Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

Fotodi R.Unkel/Saba/Réa/Contrasto in una scuola del progetto Harambee. E lei non voleva saperne di ripetere il settimo anno. Restò a casa con i suoi. Di tanto in tanto li aiutava nella shamba e nei lavori domestici. Ma insomma, negli ultimi sei anni aveva avuto una vita ben diversa da quella dei suoi genitori. La vita al villaggio era monotona. Andava spesso a Karatina e a Nyeri in cerca di lavoro. In ogni ufficio le facevano le stesse domande: che tipo di lavoro vuoi? Cosa sai fare? Sai battere a macchina? Sai stenografare? Era disperata. Fu a Nyeri, mentre beveva una Fanta in un locale con le lacrime agli occhi, che incontrò un giovane in abito scuro e con gli occhiali da sole. Vedendola in quello stato lui le rivolse la parola. Veniva da Nairobi. Cercava lavoro? Semplice, in una grande città non ci sarebbero stati problemi a trovarne uno. L'avrebbe senz'altro aiutata. Come arrivarci? Aveva un'auto, una Peugeot color crema. Un sogno. Fu un bel viaggio, con la promessa di un'alba radiosa. Nairobi. La portò al Terrace Bar. Bevvero birra e parlarono di Nairobi. Attraverso la finestra scorgeva la città con le luci al neon, e sentiva che poteva nutrire una speranza. Quella notte gli si concesse, con la promessa dell'alba che la faceva sentire leggera e allegra. Poi dormì profondamente. Quando si svegliò il mattino seguente, l'uomo con la Peugeot color crema non c'era più. Non lo rivide mai più. È così che era diventata una cameriera. E da un anno e mezzo non vedeva più i suoi. Beatrice si mise a piangere. Singhiozzi disperati di autocommiserazione. Le erano ben stampate nella mente la sua umiliazione e la sua fuga perpetua. Non era mai stata capace di adeguarsi al tran tran del bar, pensava sempre che le sarebbe capitato qualcoSTORIE/ NGUGI 65 sa di meglio. Ma era in trappola, era la sola vita che conoscesse, ormai, anche se non ne aveva mai appreso veramente tutte le leggi e le norme. Singhiozzò di nuovo, con le lacrime che sgorgavano a ogni singulto. A un tratto s'irrigidì. I suoi singhiozzi rimasero sospesi a mezz'aria. L'uomo si era coperto da tempo. Russava rumorosamente, in maniera inequivocabile. Provò un senso di vuoto. Quindi si sentì travolgere da un'ondata di amarezza. Le veniva da piangere per questo ennesimo fallimento. Aveva conosciuto parecchi uomini che l'avevano trattata crudelmente, che avevano riso delle sue esitazioni, di quello che credevano fosse un tentativo d'innocenza mal dissimulato. Lo aveva accettato. Ma non questo, Signore, non questo. Quest'uomo, era o non un compagno di sventura? Non si era forse sfogato con lei, un sabato dopo l'altro? L'aveva pagata per i suoi servigi umani; si era lavato le mani dalle sue responsabilità con una bottiglia di Tusker e, il mattino seguente, del denaro sonante. Il suo tumulto interiore gli aveva fatto da ninna nanna. E di colpo in lei scattò qualcosa. Tutta la collera di un anno e mezzo, tutta l'amarezza per la sua umiliazione si indirizzarono verso quell'uomo. Quello che fece più tardi aveva la precisione meccanica di una mano esperta. Gli toccò gli occhi. Dormiva come un ghiro. Gli sollevò la testa. La lasciò ricadere. I suoi occhi senza lacrime erano freddi e risoluti. Gli tolse il cuscino da sotto la testa. Lo frugò. Tirò fuori il denaro. Contò cinque banconote rosa nuove di zecca. Si mise il denaro nel reggiseno. Uscì dalla numero 7. Fuori pioveva ancora. Non voleva ritornare dove stava di solito. Adesso non ce la faceva a sopportare la cameretta o il cicaleccio sprezzante della sua compagna di stanza. Camminò attraverso il fango e la pioggia. Si ritrovò ad andare in

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