56 INCONTRI/ SPINRAD Secondo certi critici, la fantascienza esprime attraverso metafore più o meno sofisticate la realtà contemporanea ... Nella fantascienza si può parlare di metafora, ma mai di allegoria. La critica letteraria invece tende a leggere le opere di fantascienza in chiave allegorica. In realtà, la fantascienza si muove sempre contemporaneamente sul piano della realtà e su quello metaforico, intrecciandoli e confondendoli. Il signore della svastica, ad esempio, mischia i due piani, e anzi utilizza sistematicamente la confusione tra ciò che è reale e ciò che è metaforico. I critici tradizionali di solito non riescono a cogliere questa caratteristica essenziale della fantascienza, e cercano invece l'allegoria. L'allegoria è un sistema di spostamento in cui ogni elemento enunciato rimanda a un elemento traslato: questa struttura di rinvio a uno a uno non appartiene alla fantascienza. Orwell mostra bene la differenza tra fantascienza e allegoria in due suoi libri che trattano entrambi del totalitarismo. La fattoria degli animali, che ha una struttura totalmente allegorica, non può certo essere considerato un libro di fantascienza, mentre 1984, sfruttando abilmente realtà e metafora, appartiene a pieno titolo al genere fantascientifico. Qual è oggi la sua definizione di fantascienza? Una volta ho detto che era da considerarsi come fantascienza tutto ciò che veniva pubblicato come fantascienza, ma questa evidentemente è una definizione tautologica che aggira il problema, benché assai spesso le classificazioni letterarie nascano proprio così. Una definizione più pertinente è forse questa: la fantascienza è una forma di letteratura che implica qualcosa che non esiste ma che è possibile. È l'arte del possibile, anche se non necessariamente probabile. Spesso si pensa al futuro come dato fondamentale della fantascienza, ma la sua presenza non è una condizione necessaria. Basti pensare che esiste tutta una corrente che sfrutta l'ucronia, la creazione di un passato differente: l'ho fatto anch'io conii signore della svastica. Inoltre, molte storie adottano la prospettiva temporale dell'avvenire prossimo, vale a dire di un futuro molto ravvicinato che poco si distingue dal presente. Perché nella fantascienza l'arte del possibile finisce per creare così spesso scenari catastrofici (sul piano politico, militare, economico, ecc.)? Ad esempio, nel suo recente romanzo, Deus X, le condizioni ecologiche del nostro pianeta sono disastrose ... Non credo che nel futuro della fantascienza ci sia sempre e solo la catastrofe. È però vero che la catastrofe introduce un elemento drammatico di grande efficacia sul piano della narrazione. In letteratura, a differenza del cinema, la catastrofe non costa nulla e ottiene quasi sempre buoni risultati, quindi gli scrittori la utilizzano volentieri. Ma c'è anche un'altra ragione: quando si vuole scrivere una storia su un mondo diverso dal nostro, ma ancora in relazione con esso, occorre introdurre un elemento di discontinuità tra il presente e il futuro, tra il nostro mondo e quello del romanzo. La catastrofe allora è la soluzione migliore: essa consente di creare le condizioni di realtà della storia. Ad esempio, se voglio raccontare la storia di un mutante, devo inventare la catastrofe che gli ha dato origine. Per quanto riguarda Deus X ho scelto di ambientare la storia su uno sfondo di rovina ecologica perché volevo creare un contrasto tra la vicenda centrale, che affronta il tema dell' immortalità, e un contesto ai margini della morte. Inoltre, la morte, la fine della specie, la fine della vita è un terna molto interessante, ricco di implicazioni sia sul piano nan·ativo sia su quello filosofico. Ma non le sembra di essere un poco pessimista? Non credo. Certo, nei miei libri ho creato scenari negativi che esprimono alcune preoccupazioni importanti, ma in genere, alla fine, i personaggi risultano vittoriosi sul contesto. Deus X, Jack Barron, Littles Heroes sono romanzi in cui i personaggi positivi, almeno in parte, sono vincenti. Per me, infatti, il vero ottimismo consiste nella continuazione dello spirito umano autentico, fatto di cuore e cervello, di fronte alla catastrofe del mondo esterno. Tuttavia bisogna fare anche un'altra considerazione: un romanzo ambientato in un mondo felice dove i personaggi sono buoni, la società è giusta e non accade alcun avvenimento drammatico, non può funzionare. Occorre sempre una minaccia, come ad esempio ho fatto in Tra duefuochi, dove la storia racconta la lotta per preservare l'equilibrio e l'esistenza della democrazia utopica del pianeta Pacifica, all'improvviso minacciata dalla violenza e dall'intolleranza. Così facendo lafantascienza esprime le paure reali del nostro presente ... Certo, la fantascienza utilizza le paure della nostra società, ma le trasforma, le sposta e spesso le anticipa. Ad esempio, negli anni Cinquanta la fantascienza ha raccontato alcune catastrofi ecologiche che oggi sono diventate realtà. Sempre negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti molte storie hanno sfruttato il terna dell'alieno e del mutante, terna che era evidentemente in rapporto con le paure del maccartismo: la paranoia nei confronti dell'altro, dell'alieno, del mutante esprimeva perfettamente il clima della caccia alle streghe americana. In realtà, questo genere di storie potevano esprimere tanto la paura del comunismo proveniente dall'esterno, quanto del fascismo interno nato in nome dell'anticomunismo. Detto ciò, occorre però fare un discorso più generale: noi oggi viviamo in un'epoca cominciata con Hiroshima che non sappiamo quando si concluderà né tanto meno come. La nostra specie sta attraversando una crisi di trasformazione, come per altro prima o poi capita a ogni specie esistente nell'universo. Questa crisi è cominciata con la conoscenza atomica che ci ha dato la possibilità di distruggere il pianeta; in seguito, la conoscenza genetica ci ha offerto la possibilità di trasformare la specie, mentre le nuove conoscenze tecnologiche oggi ci permettono di alterare la biosfera. Il secolo venturo sarà dunque cruciale, giacché abbiamo nelle nostre mani il destino dell'uomo nei secoli a venire. Se non riusciremo a superare i prossimi cinquant'anni, la nostra specie sarà finita. Da qui nascono tutte le paure. La crisi tuttavia non implica necessariamente la catastrofe, anzi in essa sono presenti anche tutte le possibilità del futuro. Abbiamo ad esempio una tecnologia che ci consente di viaggiare nello spazio e di raggiungere un giorno una specie di semi-immortalità. Tutto dipenderà da come utilizzeremo l'enorme potenziale scientifico e tecnologico che abbiamo conquistato. Abbiamo in mano il nostro destino, possiamo fare il male e il bene. Dipende da noi. Se supereremo il prossimo secolo entreremo forse in un'altra fase che, grazie alle nuove tecnologie, può durare milioni di anni. Lei pensa che ce la faremo? Non lo so. In fondo però sono più ottimista che pessimista. Ad esempio, abbiamo la tecnologia nucleare da oltre mezzo secolo e per ora non abbiamo ancora distrutto il pianeta: questo è un fatto indubbiamente incoraggiante. Probabilmente gli uomini non vogliono utilizzare fino in fondo il loro potere di distruzione. La fantascienza vive e si diffonde meglio in un paese che è tecnologicamente all'avanguardia? In effetti, questo è un dato importante che può contribuire al suo successo.
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