60 SU SPINRAD Nel credo dei giovani di allora figurava la diffidenza per tutti quelli che abbiano passato la trentina. Ma quando si arriva ai trent'anni? Quando si è smesso di vedere, con l'assolutezza della gioventù, la "netta linea di odio tra il giusto e l'ingiusto" (I' odio "per tutto quello che non era come noi volevamo che fosse"), allora si è pronti per il cinismo. E per il potere. Cioè, come sa bene Jack Barron, ex studente di Berkeley, ex leader giovanile rivoluzionario del movement, per una "scimmia sulla schiena", anche più terribile, perché gioca sugli altri, della droga. Egli definisce così, con l'immagine che Burroughs ha usato per il potere della droga su chi se ne è fatto succube, la soggettazione al potere, perché il potere è una droga, è la vera massima droga. C'è un potere che nasèe dalla politica, per esempio quello del 'nero Lukas Greene, divenuto presidente dello Stato del Mississippi perché i neri hanno vinto la loro battaglia (nel futuro immaginato da Spinrad) avendo un loro Stato, e però un loro Stato-ghetto. C'è un potere che viene dai media, soprattutto dalla televisione, per esempio quello di Jack Barron, animatore della trasmissione settimanale più seguita perché, ovviamente, le canta chiare ai potenti e difende la gente comune, senza guardare in faccia a nessuno. C'è infine, anzi ab initio, un potere che nasce dalla ricchezza, che la ricchezza può manipolare a suo piacere poiché, è noto, ogni uomo ha un prezzo, ogni anima ha un prezzo. Il potere della ricchezza di cui gode l'orrido Benedict Howards gli permette di comprare i politici, e con molta facilità gli scienziati (nel romanzo gli scienziati sono sempre nell'ombra; non c'è neanche bisogno di comprarli, loro, sono in partenza disponibili per denaro a tutto, non si fanno nessuno scrupolo, gli scienziati). Gli permette infine di raggiungere il più grande dei sogni, la perpetuazione della vita, la conquista dell'immortalità tramite ibernazione dei morenti e vecchi, dei malati terminali straricchi che potranno sperare dal futuro le guarigioni portate dai progressi della scienza e che permettono già a lui, all'orrido capitalista Howards, di essere - nel segreto - già immortale, come un semidio. Il possesso dei mezzi per rendere un individuo immortale è l'arma di cui egli si serve per corrompere coloro che non basta il denaro a corrompere, come appunto Jack Barron: cinici giornalisti capaci di tutto, ma che proprio per questo non si lasciano comprare per poco. Ma come rinunciare alla promessa dell'immortalità? L'arma per conquistare l'astuto Jack sarà invero Sara, la compagna di un tempo, il grande amore degli anni della lotta e della speranza, degli anni della rivoluzione, poi allontanatasi da lui perché nauseata dal suo cinismo, dal fatto che egli si sia venduto al "sistema" diventandone, via Tv, un corrotto pilastro. Il pilastro peggiore, anzi, perché il suo cinismo gli fa illudere le masse dei telespettatori, l'audience più alta, la più succube e insoddisfatta ed emarginata ... I personaggi centrali del romanzo di Spinrad sono solo quattro. Tre sono "ex", giovani che, diremmo noi, "hanno fatto il '68" e creduto nella rivoluzione e in un nuovo ordine sociale; e uno è, in una nuova incarnazione più oscena di tutte quelle che hanno potuto immaginare gli agit-prop e gli scrittori e registi e pittori di sinistra del passato, il Capitale! Il Capitale che è anche Mefistofele. In un crescendo di suspense privo bensì dell'armamentario di effetti della fantascienza brutale, tra "giallo" e "avventura" su sfondo post-moderno metropolitano, proiettato in un futuro molto vicino che, per quel che ci riguarda, sembra già passato, o quantomeno un presente appena un po' deformato, in alcuni dettagli più arretrato in altri più avanzato - la domanda che coinvolge lo spettatore, in particolare quello che appartiene alla generazione di Barron, quello che "ha fatto il '68", è: riusciranno i nostri eroi a riconquistare una dignità basata sul rispetto del proprio passato, dei sogni e delle lotte della propria gioventù, e a reagire al "piano del capitale", a demjstificare i suoi progetti e interessi, a sconvolgere le sue mire, a sconfiggerlo? La risposta, caro lettore, ipocrita fratello, l'avrai leggendo il libro fino alla fine. Quel che posso dire è che sì, Jack Barron e Sara Westerfeld e Lukas Greene, gli amici di un tempo, torneranno insieme quali che siano state le strade intraprese al cadere dei sogni di gioventù, e a quei sogni cercheranno di tornare, a quei sogni vorranno ancora ispirarsi nei loro ideali e nel loro comportamento. Ma dura è la lotta - anche se delle astuzie del potere essi sono entrati in possesso quando i due uomini ne hanno accettato e usato le leggi. Le tre grandi trasmissioni di "Scocciate Jack Barron" segnano le tappe del!' azione. È la televisione il motore della corruzione, la grande puttana, la produttrice di consenso, la manipolatrice delle menti, la prima alleata del denaro, la prima droga per tutti di un potere drogato, la scimmia sulla schiena dell'uomogente, del! 'uomo-massa, del piccolo uomo qualunque schiavo e vile ... Jack Barron è maestro di televisione. E se Spinrad ha potuto qui ipotizzare il potere che la Tv avrebbe avuto nella società degli anni Ottanta, Novanta e Ulteriori, non ha potuto però immaginare che essa diventasse, come da noi, in Italia, in questi nostri anni, non un mero strumento del Potere, ma offrirci in fusione con esso un Leader insieme Howards e Barron, Capitale e Medium, unica figura, finzione di telefilm e realtà di ambizione e di denaro. Per Spinrad, negli Usa del '69, era appena pensabile un Presidente come Reagan, un uomo di Spettacolo passato alla Politica, alle cui spalle c'era ancora il Capitale. Le tre figure - Spettacolo, Politica, Capitale - sono, nel nostro bel futuro-presente, una sola, una Trinità inaudita che può forse fallire oggi (non certo, ahinoi, per merito di "ex" che trovino il modo adeguato di lottare contro di essa, ma forse per una sua transitoria, troppo spavalda goffaggine), ma che ci avverte che la nostra società è andata, nella alienazione e nella corruzione di tutti, oltre ogni preoccupazione fantascientifica. Da noi è Benni, ne la Compagnia dei Celestini (il solo libro e il solo autore che, sul piano politico, possono farci pensare in Italia a Jack Barron e a Spinrad) ad aver individuato, prima che avvenisse, quanto poi si è avverato, narrando il legame Televisione-Politica-Denaro. Jack Barron è un trascinante romanzo politico, un'avventura politica precisamente situata, e un'allegoria morale di piena attualità, ma è bensì stato superato dai fatti. Possibilità di un uso della televisione che rompa, gridando la verità, il gioco del consenso, l'ingranaggio della manipolazione? Possibilità di frenare il turpe commercio di corpi infantili per garantire la vita a vecchi ricchi schifosi? Riscatto di una generazione in guizzo di rivolta pur da dentro le posizioni di potere acquisite vendendosi, una volta spenti e sconfitti i fuochi del Movimento per interna fragilità e per esterna capacità di farsi corrompere e per miseria dei modelli di organizzazione seguiti? Su questo la realtà ci dice che Spinrad è stato un tantino ottimista, o meglio, che, nel '69, era ancora un ottimista. Il mondo e noi siamo radicalmente peggiorati, da allora. Il presente è più brutto e corrotto che nella previsione che avete fra le mani. E anche noi siamo, dentro di esso, più brutti, più cinici, più corrotti. Questo testo è l'introduzione alla riedizione di Jack Barron e l'Eternità presso Fanucci (pp. 350, Lire 20.000).
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