Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

58 INCONTRI/ SPINRAD chiesa stessa. La teoria del caos, la fine della casualità, ecc. sono conoscenze che vanno contro la nostra esperienza quotidiana e il senso comune: quindi possono generare atteggiamenti mistici simili a quelli della religione. Oggi, in ambito scientifico, ciò che sembra essere più sovrannaturale è in realtà ciò che è più naturale. Sono più irrazionali Dracula e i miracoli di Gesù Cristo o i quanti e il big bang? L'universo è nato dal vuoto, quindi l'universo è un'illusione del vuoto. Tutto ciò è molto mistico e al contempo molto scientifico. Le innovazioni tecnologiche della realtà virtuale offriranno nuovi spunti alla fantascienza? In realtà, è la fantascienza che ha creato la realtà virtuale. Già nel 1974 ho scritto un libro in cui tutti gli individui erano alimentati nel loro cervello dalla realtà virtuale. E, prima di me, storie di questo genere erano state scritte da Alfred Bester e persino da Robert Taylor negli anni Cinquanta. Poi naturalmente c'è stato William Gibson conNeuromantica che ha creato il concetto di ciberspazio, e poi Bruce Sterling e tutti gli altri. Insomma l'idea della realtà virtuale è nata nei romanzi di fantascienza. E non a caso alcuni dei ricercatori che per primi si sono inoltrati in questo campo erano accaniti lettori di fantascienza. Le piace la letteratura cyberpunk? Gibson e Sterling mi piacciono. L'idea cyberpunk è molto interessante, ma molti libri venduti come tali non lo sono. Anche un romanzo comelsland in the net di Sterling in fondo non è un libro cyberpunk. E lo stesso vale per il cinema, dove il cyberpunk è ormai un discorso di marketing. Perfino il cantante Billy Ido! ha fatto un disco utilizzando l'etichetta cyberpunk. In realtà, il vero cyberpunk è assai circoscritto: vi rientrano i libri di Gibson, quelli di John Shirley e Pat Cadigan, il mio romanzo Little heroes e poche altre cose. Per me, il significato profondo del cyberpunk è la liberazione della tecnologia che finalmente viene utilizzata dalla gente comune. È il segno di una svolta importante. Negli anni Sessanta, infatti, all'epoca della _controcultura, si rifiutava la tecnologia in quanto strumento dell'establishrnent, e alla scienza si contrapponeva una visione del mondo mistico-ecologica. Oggi questa fase è superata e il cyberpunk ha ereditato lo spirito di rivolta degli anni Sessanta, ma rifiutando la diffidenza nei confronti della tecnologia. Esprime dunque una rivolta contro il potere centrale in nome di uno spirito anarchicorivoluzionario, ma contemporaneamente è anche una rivolta contro lo spirito hippy e antitecnologico che ha prevalso in passato. Ma lei non ha paura del potere delle nuove tecnologie? Certo, esistono alcuni pericoli. Le nuove tecnologie della realtà virtuale ad esempio spingono verso una logica e un comportamento di tipo solipsistico, in cui tutti gli individui chiusi nelle loro scatole di suoni e immagini perdono completamente ogni rapporto con il reale, illudendosi ciononostante di avere a disposizione tutta la realtà, una realtà illusoria e virtuale. La conseguenza è la perdita del senso della comunità umana, della collettività, dei contatti tra gli individui. L'altro rischio è quello della centralizzazione e dunque del controllo che limita le libertà dei singoli individui. Il grande fratello di Orwell? Sì, ma più sofisticato, del generefriendly fascism, il fascismo strisciante dal volto umano. Il fascismo di Mickey Mouse. Un fascismo popolare e sorridente che usa lo spettacolo, lo sport, i media. Ronald Reagan ne rappresentava una variante non ancora sufficientemente sofisticata. Forse sarà il caso di Berlusconi. Staremo a vedere. Questo è un tema che lei aveva affrontato diversi anni fa nel suo romanza Jack Barron e l'eternità? In effetti, in quel libro della fine degli anni Sessanta cercavo di mostrare quali potevano essere le conseguenze in politica del- ]' uso della televisione. Ciò che allora era solo un'ipotesi oggi è diventata realtà: la televisione e i media sono diventati strumenti fondamentali nella battaglia politica. Anzi, i media hanno annullato il potere della politica tradizionale. La prova è il successo di Berlusconi che ha creato in pochi mesi un partito politico grazie alla televisione e a uno slogan da stadio. Oggi le differenze ideologiche e le strategie politiche tra i diversi partiti si sono molto ridotte, di fronte a certi problemi le soluzioni proposte sono quasi le stesse, tanto che diventa sempre più difficile:.distinguere un partito dall'altro. Per convincere gli elettori, diventa quindi importante il lavoro dei rnjlitanti. Oggi tuttavia chi ha il denaro può servirsi dei media e fare tramite la televisione il lavoro di propaganda normalmente svolto dai militanti. C'è poi il problema della manipolazione dell'informazione ... Secondo me, non esiste informazione senza manipolazione. Fare una scelta nell'oceano di informazioni possibili è già una manipolazione. Una manipolazione necessaria. Quello che conta, invece, è che ci sia comunque pluralismo nei canali a disposizione dell'utente. Oggi, la protezione della libertà non risiede nell'assenza di manipolazione, ma nell'esistenza di tanti mezzi di comunicazione, tutti manipolati ma tra di loro differenti. L' informazione libera e neutrale non esiste, ma può esistere la molteplicità dei punti di vista. Un sistema complesso e diversificato implica un processo di concorrenza che fa avanzare il sistema. Alcuni media scompariranno, altri ne nasceranno. Il tutto in una prospettiva di darwinismo elettronico. JACKBARRONE IL '68 GoffredoFofi Dei "grandi" della fantascienza - o venuti dalla fantascienza - Norman Spinrad è quello che ancora attende il riconoscimento della critica e dei lettori che di fantascienza non sanno. Più anziani di lui di non molto, condivide alcune tensioni o istanze che possiamo definire politiche con Kurt Vonnegut- che è più sperimentale e libero di lui - mentre non sembra avere molto in comune con Philip K. Dick, notturno cantore di drogati deliri, Poe del nostro tempo, o con l'inglese Ballard, visionario dilatatore di presupposti sociologici o naturali. Tutti e tre questi grandi hanno su di lui il vantaggio di una libertà di scrittura, di una personalità che risulta letterariamente più originale e più forte. Tra loro Spinrad è il più "normale", non nelle intenzioni e nelle idee, ma proprio nel dettato della narrazione, nella costruzione di trarne e nel loro fraseggio, nella loro interna scansione. È membro di quella new wave che ha voluto

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