Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

42 SAGGI/ AUDEN soltanto quando si è imparato a vedere l'universo nella sua interezza in quanto artista, o in quanto scienziato o politico. "Il Bambino è il Padre dell'Uomo." Quando cresciamo non diventiamo un'altra persona, rimaniamo invece la stessa dall'infanzia alla vecchiaia. Con la maturità, comunque, ci si rende conto di quel che si è, mentre ciò non accade nell'infanzia. Maturare significa diventare consapevoli della necessità, sapere quello che si vuole e prepararsi a pagare il prezzo che questo richiede. Chi fallisce è perché non sa quello che vuole, oppure gli ripugna il prezzo. La Parabola dei Braccianti nel Vigneto. La Natura ha i suoi prediletti ai quali consente di ottenere tutto a prezzo scontato. Vi sono altri che non ottengono niente se non a prezzi che li riducono alla fame. Devono ciononostante pagare lo stesso. Sono il più giovane di tre fratelli e sono cresciuto in una famiglia borghese di professionisti. Mio padre era medico e mia madre aveva un diploma universitario. Lo studio era zeppo di libri di medicina, di archeologia e di classici.C'era un pluviometro sul prato e il cane di famiglia. Pregavamo insieme prima di colazione, facevamo escursioni in bicicletta a raccogli ere fossili o lucidavamo gli ottoni della chiesa, la sera c'erano le letture ad alta voce. Stavamo molto appartati. La mamma era spesso malata. In un certo senso eravamo degli eccentrici: Anglo-Cattolici. La domenica le funzioni erano accompagnate da musica, incenso e candele, e a Natale, un presepio illuminato da una torcia a pile veniva allestito in sala da pranzo e raccolti intorno a esso intonavamo gli inni. Fu lì che io imparai certi atteggiamenti, chiamateli pregiudizi se volete, che non perderò più: che la ricerca della conoscenza vale l'atto in sé; un interesse per la medicina e le malattie, e la teologia; la convinzione (anche se non ho mai creduto nel sovrannaturale almeno consapevolmente) che la vita sia governata da forze misteriose; un'antipatia per gli estranei e per le bande di goliardi; infine, un disprezzo per gli uomini d'affari e per tutti coloro che lavorano per il profitto invece che per il salario (mio padre esercitava nella struttura sanitaria pubblica, non in quella privata). La biblioteca di mio padre, non soltanto mi ha insegnato a leggere, ma ha dettato le mie scelte di lettura. Non era la biblioteca di un uomo di lettere, né di uno specialista di qualche settore, si trattava invece di un'eterogenea collezione di libri riguardanti discipline diverse, e comprendeva solo pochissimi romanzi. Di conseguenza il campo della mia lettura è sempre stato ampio e casuale, niente affatto accademico, e in generale non letterario. Da fanciullo la poesia non mi interessava, avevo invece una passione per le parole, più lunghe erano meglio era, e le mie zie inorridivano a sentirmi parlare come un professore di geologia. Oggi le parole agiscono a tal punto su di me che un racconto pornografico, per esempio, mi eccita sessualmente più di quanto non riesca a fare una persona. Oltre che di parole, mi interessavo quasi esclusivamente di miniere e dei loro macchinari. Fino all'adolescenza invece, le persone non mi hanno interessato. Il mio interesse e la mia competenza erano tali che riuscii a far credere non solo a me stesso, ma anche ai miei genitori, che il mio fosse un interesse scientifico autentico e che avevo le doti per diventare, quello che dicevo che sarei diventato: un ingegnere minerario.Uno psicologo, notando che non ero affatto portato per la meccanica applicata, avrebbe capito che il mio interesse era simbolico. Dai quattro ai tredici anni vissi una serie di amori appassionati con raffigurazioni, ai miei occhi particolarmente attraenti, di turbine idrauliche, spolatrici, frantumatori meccanici, eccetera, e non mi sentivo mai emotivamente felice come quando ero sottoterra. Lo stesso psicologo sarebbe anche risalito facilmente ai complessi che erano causa di queste infatuazioni, ma ciò che era importante per il futuro non era la causa della nevrosi, quanto il fatto che avessi scelto di esprimere i miei conflitti con fantasie simboliche, invece che con l'azione o in altri modi. Oggi non posso fare a meno di guardare qualcosa senza ricercarne la sua relazione simbolica con qualcos'altro. Dubito che una persona che abbia entrambe queste passioni, quella per la parola e quella per il simbolo, possa diventare qualcosa di diverso da un poeta. Ad ogni buon conto, quando ali' età di sedici anni un compagno di scuola mi chiese casualmente se scrivevo poesie, io, che non avevo mai tratto piacere né dal leggere né dallo scrivere un solo verso, decisi all'istante che la poesia era la mia vocazione, e anche se quando osservo il mio lavoro mi riempio spesso di vergogna e di disgusto, so che, per quanto male io possa scrivere, farei ancora peggio qualunque altra cosa, e che l'unico modo in cui riesco a vedere con chiarezza nelle cose è attraverso la parola e il simbolo. La mia formazione politica cominciò all'età di sette anni, quando venni mandato in collegio. Ogni ragazzo inglese della middle class diventa per cinque anni membro di una tribù primitiva governata da demoni benevoli o maligni, e per altri cinque anni cittadino di uno stato totalitario. Era la prima volta che mi trovavo a contatto con il mondo degli adulti al di fuori dalla cerchia della famiglia e mi accorsi che si trattava di mostri pelosi con voci terrificanti ed eccentriche abitudini, completamente irrazionali quanto ai loro attacchi d'ira e di buon umore e, così pareva, dotati di un potere assoluto di vita e di morte. Coloro che trascorrono la vita a insegnare ai ragazzini in qualche zona sperduta del paese, e a distanza di sicurezza dai loro genitori, si comportano in modo tale che in una società normale finirebbero rinchiusi. Quando lessi in un libro di storia di re Giovanni che per la rabbia masticò una stuoia di giunco, non ne fui minimamente sorpreso: difatti era proprio il modo in cui si comportavano i maestri. Così, a dispetto di tutto quello che ho appreso da allora, nel profondo rimango convinto che i politici siano dei pazzi pericolosi, da evitare ove possibile e da assecondare discretamente nell'umore; soprattutto sono persone alle quali non si deve mai dire la verità. In una public school inglese non esiste classe economica, ci sono invece rigide divisioni di classe basate sull'anzianità. La matricola comincia come membro del proletariato, servo e sfruttato, poi al terzo anno ascende alla borghesia rispettabile e col quinto, se è politicamente affidabile, è diventato un poliziotto con responsabilità o un funzionario pubblico, onorato dalla confidenza del Gabinetto che può persino arrivare a chiedere il suo parere. Uno straordinario laboratorio per lo studio dei sentimenti di classe e dell'ambizione politica. Uno Stato simile sembra essere del tipo di quello in cui ciascun individuo dispone di pari possibilità di avanzamento, e la ricompensa sociale dipende unicamente dai suoi meriti. Pur essendo senz'altro da preferire a uno in cui la posizione sociale è fissa, non è certamente Utopia. Imparai presto a distinguere tre tipi di cittadini: il politico, l'apolitico e l'antipolitico. Il politico è quello i cui valori coincidono con i valori dello Stato. A scuola è un tipo sportivo, molto socievole, ambizioso ma non troppo, morale ma non troppo. Ascende rapidamente la scala sociale, diventa un amministratore competente e poco immagina-

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