Rai. Chi ha scelto i propri nemici con più chiarezza degli altri sembra il quotidiano più vicino al nuovo governo, visceralmente antiprogressista più ancora che filoberlusconiano, proprio il "Giornale" di Feltri, capace di qualsiasi nefandezza e menzogna appena si approssimi qualcuno con vaghe sembianze d'oppositore (basti pensare alla recente campagna sui finanziamenti occulti al Pci/ Pds). Chi con più efficacia polemica (persino nello stile dei linguaggi usati) si contrappone al berlusconismo sembra" la Voce", ultimo prodotto di Montanelli, corroborato dal liberalismo moderato e moderno del condirettore Orlando e dalle invenzioni del vicedirettore Corona (sua ad esempio quella del fotomontaggio di prima pagina, messaggio spesso indovinato di grande forza e ironia). Proprio la prima pagina, costruita sull'articolo di fondo e sul fotomontaggio sormontato da un titolo forte sintesi della giornata, sembra capace, nei casi più felici di sostenere il dialogo con il lettore in modo sintetico e chiaro, frutto di un orientamento politico chiaro. ITALIA'94: PAROLEE IMMAGINI 5 Dovessi parlare del mio giornale, "l'Unità", con qualche imbarazzo, dovrei partire da qui: dall'orientamento politico, che a volte sembra appunto poco chiaro, a volte addirittura tradito o indebolito dalla cattiva trascrizione, come se, proprio qui, nella prima pagina e nella prima parte, il giornale soffrisse di un'autonomia dimezzata e di una politica che non riesce a sottrarsi ai mali (generali) del presente e del passato (mali che riassumerei, dal momento che non se ne può discutere in questa occasione, in alcune parole chiave: schieramenti, alleanze, contenuti, società civile, cultura ... cioè tanto, forse troppo). La chiarezza, nello schematismo, sembra tornare nella prima pagina del "Manifesto", apocalittica al punto da scoraggiare qualsiasi lettura dinamica della realtà, chiusa su se stessa, perennemente in stato di assedio, salvo abbandonare le barricate quando si lascia la politica per avventurarsi nella cultura, dove la frenesia del nuovo, per una sorta di esotismo modernista e giovanilista, apre le porte a tutto e al contrario di tutto: e si dovrebbe finalmente aprire un altro capitolo a proposito della cultura, della cultura dei giornali, sui suoi risultati, sui guasti prodotti, sulla troppo disinvolta divisione tra cultura politica comportamenti modelli, sull'incontro con le nuove generazioni e forse discutendone si capirebbe qualcosa di più sulla disastrosa evoluzione della società italiana, partendo magari dal caso di "Repubblica", la cui nascita ha rappresentato l'unica grande novità nel panorama della stampa italiana (insieme naturalmente con le trasformazioni tecnologiche), ma anche l'affermazione di una sorta di prototipo culturale singolarmente funzionale ai nostri anni Ottanta e ai nostri anni Novanta, messi in fila senza nessuna discontinuità. Scalfari, dalla barba khomeinista, lancia proclami contro Berlusconi, ma nell'incoerenza politica del suo recente passato (da Craxi a De Mita), nell'ambizione di fru;esempre di più politica (altre domande, chi fa davvero politica oggi in Italia? perché tanti giornalisti in parlamento?), nella certezza di possedere le soluzioni, rimane chiuso nel vezzo snobistico di chi tutto vede e tutto sa, anteponendo la difesa delle regole (sacrosanta) ai problemi del povero paese reale, se non per riappropriarsene di tanto in tanto e molto raramente per demagogia. Ed è invece nel paese reale, nella multiformità delle sue esperienze che vive una possibile capacità di opposizione. Perché vederlo appiattito invece tra Forza Italia e la Domenica sportiva, le azioni del Credito Romagnolo e quelle della Comit? Questo, si dirà, è il paese. E nessuno lo discute. Ma forse ce ne è un altro con pensieri propri che sommati possono animare una cultura diversa. E, se dovessi fare un giornale, questo obiettivo mi porrei: rivelare quei pensieri che danno la sensazione di una progettualità dimenticata, sommersa. Appena si lasciano alle spalle le "capitali" (ormai dobbiamo contare anche Milano e forse Torino o Arcore, oltre a Roma) si può scoprire un paese che ha altra vitalità e sembianze diverse da quelle amministrate dalla tv e filtrate dalla spensierata e benestante inconsapevolezza di questi anni.
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