma che lo sollecitava a recarsi a Cochin. Andò all'ufficio postale e spedì un telegramma: BUON COMPLEANNO STOP SPIACENTE NON POSSO TORNARE. Il signor Lele non bevve, altrimenti avrebbe finito coll'ubriacarsi. Semplicemente smise di parlare. Nel pomeriggio prese l'aereo per Coimbatore. A Coimbatore cambiò per Cochin. Sull'aereo salirono molti ragazzi e ragazze che tornavano a casa per le vacanze. Vicino a lui si sedette un ragazzo che portava con sé un sacco di tela. Sul sacco c'era scritto "Accademia di Springfield-Ooty". Il ragazzo poteva avere tredici o quattordici anni. Aveva i capelli lunghi che coprivano la nuca e gli occhi marrone scuro. Si sporse verso il suo oblò non appena presero quota. Le punte delle dita erano macchiate di uno strano colore giallo. Tutto a un tratto il signor Lele ebbe voglia di parlare. Se non avesse parlato, pensò, sarebbe rimasto soffocato dal peso delle parole non dette. "A quale scuola vai?" chiese senza nessun nesso. "Lo vede quello? È proprio quello che non riesco a cogliere." Disse il ragazzo, con le pupille ridotte a un puntino. Continuava a guardare fisso fuori dall'oblò. Il signor Lele seguì il suo sguardo. Stavano volando direttamente verso il sole che tramontava. Sotto la coltre di un enorme cumulo, affondava dolcemente nel Mare d'Arabia - o almeno così sembrò al signor Lele. Sopra la nuvola il cielo era dorato, sotto di essa era rosso fiamma. "Cos'è che non riesci a cogliere?" domandò il signor Lele. "Niente" disse il ragazzo tranquillamente. "Non riesco a cogliere niente. Vede quel color oro? Sembra semplice, ma non lo è. In realtà non è neanche color oro. È il colore delle ali del rigogolo. E non si fanno pitture del colore delle ali del rigogolo. E quel rosso e arancio. La mia insegnante dice: usate lacca scarlatta. Non sa neanche di che parla. Se usi lacca scarlatta ottieni una cosa completamente diversa, non riesce assolutamente a descrivere il sole che muore, che esce dal cielo. E quelle nuvole. Come si fa a cogliere il contorno di quelle nuvole? E qui per un attimo, l'attimo dopo non c'è più." "Sei un pittore?" "Non lo sono. Ma voglio esserlo. Una volta pensavo sarebbe STORIE / JOSHI 69 stato facile. Ora so che non è facile. Più ci provo più diventa difficile." "Vivi a Cochin?" "No. Vengo da Quilon. Abbiamo una casa sul mare. Quando c'è la luna dalla finestra di camera mia riesco a vedere i cavalloni frangersi. Mio padre ha uno stabilimento di noci di acagiù. E anche i miei fratelli. Ma a me piace dipingere. Prima andavo a vela; potevo gareggiare con chiunque della mia età. Potevo gareggiare persino con ragazzi più grandi di me. Avevo una sorellina che suonava il violino. A volte la portavo in barca con me, e quando eravamo in alto mare e il sole brillava nei suoi capelli, suonava il violino. Ma è morta l'anno scorso, ed io non navigo più. Ora me ne sto seduto sulla spiaggia e dipingo." "Come è successo?" disse il signor Lele un po' emozionato. "Voglio di.re, cosa è successo a tua sorella?" "Aveva la leucemia. A scuola non me lo dissero; quando tornai a casa per le vacanze lei i;ionc'era. Ecco perché ora voglio solo dipingere. Voglio ritrarre tutto esattamente com'è: il mare, il cielo, il sole, le stelle, la notte, specialmente la notte, e perfino il vento, solo che il vento non ha colore. È l'unica cosa che voglio fare." "Per tutta la vita?" "Sì." A Cochin, il signor Lele non lasciò l'aereoporto. Prese il primo aereo per Bombay. Ebbe la fortuna di trovare un posto sul volo postale notturno per Delhi. Quando arrivò sua figlia stava dormendo. La baciò e lei si svegliò. "Buon compleanno" disse, e la portò in braccio sulla veranda. Il giorno dopo in ufficio il giovane lo chiamò. "Quanto tempo le occorre per liberare il suo ufficio, Lele?" domandò. "Bè ... non saprei" disse il signor Leie. "Forse un'ora." "Gliene darò due. Lei è licenziato." Così ora il signor Lele non vende più dentifrici. In realtà non ha neanche un lavoro. Passa giornate intere in corridoi polverosi aspettando un colloquio, ma di sera siede con sua figlia e guarda il cielo che è prima grigio, poi blu, ed infine del colore delle ali del rigogolo. Copyright Atjun Joshi 1975. cole La scuola non è un)azienda. Costruire l)uguaglianza) liberare le dz//erenze. MENSILEDI IDEEPERL'EDUCAZIONE ABBONAMENTOANNUALE(9 t)IUMERIL) . 45.000 CCP. 26441105 INTESTATOA SCHOLEFUTUROVIA O.ASSAROTTI, 15 TORINO TEL. / FAX 011.545567 COPIESAGGIO SU RICHIESTA DISTRIBUZIONEIN LIBRERIAP:DE

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