Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 53 con la personalissima e non molto ortodossa teologia immanente che il vecchio prete è andato elaborando attraverso le sue esperienze; tra queste scopriremo alla fine anche quella della follia che tutti gli altri cercano, invano, di esorcizzare in mille modi. Invenzione linguistica dopo invenzione linguistica, dettaglio su dettaglio, Mathews tesse una fitta tela strutturale che rende questi racconti solidi e avvincenti, familiari e mai banali. Alla traduttrice, Marina Premoli, va dato atto d'esser riuscita a rendere le tutt'altro che facili evoluzioni stilistiche dell'originale con sufficiente freschezza, nonostante gli eterni problemi che la nostra lingua sembra avere nello star dietro agli scarti di registro che l'inglese (specie nella sua varietà irlandese) invece affronta con molta più disinvoltura. LADONNA CHEVISSETREVOLTE UNROMANZOSCOZZESE Paola Splendore Basta leggere la quarta di copertina di questo romanzo che esibisce ben tre ili verse presentazioni del contenuto a seconda che si tratti di un'edizione standard, di lusso e popolare, per avere un assaggio dello humour spiazzante e verboso di Alasdair Gray, tra i più esuberanti scrittori scozzesi contemporanei, che in questo romanzo a tesi, Poveracci! (Marcos y Marcos 1994, tradotto da Sara Caraffini, pp. 316, lire 25.000), travestito da thriller gotico, offre una nuova prova della sua abilità a pasticciare con i materiali letterari più disparati. A Glasgow, nei tormentati anni Ottanta del secolo scorso, Godwin Baxter, un genio della chirurgia che si diletta di innesti e trapianti, riporta in vita il cadavere di una sconosciuta ripescato dal fiume, sostituendone il cervello con quello del feto che porta in grembo, rimasto miracolosamente intatto. Nasce così Bella Baxter, l'irresistibile protagonista di Poveracci! e di straordinarie avventure erotiche ed esistenziali. Incorniciato da varie introduzioni, postfazioni, note e appendici, il corpo principale del romanzo è costituito dal racconto di Archibald McCandless - compagno d'università di Godwin e poi marito di Bella - affidato a un opuscolo fortunosamente recuperato da un cumulo di immondizie e di cui Alasdair Gray si dichiara semplice curatore. È Bella naturalmente a dominare la narrazione, una specie di bambola parlante, una miscela esplosiva di candore e seduzione, che dopo una "prima" esistenza accanto a un marito morboso e pervertito, il generale Sir Aubrey la Pole Blessington, conclusasi con un suicidio per acqua, diventa Bella Baxter e pupilla di Sir Godwin. Ma non per molto. Sfuggita alla sua tutela, Bella-Candida, priva di pregiudizi e conoscenze al pari di un bambino, al seguito di Duncan Wedderburn, avvocato er-'.)tomanee giocatore d'azzardo, farà una crociera per il Mediterraneo e il giro delle capitali più importanti d'Europa. Scopre così i problemi che assillano il suo tempo, le inique leggi dell'economia, la realtà dello schiavismo e della prostituzione, e l'ipocrita morale sessuale dell'epoca, traendone sue personalissime conclusioni che espone nelle lettere a Godwin, detto con affetto God. Tornata in Scozia, diventerà moglie del buon McCandless, che l'ha attesa fedelmente per tutto questo tempo, riprenderà il suo "vero" nome, che è naturalmente Victoria, e comincerà una nuova vita come dottoressa e militante suffragetta, apostolo del socialismo e del femminismo, instancabile sostenitrice delle pratiche anticoncezionali e autrice di un pamphlet antimilitarista. Il romanzo scorre veloce tra eventi sensazionali e colpi di scena, alternando la satira alla parodia e alla caricatura, nella esuberanza verbale e il ritmo vorticoso tipici della prosa di Gray. Ad esempio, il tronfio generale Blessington, nel tentativo di impedire il nuovo matrimonio di Bella, accusa la ex moglie di "mania, isteria, fobia, demenza, malinconia, nevrastenia, afasia, catatonia, algolagnia, necrofilia,fo/ie de grandeur, nostalgie de la boue, licantropia, feticismo, narcisismo, onanismo", ecc. ecc. Chiude il volume una lettera di Bella, alias Victoria McCandless, rimasta vedova di Archie, che rettifica in più punti il testo di suo marito, e soprattutto mostrando un narratore inattendibile e plagiatore impenitente: "Da quale morbosa fantasia vittoriana NON ha rubacchiato?". L'elenco dei nomi include quelli di Lewis Carro Il, Hogg, Poe, Stevenson, Mary Shelley, G.B. Shaw. Ma non è solo dalla letteratura che il nostro autore ama "rubacchiare": tibie, teschi, ossa, vertebre, denti, vulve nella riproduzione di un antico manuale di anatomia accompagnano le pagine di questo volume accanto ai disegni grotteschi di Gray che ritraggono i personaggi principali, alle illustrazioni d'epoca della città di Glasgow, e infine a una varietà stupefacente di caratteri tipografici. Tutto armonizza con i funambolismi e i tour de force consueti nel romanzo postmoderno e nella scrittura di Alasdair Gray, che non facciamo fatica a riconoscere come il plagiario autore del testo: ma se lo spunto del romanzo è ripreso da Frankenstein, il resto è una allegoria politica che allude in maniera pesante all'Inghilterra thatcheriana degli anni Ottanta. Ciò che lo diverte maggiormente è- come dice Bella - "battere in astuzia la verità". Una nota sul titolo: Poor Things, il titolo originale del romanzo, privo di punto esclamativo, mi pare alluda alla miseria del mondo e dell'umanità rispecchiata nel romanzo in quanto vittima a vari livelli di vanità e perversioni; un senso che la versione italiana in qualche modo eclissa. Ma chi è infine Alasdair Gray, il cui romanzo Lanark, pubblicato nel 1981 dopo venticinque anni di gestazione, è stato definito da Anthony Burgess il migliore romanzo scozzese dopo quelli di Walter Scott? È uno scrittore nato a Glasgow nel 1934, e tra i maggiori rappresentanti della forte rinascenza letteraria scozzese di questi anni. Nessuno della sua generazione, James Kelman o Jessie Kesson (autrice tra l'altro del romanzo da cui è stato tratto il film Another Time, Another Piace) né di quella precedente, come George Mackay Brown, George Friel, Iain Crichton-Smith, ecc. mi risulta sia mai stato tradotto in Italia. (Per documentarsi c'è il ricco volume di Valentina Poggi Ghigi, Voci da un paese lontano. Il romanza scozzese del Novecento, Bologna, Il Mulino 1992). La condizione degli scrittori scozzesi è sempre stata periferica rispetto agli autori inglesi, tranne nei casi in cui essi sono riusciti a conquistare il mercato editoriale inglese come è accaduto a Robert L. Stevenson, a James Barrie o a Muriel Spark, tanto per fare qualche nome, e allora nessuno più si ricorda che sono scozzesi. Bisogna dunque essere grati all'editore di aver offerto al lettore italiano un romanzo scozzese contemporaneo, un'opera per di più complessa sia al livello della traduzione (brava Caraffini) che della fotocomposizione, come si deduce da una nota, scherzosa ma non troppo, apposta al volume, in pieno carattere con lo humour di Alasdair Gray.

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