52 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE hanno a lungo condizionato l' espressione di sentimenti e stati d'animo, costringendoli a seguire binari a scartamento ridotto e a circuito chiuso. La voglia di liberarsi, di uscire da ambiti angusti e di mettere in moto energie represse che si legge in filigrana in molte delle storie raccontate dai giovani narratori irlandesi deve molto al contraddittorio ma indubbio ampliamento di orizzonti provocato da una più salda collocazione del paese in ambito europeo. Ma avere una tensione da raccontare non sempre basta a rendere una scrittura interessante: c'è bisogno anche di qualcosa di più, un muro contro cui far rimbalzare l'eloquenza generata dal bisogno di dire per meglio graduarne le dosi e le strategie più efficaci. La tradizione Aidan Mathews. Fotoarchivio Bollati Boringhieri. Forse l'ultimo racconto, Binari, essendo un racconto di formazione, avrebbe dovuto essere presentato per primo. In esso vengono infatti gettate le basi della ricerca narrativa portata avanti nelle varie vicende: la curiosità di scoprire alla radice i misteri dell'animo e della storia umani. Cos'è il male e come si fa a immaginare una trascendenza che lo giustifichi e lo superi, quando si è (letteralmente) appesantiti dalle scorie e dai limiti del nostro corpo mortale? L'ossessione fecale di Timmy, il giovane protagonista, in viaggio di scambio in una Germania in cui le cicatrici della Seconda guerra mondiale non sono ancora state del tutto rimarginate dal miracolo economico, diventa il correlativo oggettivo di una zavorra morale in cui, in autoctona che fa capo a Joyce e a Beckett pare aver svolto questa funzione, non tanto per le tecniche e i temi affrontati, che altrimenti si correrebbe il rischio di cadere nella maniera, quanto per il tono e la prospettiva suggeriti. Forse il segreto dietro la riuscita di questi romanzi e racconti è tutto qui: pur non dovendo più far ricorso all'esilio effettivo, gli scrittori irlandesi cercano di far assumere ai propri personaggi una sorta di esilio interiore, un punto di vista quanto più possibile distaccato e obliquo sugli ambienti e le circostanze che pure li coinvolgono da vicino. Questo permette loro di gettare sulla vita quotidiana una luce sghemba e radente che ne mette in risalto una grana inedita e molto più interessante (non è un caso che questa letteratura abbia avuto scambi e ricadute notevoli con il teatro e soprattutto con il cinema, creando un interessante circuito di sinergie). Da questa intuizione nasce una galleria di personaggi originali (spesso anche un po' fuori di testa) e dall'alto potere catalizzante come il nobiluomo decaduto e assassino di John Banville (La spiegazione deifatti, Guanda 1991), il pornografo banale e sentimentalmente paralizzato nell'omonimo romanzo di McGahern (Einaudi 1994), il simpatico idiota fantasticatore e omicida di Patrick MacCabe (Il garzone del macellaio, Garzanti 1994) e il più normale, ma non meno inquietante ragazzino di Roddy Doyle (Paddy Clarke ha ha ha, in corso di pubblicazione presso Guanda): tutti, in varia maniera e con stili idiosincratici, testimoni ironici e partecipi di varie crisi sociali e morali. A questa galleria ora Aidan Mathews (classe 1956, con al suo attivo già diversi libri di poesia, commedie, racconti e un romanzo, Muesliat Midnight, 1990) aggiunge altri tre ritratti notevoli nei racconti di Rossetto sull'ostia (Bollati Boringhieri 1994, pp. 218, Lire 28.000). L'edizione originale (Secker &Warburg 1992) di ritratti ne prevedeva addirittura sei, ma proprio l'estrema eccentricità di tre dei portavoce scelti dall'autore (un asino, una pecora e un bambino ritardato) e i conseguenti problemi di linguaggio hanno consigliato l'editore italiano a soprassedere e a offrire al nostro pubblico un campionario ridotto delle doti, ai limiti del virtuosismo, dell'autore dublinese. L'economia del libro non soffre molto dei tagli, anche perché i diversi formati dei racconti presentati (uno breve, uno medio-lungo e uno lunghissimo) sono più che sufficienti a dare un 'idea delle notevoli capacità mimetiche e stilistiche che Mathews mette in campo. un modo o nell'altro, tutti i personaggi di Mathews devono fare i conti. Lo scarto tra alto e basso può essere riequilibrato senza fughe mistiche, portando il trascendente su un piano più concreto e facendolo interagire con il quotidiano, sporcando appunto l'ostia di rossetto, come fa la protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta. Solo così si può sperare di avere una risposta alle molte domande che nascono dalle nostre "tristissime storie", troppo tristi da essere raccontate, ripete la narratrice mentre le racconta, se non fosse appunto per l'umanissimo intervento del senso dell'umorismo, un'imprevista accezione dello spirito santo, l'unico strumento capace di mettere nella giusta prospettiva e far esplodere le contraddizioni e le illusioni (individuali e sociali) di cui siamo inevitabilmente impastati. È questo il segreto che permette a Meggie, attempata professoressa di lettere, di raccontare in modo così originale la sua tardiva e quasi perfetta storia d'amore, evitando il rischio di farne l'ennesima tragica telenovela. L'ironia dolente (''una ferita che dà piacere" secondo.l'icastica definizione che ne fornisce uno dei personaggi di Binari) è anche la chiave con cui affronta il mondo e la morte la straordinaria figura del vecchio prete di Le grazie del chiaro di luna. A settantanove anni, dopo un lungo periodo di servi_ziocome missionario in Africa, l'asmatico Padre Basi! aspetta di morire nel seminario dove ha trascorso la gioventù. Non va molto d'accordo con i preti più giovani con cui abita, anche loro ormai pressoché lobotomizzati dalla televisione (come fanno "gli americani a vendere robaccia simile proprio ai loro alleati?" si chiede a un certo punto un personaggio) e vive di memorie e piccoli incontri. Aiutandosi con un inalatore affronta anche tragicomici scontri con una società da cui si sente ormai lontano, riempie di colore quadri pre-dipinti, conduce una personale battaglia a racchettate con un topo, benedice di nascosto i pochi aspetti positivi che riesce a cogliere nella realtà attorno a sé. Una coppia di yuppies, che è venuta a vivere nel complesso residenziale vicino al seminario, per un po' s'infatua di lui: la moglie, incinta, in realtà sta cercando un prete con cui programmare un battesimo "originale" per il futuro neonato; il marito, cinico e velleitario, è a caccia di una figura paterna che colmi il vuoto di cui si sente circondato. Il rapporto più vero, paradossalmente, padre Basi! lo stabilisce con Eve, la loro bambina di tre anni, l'unica con un gusto ancora incontaminato per la bizzarria della vita e del linguaggio che sembra essere in perfetta sintonia
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