Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

INCONTRI 55 Norman Spinrad IMMAGINANDO RIVOLTE FUTURE IncontroconFabio Gambaro Norman Spinrad ha scritto una ventina di libri di fantascienza, alcuni dei quali sono considerati dei veri classici del genere, ad esempio Il signore della svastica (TEA) e Jack Barron e l'eternità (ripubblicato in questi giorni da Fanucci). Nato a New York nel 1940, ha viaggiato molto in Europa e in Oriente, stabilendosi qualche anno fa a Parigi. Oltre a scrivere saggi e romanzi, collabora a numerose riviste ed è autore di sceneggiature per il cinema e la televisione. Tra gli altri suoi titoli disponibili in Italia ricordiamo Il pianeta Sangre. Tra due fuochi e Deus X (tutti pubblicati da Editrice Nord). Norman Spinrad, come mai è diventato uno scrittore di fantascienza~ È difficile dirlo. Uno scrittore non ha mai piena coscienza delle ragioni per le quali scrive e per le quali sceglie un genere piuttosto che un altro. In gioventù ho letto molti libri di fantascienza, un genere che ho sempre fantascienza è un genere di tutto rispetto con la sua evoluzione e le sue diverse tendenze. Qualisarebberoquelleprincipali? Ci sono due grandi correnti nella fantascienza che esistono ormai da un secolo. La prima è quella che deriva da Jules Verne ed è più tecnologica, avventurosa e popolare. La seconda invece deriva da Herbert George Wells ed è più politica, psicologica e letteraria. Da Verne si arriva a Clarke passando per Heinlein, mentre da Wells si passa a Sturgeon e Ballard. E lei come si colloca? I miei libri si collocano per lo più nel filone che discende da Wells, seppure talvolta mi è capitato di scrivere storie di fantascienza più vicine allo spirito di Verne. considerato come quello in grado di Fotodi BassoCannarsa/Grazia Neri. In effetti nei suoi romanzi l' aspetto politico è spesso assai marcato... offrire la più grande libertà creativa. L'autore che scrive un romanzo di fantascienza non deve rispettare alcun dato prestabilito, deve creare tutto. La realtà non gli pone alcun limite. Lo scrittore di fantascienza deve inventarsi una storia, uno scenario, un contesto politico, una situazione ecologica, ecc. Insomma, è come un piccolo dio, ha una totale libertà. Tuttavia, io non sono un fanatico della fantascienza, dato che sono arrivato a questo genere solo al terzo libro. E anche in seguito solo raramente i miei romanzi sono vere e proprie opere di fantascienza. Naturalmente, implicano un discorso in parte fantascientifico, che però è sempre affiancato da qualcos'altro.Jack Barron e l'eternità ad esempio è un romanzo più politico che fantascientifico. In fondo, per molte delle mie opere, più che di fantascienza si dovrebbe parlare di romanzo di anticipazione, ma in inglese non esiste questa espressione e quindi si è sempre parlato di fantascienza. Il fatto che per molto tempo la fantascienza sia stata considerata un genere minore e popolare non l'ha spinta a provare altre strade per avere uno statuto più riconoscibile di scrittore? Per me la fantascienza non è un genere minore, ha la stessa dignità della letteratura cosiddetta "alta". È un genere come tanti altri - come il poliziesco, il romanzo storico, ecc. - all'interno del quale ci sono libri belli e libri meno belli, opere riuscite e opere non riuscite. Esattamente come avviene nella letteratura alta, dove non tutti i romanzi contemporanei sono capolavori. La La fantascienza è un genere ideale per affrontare tematiche politiche. Quando si ha la possibilità di ricreare letterariamente un intero universo, una società, una cultura, è evidente che si possono inserire nell'opera molti contenuti politici e sociali. È possibile fare esperimenti di pensiero assai interessanti, proporre teorie, suggerire ipotesi. Insomma, il romanzo di fantascienza può essere un laboratorio politico in cui proporre tesi e antitesi, dimostrazioni e controdimostrazioni. Al suo interno si possono sfruttare tutte le possibilità della politica che non esistono nel mondo reale. E contemporaneamente però la fantascienza parla in modo traslato della realtà che viviamo. Ad esempio nel suo romanza Tra due fuochi si riconoscono molte preoccupazioni degli anni Settanta ... È vero. Gran parte della fantascienza si proietta nel futuro e in mondi che non esistono, ma poi gli autori sfruttano la dialettica tra mondo interiore e contesto politico presente nella nostra epoca. In realtà, in molti romanzi di questo genere c'è un intreccio di elementi del presente, del futuro e persino del passato. Nel romanzo Tra duefuochi è percepibile l'eco delle preoccupazioni politiche e culturali degli anni Settanta, ma non è difficile ritrovare elementi che provengono dalla cultura classica greca. Inoltre, la dialettica uomo/donna, che è al centro di quel romanzo, non si è certo risolta e dunque si proietta nel futuro. Presente, passato e futuro coesistono così nello stesso libro.

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