Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

62 STORIE/NGUGI Lei ci stava male. In ogni ragazza vedeva una rivale e così era sempre imbronciata. Nyagiìthii in particolare era la spina che pungeva sempre la sua carne ferita. Nyagùthii arrogante e inavvicinabile, ma con gli uomini sempre ai suoi piedi; Nyagùthii che si azzuffava con gli uomini, e loro le offrivano doni propiziatori che lei accettava come se le spettassero di diritto. Nyagùthii poteva essere annoiata, impaziente o del tutto sprezzante e nonostante ciò gli uomini si aggrappavano a lei come se provassero piacere a venir sferzati dalle parole mordaci,le labbra imbronciate e gli occhi indifferenti di una donna libera. Anche Nyagùthii era un uccello in volo, mai in grado di stabilirsi in un posto, ma nel suo caso era perché desiderava ardentemente l'eccitazione della novità: nuove facce e nuovi territori di conquista. La sola ombra di Nyagùthii faceva soffrire Beatrice, che vedeva in lei la ragazza che le sarebbe piaciuto essere, una ragazza assuefatta ai bassifondi oscuri dei bar, saturi di sesso e violenza, e tuttavia al di sopra di quei luoghi sordidi. Ovunque Beatrice andasse, prima o poi l'ombra lunga di Nyagùthii l'avrebbe seguita. Abbandonò Limuru per Ilmorog nel distretto di Chiri. Un tempo Ilmorog era un paese abbandonato, ma era stato riportato in vita da quella donna leggendaria, Nyang'endo, a cui aveva reso omaggio ogni gruppo pop. Era di lei che i giovani Muthuu e Muchun cantavano ballando: "Quando ho lasciato Nairobi per Ilmorog Non immaginavo Che avrei partorito questo prodigio Nyang'endo". Di conseguenza, Ilmorog fu sempre considerato un luogo di speranza dove gli afflitti e gli oppressi avrebbero potuto riposarsi e dissetarsi. Ma ancora una volta Nyagiìthii la seguì. Scoprì che Ilmorog, malgrado la leggenda, malgrado le canzoni e i balli, non era diversa da Limuru. Tentò vari espedienti. Vestiti? Ma anche lì non guadagnò mai abbastanza per comprarsi abiti scintillanti. Che cosa erano mai settantacinque scellini al mese con l'alloggio da pagare, senza posho e fidanzati con un lavoro? In quel periodo a Ilmorog era arrivato Ambi, un nuovo prodotto, e Beatrice pensò che sarebbe stato la soluzione ideale. Dopo tutto non era forse a Limuru che aveva visto ragazze più nere di lei trasformarsi nel giro di una notte da creature brutte come il peccato in bianche stelle con un poco di crema schiarente? E gli uomini se le mangiavano con gli occhi, parlavano persino con esagerato orgoglio delle loro ragazze e del loro nuovo look. Gli uomini sono strane creature, pensava Beatrice nei momenti di più profonda riflessione. Parlavano concitati, disapprovando Ambi, Butone, Firesnow, Moonsnow, parrucche, capelli lisci, ma poi si andavano sempre a cercare una ragazza con la pelle schiarita e la testa ricoperta da una parrucca con qualche pettinatura di moda in Europa o in India. Beatrice non tentò mai di scoprire la causa prima di questo odio per il suo essere nera, si limitò ad accettare la contraddizione e a fare un uso massiccio di quella crema. Doveva cancellare la sua vergogna nera. Ma non poteva neanche permettersi una gran quantità di Ambi, poteva metterla solo sul viso e sulle braccia, così le gambe e il collo mantenevano il loro colore nero. Inoltre c'erano zone del viso che non poteva raggiungere facilmente - ad esempio dietro le orecchie e sopra le ciglia - e queste rappresentavano una costante fonte di vergogna e irritazione per quella parte di lei che non poteva fare a meno della crema schiarente. Avrebbe sempre ricordato quel periodo in cui usava Ambi come una delle umiliazioni più profonde prima dei minuti di gloria che sarebbero venuti dopo. Lavorava al bar della pensione Starlight di Ilmorog. Nyagùthii con i braccialetti ai polsi, gli orecchini enormi, serviva dietro al banco. Il padrone era un bonaccione, un cristiano che andava regolarmente in chiesa e dava contributi regolari ai progetti di cooperazione Harambee. Pancione. Peli grigi. Cordiale. Un rispettabile padre di famiglia ben noto a Ilmorog. E persino un gran lavoratore, perché non lasciava il bar fino all'ora di chiusura, o meglio, fino a quando Nyagùthii se ne andava. Non degnava di uno sguardo nessun'altra ragazza; le girava intorno e le comprava di nascosto dei vestiti senza ricevere ringraziamenti in natura. Solo la promessa. Solo la speranza per l'indomani. Alle altre ragazze dava ottanta scellini al mese. Nyagùthii aveva una stanza tutta per sé. Nyagùthii si alzava quando le pareva per fare l'inventario. Invece Beatrice e le altre dovevano svegliarsi verso le cinque, fare il tè per i clienti, pulire il bar e lavare piatti e bicchieri. Poi ciondolavano per il bar, a turno, fino alle due quando si concedevano una piccola pausa. Alle cinque dovevano tornare, pronte per i clienti ai quali servivano boccali colmi di birra e sorrisi fino a mezzanotte, o finché c'erano clienti assetati di altre Tusker e Pilsner. Quello che spesso irritava Beatrice, anche se nel suo caso non aveva per niente importanza, era il fatto che il proprietario insisteva perché le ragazze dormissero allo Starlight. Altrimenti sarebbero arrivate tardi al lavoro, diceva. Ma in realtà voleva che le ragazze usassero i loro corpi per attirare più clienti allo Starlight. La maggior parte delle ragazze, guidate da Nyagiìthii, contravveniva alla regola e corrompeva il guardiano notturno per poter entrare e uscire. Volevano incontrare i loro compagni fissi o occasionali in posti dove sarebbero state libere e non le avrebbero trattate come semplici cameriere. Beatrice dormiva sempre alla pensione. I suoi clienti occasionali di una notte volevano spendere il minimo indispensabile. Ci fu una sera in cui il padrone, rifiutato da Nyagùthii, ci provò con lei. Iniziò col trovare cose che non andavano nel suo lavoro, la insultò e poi di punto in bianco cominciò a farle dei complimenti, anche se controvoglia, quasi sprezzante. La afferrò, lottò con lei, pancione, peli grigi e tutto il resto. Beatrice provò un'insolita repulsione per quell'uomo. Non poteva, non si sarebbe indotta ad accettare quello che Nyagùthii aveva appena scartato. Dio mio, piangeva dentro di sé, che cos'ha Nyagùthii che io non ho? Adesso l'uomo si umiliava dinanzi a lei. La implorava. Le prometteva dei regali. Ma lei non avrebbe ceduto. Quella notte anche lei contravvenne alla regola. Saltò da una finestra, cercò da dormire altrove e tornò solo alle sei. Il proprietario la convocò in presenza delle altre e la licenziò. Ma Beatrice era alquanto sorpresa di se stessa. Restò un mese senza lavoro. Visse un poco in una stanza un poco in un'altra alla mercé incostante delle altre ragazze. Non aveva il coraggio di andarsene da Ilmorog e di ricominciare tutto daccapo in una nuova città. La ferita bruciava. Era stanca di girare. Smise di usare la crema schiarente. Era al verde. Si guardò allo specchio. Era così invecchiata, neanche un anno dopo essere caduta in disgrazia. Perché allora si faceva dei problemi, si chiedeva. Ma per una ragione o per l'altra era terrorizzata ali' idea di adescare amanti o, senza mezzi termini, barattare il suo corpo con denaro sonante. Quello che voleva era un lavoro dignitoso e un uomo o più uomini che si prendessero cura di lei. Forse si coricava con quel bisogno di un uomo, una casa e un bambino. Forse era proprio questo bisogno reale a spaventare gli uomini, che desideravano altro dalle cameriere. Piangeva fino a notte fonda e le veniva in mente la sua casa. In momenti simili, il villaggio di sua madre a Nyeri sembrava il posto più dolce sulla te1rndel Signore. Abbelliva la vita dei suoi genitori contadini con illusioni romantiche di incommensurabile pace e armonia. Si struggeva dal desiderio di tornare a trovarli. Ma come poteva ritornare a mani vuote? Ad ogni modo adesso quel luogo era un'immagine sfocata nei ricordi. La sua vita era qui al bar in mezzo a questa folla di estranei smarriti. Caduta in disgrazia, caduta in disgrazia. Faceva parte di una gene-

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