Disegno di Nicolò D'Alessandro idol cotologo della mostra tenuta o Mosco nel 1988) Decise di aspettare. Il servitore portò via il cavallo. Montjoy si sedette su un muretto di pietra a fissare il cielo. Poi si incamminò verso il frutteto dove, vicino agli alveari di Cecile, c'erano boccioli di melo in fiore. Per molto tempo l'andirivieni delle api assorbì la sua attenzione. Cercava di immaginarsi la vita dentro un alveare. Decise che la cosa alla quale Cecile somigliava di più nel mondo naturale era uno sciame di api. Si muoveva in un modo che non riusciva a capire completamente, eppure aveva sempre uno scopo preciso. Ceci le lo trovò nel frutteto. Si era addormentato al sole e stava sognando il mare. Quando si risvegliò e si trovò davanti Cecile credette, per una frazione di secondo, che Ceci le fosse una nave a vele spiegate che si allontanava dopo averlo superato. Cecile rideva. Montjoy si rese conto di quanto dovesse apparire ridicolo, addormentato sull'erba come un pastorello. Si affrettò a rialzarsi, si lisciò la giubba e si passò una mano tra i capelli, disperatamente alla ricerca di qualcosa da dire. Prima di riuscirci, Cecile gli tese le mani affinché lui le prendesse. Montjoy notò che la faccia di Cecile era raggiante e che gli occhi le brillavano. Portava un abito bianco. "Amico mio!" disse "sono così felice di trovarti qui! Così felice! Che gioia trovarti addormentato come un bambino. Sono così agitata. Non si vede? Sono in uno stato di gioia perfetta!". "Davvero Cecile?" STORIE/ TREMAIN 35 -~-~-:=-_:::i~:;;" -·•'-'-~,·f::f~~?~ :-.- -··~ - . ';'::;;::'~~Jt~ià;~ ~-;"··.~:~J . " -~-...'"· I "•" .... '\,,, ....... ' ; . ~~·:'Jl.'..i::,; ::__--;--:.·':;_ ~~ "Sì! E tu sei proprio la persona con la quale voglio condividerla. Sei stato sempre un caro amico per me e ora posso darti le mie meravigliose novità! Che giorno è oggi? Ricorderò questo giorno per sempre. Per l'eternità. Ora chiedimi perché!" "Perché Ceci le?" "Perché oggi pomeriggio il Duca di Granvilliers mi ha chiesta in moglie. Sto per sposarmi! Avrò una vita meravigliosa!" Cecile lasciò andare le mani di Montjoy e si allontanò a passi di danza dal frutteto, agitando le braccia sopra la testa. Montjoy vide che anche le scarpe di Cecile quel giorno erano bianche e gli venne in mente che l'erba le avrebbe macchiate. L'erba sembrava asciutta, ma non lo era. Poteva sentirne l'umidità sulle natiche, contro le scapole e lungo la spina dorsale. Agincourt. Ottobre I 4 I 5. Ritornando al galoppo, Montjoy si lascia presto alle spalle gli odori e i rumori dell'accampamento inglese. Non si ferma a guardare né il campo né il bosco. Non pensa alla battaglia che sta per scoppiare, ma alla voce che può avere un cervo volante. Nella casa sull'albero Roland inventa le voci del vento e delle stelle. Ci sono stelle che non parlano, sbadigliano soltanto. Il Delfino sta pranzando con i suoi favoriti. Stanno mangiando dei merli. "Dio, Montjoy", dice il Delfino, "sei stato via un'eternità. Cosa è successo?". Montjoy è accaldato per la cavalcata. Sente il sudore tra i capelli.
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