40 SAGGI/ AUDEN rato. "Quello che voglio, il mondo esterno non me lo può dare. Dunque quello che voglio è sbagliato. Il Desiderio di Morte: al di là di ogni confronto la cosa migliore sarebbe non essere mai nato." I miei bisogni, al contrario, fanno partedellarealtàcomequalunque altra cosa. È falso dire che desideriamo davvero ricongiungerci al ventre materno. Ci immaginiamo che la libertà sia questa, perché questa è stata la nostra prima esperienza di Unità, e soltanto sulla base del passato noto ci possiamo raffigurare il futuro ignoto. In principio il neonato considera i suoi arti come appartenenti al mondo esterno. Una volta che ha imparato a controllarli, 'li riconosce come parte di sé. Ciò che chiamiamo "Io" è in effetti l'area sulla quale la nostra volontà opera direttamente. Perciò, se abbi-amo un mal di denti, ci sembra di essere due persone, I '"Io" sofferente e il mondo esterno e ostile del dente. Un uomo non possiede mai completamente il suo pene. Il Dittatore che dice "Il mio popolo": lo Scrittore che dice "Il mio pubblico". La gente ci appare "reale", ovvero parte della nostra vita, nella misura in cui siamo consapevoli che le nostre rispettive volontà si influenzano a vicenda. Una parte della nostra conoscenza della realtà avviene automaticamente tramite inevitabili contatti personali. Quella restante, tramite l'uso dell'intelletto. L'intelletto, rivelandoci insospettabili relazioni tra fatti oei quali non abbiamo alcuna esperienza personale, e quindi emotiva, e quelli di cui, invece, l'abbiamo, ci rende possibile sentire e dunque essere condizionati dai primi nelle nostre azioni. Esso amplia l'orizzonte del cuore. Definizioni religiose di salvezza (ovvero Unità o Libertà) quali "Il Regno dei Cieli", "Nella Sua Volontà è la nostra Pace", sono le migliori, perché sono quelle più generali. Essere salvati significa desiderare soltanto ciò che si ha già. Essere malvagi o nevrotici secondo il senso morale o popolare è desiderare quello che la maggioranza non desidera. Essere malvagi o nevrotici in senso religioso o reale è desiderare quello che non si può avere. Questi spesso coincidono, anche se non sempre. Persino l'asceta che condanna tutti coloro che consciamente inseguono prestigio, potere e l'amore delle donne è meno pernicioso dello psicologo che condanna come nevrotici tutti coloro che non lo fanno. Non giudicate. Il nevrotico è qualcuno che trae delle conclusioni generali sbagliate sulla base di casi particolari. X, che una volta fu schiaffeggiato ingiustamente da suo padre, cresce con l'idea che il mondo lo debba per forza trattare in modo ingiusto. Talvolta l'identificazione è soltanto parziale: paure simboliche- aragoste e castrazione. La salvezza è una sola, ma le vie che conducono a essa sono tante quanti i tipi diversi di persone. Tre tipi di persone: tre vie di salvezza. Vi sono quelli che la cercano: 1) attraverso la manipolazione di cose: l'agricoltore, l'ingegnere, lo scienziato. 2) attraverso la manipolazione di altri esseri umani: il politico, l'insegnante, il dottore. 3) attraverso la manipolazione delle Loro stesse fantasie: l'artista, il santo. Ciascuno combina queste tre vite in proporzioni variabili, per esempio: quando mangiamo siamo scienziati, quando siamo in compagnia, politici, quando siamo da soli, artisti.,Ciononostante le proporzioni variano sufficientemente da far sì che gli individui abitino mondi talmente diversi da incontrare gravi difficoltà nel comprendersi gli uni con gli altri. La Scienza consiste essenzialmente nell'esercitare le facoltà che assicurino la nostra esistenza fisica nel mondo materiale. Il neonato che cerca il seno è uno scienziato. L'arte è la vita spirituale, resa possibile dalla scienza. La felicità materiale è creata dalla scienza. La felicità spirituale è creata dal!' arte. La politica, che non crea nulla, è tuttavia una tecnica per la loro diffusione. L'uomo medio, l'uomo della strada, è la persona che nei confronti dell'esperienza ha un atteggiamento passivo: la sua conoscenza si limita a ciò che gli giunge in maniera automatica dall'esperienza personale diretta. Lo scienziato, l'artista e il politico veri sono intellettuali, ovvero tentano di estendere la loro esperienza al di là di ciò che è immediatamente dato. Tutti noi siamo uomini medi quando usciamo dai nostri campi specifici. Se non siamo dei politici non riusciamo a comprendere la politica che non sia quella delle relazioni personali, se non siamo artisti non riusciamo a comprendere l'arte che non rifletta Lenostre fantasie private, se non siamo scienziati siamo disorientati di fronte alla scienza che non si basi soltanto sul senso comune dell'esperienza. Il "Lavoro" è azione impostaci dalla volontà di un altro. "Se non fai questo, non ti darò di che mangiare. Se non impari questo verbo irregolare, ti picchierò." Quando andavo a scuola per me le lezioni erano il gioco. Il lavoro era giocare a calcio. Lo scopo di ciascuno di noi è quello di vivere senza lavorare. Per far questo si deve aver ereditato oppure rubato del denaro, oppure bisogna (è necessario) convincere la società a pagarci per fare quello che ci piace fare, ovvero giocare. li vero scopo del politico (il politico di professione, oppure l'insegnante, il medico, ecc.) dovrebbe essere quello della creazione di una società nella quale nessuno sia costretto a lavorare, in cui ognuno, cioè, sia conscio di ciò che gli piace fare, e non si renda necessario fare nient'altro. Il politico che comincia ali' altro estremo e cerca di persuadere gli uomini che è loro dovere sociale farsi piacere quel che è necessario sia fatto (o più spesso quello che lui pensa che sia necessario) è un tiranno. Quante volte capita di sentire un giovane senza alcun talento rispondere quando gli viene chiesto cosa voglia fare nella vita: "Voglio scrivere". Ciò che in realtà intende dire è: "Non voglio lavorare". Anche la politica e la scienza possono essere gioco, ma l'arte è quella che dipende meno dalla buona volontà degli altri e sembra la più semplice. La Torre d'Avorio. Come la virgola decimale questa è in effetti soltanto un utile concetto matematico, ovvero non esiste nel concreto, ed ha il significato di completo isolamento da tutta l'esperienza. Nella vita reale quello che le si avvicina di più è la schizofrenia. La torre d'avorio più comune è quella dell'uomo medio: lo stato di passività nei confronti dell'esperienza. Possiamo giustamente accusare i poeti degli anni Novanta di essersi chiusi in una torre d'avorio, non perché dicevano di essere apolitici, ma perché il segmento di vita che essi scorgevano come poeti era soltanto un piccolo frammento. Laddove la politica e la scienza, a dire il vero, le vedevano da uomini medi della loro posizione sociale, educazione e reddito. "Sapere molto di qualcosa e un poco di tutto il resto" è una massima putrescente. Piuttosto, prima si scopra che so1ta di persona si è, e poi si impari a vedere tutto attraverso la luce della dote di cui si dispone. Si distrugge la propria torre d'avorio
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