Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

68 STORIE/JOSHI te dei soliti ritornelli, la trovava seduta nella luce crepuscolare, in un angolo del giardino, a parlare da sola. In quei momenti lo invadeva un dolore segreto che non poteva essere condiviso né dimenticato. Era giusto, si chiedeva in quei momenti, era forse giusto che una creatura così vulnerabile e con tanta voglia di vivere dovesse essere colpita da un tale tormento, mutilante e grottesco? Fu come per rimediare a questa terribile ingiustizia che il signor Lele sviluppò qualche strategia consolatoria (come venivano chiamate nel vicinato). Ogni domenica, per esempio, padre e figlia potevano esser visti allo zoo mangiare cucchiaiate di gelato di fronte alla gabbia dello scimpanzé. Facevano collezione di francobolli, di fiori e di cartoline illustrate ed assistevano a tutti i film per ragazzi che arrivavano in città. Il giovedì sera, soli in casa (la signora Lele andava ogni settimana alla riunione del Club delle signore) si facevano uno spuntino col tè. Prima che lei si addormentasse, lui leggeva per lei dei racconti, da libri brillanti e dalle pagine invitanti. Il venerdì sera sedevano davanti alla TV con cartoncini, gomma e lamette a fare quello che Rupa Didi diceva loro di fare. Una delle strategie più importanti era quella di non essere mai mancato al suo compleanno. E il suo compleanno era fra soli cinque giorni. La mattina dopo, con la mente confusa e gli occhi che gli bruciavano per l'insonnia, il signor Lele disse al suo capo quale era il problema. li giovane rimase sbalordito. "Un compleanno!" esclamò. "Vuole ignorare questa emergenza per un compleanno?" "Lei non capisce, signore" disse il signor Lele. "Vede, mia figlia ..." "Capisco molto bene," disse il giovane, che aveva fretta. Poi aggiunse gentilmente: "Tutti devono fare dei compromessi, Lele. È il minimo che la società può aspettarsi, non crede?". "Ma non tutti hanno una figlia con un piede storpio" avrebbe voluto gridare il signor Lele, ma poi pensò al contratto solenne e tacque. La mattina dopo, col cuore pesante come il piombo, il signor Lele salutò la figlia con un bacio, promise di tornare in tempo per il suo compleanno e si mise in viaggio per Bombay. I piloti facevano uno sciopero bianco e il suo aereo era in ritardo di due ore. Li vide nel ristorante che chiacchieravano e ridevano, dandosi pacche sulle spalle. Era quasi mezzogiorno quando partirono. La maggior parte dei posti era occupata da una festa di matrimonio. La sposa portava ciglia finte, orecchini falsi e parrucca. Aveva un viso schietto e di tanto in tanto scoppiava in una risata che si sentiva quasi fin in fondo ali' aereo. Lo sposo le sedeva vicino e fumava, tenendo il turbante in grembo. li signor Lele non aveva fame, ma accettò il vassoio offerto dall'hostess. La crema del pasticcino era acida, il pane dolce era amaro. "La crema è acida" disse all'hostess quando venne a versargli il tè. "Non c'è bisogno di essere maleducati, signore" rispose la hostess e se ne andò velocemente dondolando i magnifici fianchi. Il signor Lele bevve il suo tè e guardò fuori dal finestrino. Stavano sorvolando una collina verde in fondo alla quale gli parve di vedere danzare degli zingari. Qualcuno gli diede un colpetto sulla spalla. Era l'organizzatore della festa nuziale. "Prego, ne prenda qualcuno" disse, allungando verso di lui una scatola di dolciumi. Il signor Lele già si sentiva male a causa della crema acida, ma rifiutare sarebbe stata una grande scortesia. La nausea aumentò. Bombay di pomeriggio era soffocante. Si vide correre nudo per le strade. La sua camera aveva l'aria condizionata, ma il condizionatore era stato mandato ad aggiustare. Depose il bagaglio ed uscì. Mentre era seduto con il suo distributore, cominciò ad avere contrazioni allo stomaco. "Sono tempi strani", lo informava il distributore. "La gente non si lava più i denti, non quanto prima. Non è più tanto pulita; è questo il nocciolo del problema. Posso provarci ancora di più, ma mi serve un'attrice." "Un'attrice?" Il distributore sorrise con indulgenza. "Lei è della vecchia scuola signor Lele. Non si può più vendere dentifricio senza un'attrice. È questo il nocciolo del problema." Era sera, ora. In qualche luogo lontano la musica del mare lambiva la terra, ma sui marciapiedi di Bombay c'era solo noia, noia e sventure e imponenti piramidi di preservativi di importazione. "Un giorno passato, un giorno perso; un giorno andato, un giorno perso", cantava così il treno che riportava velocemente il signor Lele al suo albergo. Prese un paio di aspirine e prenotò una chiamata per Delhi. Nella strada sottostante due ragazzi battevano con delle mazze un cucciolo che gemeva. Era tardi quando gli passarono la comunicazione, ma la persona non era disponibile. Il signor Lele sospirò e mandò un fonogramma: DISTRIBUTORE VUOLE ATTRICE STOP PREGO CONFERMARE. Poi scese giù per la cena. Era tardi e c'era uno spettacolo di varietà. Non c'erano tavoli disponibili e gli fu chiesto di aspettare. Lì in piedi, con le luci rosse, blu e viola che gli battevano sulla fronte, gli sembrava di essere all'ingresso di un asteroide sconosciuto e non nell'atrio di un ristorante. Immersa in una luce rosa, la scena che si svolgeva davanti a lui aveva i prodigi della creazione, una creazione abbastanza distante dai sussurri della piccola città nella quale era cresciuto. La ballerina era poco più che una ragazzina. Che ci faceva ancora in piedi a quest'ora tarda? E perché era nuda? Chi le aveva insegnato ad ancheggiare a quel modo? Se ne tornò in camera sua. Le aspirine avevano fatto peggiorare le coliche. Prese due pillole per lo stomaco, una per il cuore, un'altra per dormire, e andò a letto. Dormì un sonno irregolare e sognò la figlia. Verso l'alba fu svegliato da un camion del latte che passava in istrada. Alle sette prenotò una chiamata per Delhi. Fece colazione in camera. Alle otto sollecitò il centralino. Il suo numero, lo informò la ragazza, era il trentaduesimo. Alle dieci era arrivato al numero sette. Alle undici le linee si interruppero. Verso sera ricevette la risposta al suo telegramma: IMPOSSIBILE ATTRICE STOP USARE SIGNORINA COLLEEN STOP YISITARE ANCHE HYDERABAD STOP. Il signor Lele si sedette con la testa fra le mani. Sapeva cosa ciò poteva significare, ma poi c'era inderogabilmente il contratto a cui pensare, il contratto con sua moglie, la sua ditta. La signora Colleen aveva quarant'anni e portava la dentiera, ma fu molto disponibile. La sera del giorno seguente il signor Lele partì per Hyderabad. Il volo per Hyderabad fu pieno di scossoni. Il signor Lele sedette vicino ad un uomo tarchiato coi capelli lucidi e gli occhi arrossati. "Lei sa chi sono io?" chiese l'uomo non appena furono in volo. "Terno di no" disse il signor Lele. "Sono l'attore meglio pagato di tutta l'India meridionale." "Sono felice di conoscerla," rispose il signor Lele. "Mi riconosce ora?" "Purtroppo non guardo mai film dell'India meridionale. Io vedo solo film per bambini." "È perché voi indiani del Nord vi date un sacco di arie" disse l'attore, ignorando le spiegazioni del signor Lele. "Non è questo, per niente." "Forse volete governarci." "Io vendo solo dentifrici." L'hostess li invitò ad allacciarsi le cinture e l'aereo precipitò

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