Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

32 MERRYENGLAND Rose Tremain LA MISSIONE DELL'ARALDO MONTJOY traduzionedi StefaniaTomassini Nata a Londra nel 1943, Rose Tremain, finora mai tradotta in italiano, è autrice di sei romanzi, di due {accolte di racconti e drammi radiofonici e televisivi. Con Restoration, un romanzo ambientato nel Seicento, è stata finalista del Booker Prize nel 1989. Vive a Norwich, dove insegna creative writing all'Università di EastAnglia. L'ultima opera, Sacred Country, pub bi icata nel 1992, esplora iI tema della transessualità nella storia di una ragazzina che decide di voler essere uomo. Un terreno nei pressi di Agincourt. Ottobre 1415. Non deve andare lontano. Gli accampamenti dei due eserciti si trovano a poco più di un miglio di distanza. Sono così vicini che di notte, nella gelida quiete, tutti possono udire le risate, le imprecazioni e le grida del nemico. Sono come famiglie di contadini, vicini di casa, che si spiano a vicenda al chiaro di luna. I francesi fanno più rumore degli inglesi. Sono più numerosi, hanno più liquori e sembra che conoscano più canzoni. L'araldo Montjoy si allontana dall'accampamento francese, attraversa il bosco verso destra nella direzione di Maisoncelles e si ferma tra gli alberi ad ascoltare. Sente un gran martellare proveniente dall'accampamento inglese. Pensa che i soldati esausti stiano provando a costruire delle capanne con rami di olmo. Gli viene in mente suo nipote, il piccolo Roland, che ha costruito una casa sugli alberi. Non avendo figli, Montjoy ama Roland come un figlio. Ha provato a spiegargli quello che fa. Gli ha detto: "L'araldo è uno che guarda. È importante capirlo. È lui che sorveglia le manovre degli eserciti, anche se non ne fa veramente parte. Non è un soldato, ma un uomo separato dagli altri". Poi arriva una mattina, imbiancata di brina come sale, in cui l'araldo Montjoy è convocato alla tenda del Delfino. Il Delfino gli ordina di attraversare i campi a cavallo fino all'accampamento nemico, e di cercare di sapere se il re inglese è disposto ad offrirsi in riscatto per salvare da una sicura sconfitta il suo esercito malridotto. La tenda del Delfino è sontuosa di drappi blu e oro. Il Delfino si esercita agli attrezzi anche mentre parla. Uscendo dalla tenda, Montjoy sente che dice al duca di Alençon: "Dio, mi sento proprio in forma". L'araldo Montjoy monta a cavallo. Il terreno che deve attraversare è stato appena arato ed egli teme che i I cavai lo possa incespicare sui solchi gelati del ten-eno. Una foschia densa e opaca avvolge i campi e l'araldo vorrebbe che non ci fosse neanche questa. La foschia e lo spesso strato di gelo danno al giorno un aspetto particolarmente insolito. Un terreno nei pressi del feudo di La Vallée. Aprile 1412. Non deve andare lontano. La casa dei suoi genitori si trovava a poco più di due miglia di distanza dal feudo dove viveva Ceci le.Montjoy e il suo cavallo conoscevano la strada a memoria, passo dopo passo. La maggior parte della strada era in discesa e Montjoy poteva scorgere la casa in lontananza già prima di arrivarvi. I suoj pensieri arrivavano prima di lui per posarsi leggeri come uccelli sul capo di Ceci le, sulle sue spalle e sui suoi piedi avvolti da scarpine colorate. Era così... meravigliosa. Nel corso dei viaggi tra le due case cercava di immaginare a cosa potesse assomigliare Cecile, nel mondo naturale o nell'immaginazione umana. Ammesso che davvero fosse esistito qualcosa di paragonabile a lei. Si chiedeva se potesse paragonarla a un lago di ninfee dove, in profondità, luccicavano pesci argentei. O forse somigliava a una meridiana, infallibile eppure sempre impegnata nell'adorazione di cose effimere, a parlare del tempo che vola? Decise che non c'era niente e nessuno che fosse strano e bello come lei. Nemmeno il paesaggio attraverso cui Montjoy e il cavallo dovevano passare, con i campi in fiore, il ruscello limpido, i boschi solitari e l'aria profumata. Nemmeno i suoi sogni nei quali spesso metteva le ali per librarsi in volo sopra la Francia. No. Per lui Cecile era più di tutto questo. Custodiva le api domestiche in alti alveari nel frutteto del padre. Quando si occupava delle api, il suo cappello aveva un velo di garza sottilissima che le cadeva fino ai piedi ricoprendola tutta e ogni volta che Montjoy sognava di volare sopra la Francia sotto di lui c'era Cecile che camminava vestita unicamente del suo velo di garza. Era sicuro di voler sposare Ceci le. Doveva possederla: corpo, anima, sottane, api, il suo armadietto delle scarpe. Non poteva più aspettare. Era un bel ragazzo dai capelli soffici e scuri, labbra pronunciate, e non aveva dubbi che, quando avesse proposto a Cecile di sposarlo, lei avrebbe accettato. Avrebbe detto a suo padre: "Signore, in capo a due o tre anni aspiro a diventare capo araldo di Francia. Non credo sia un vanto ingiustificato". Agincourt. Ottobre 1415. Il cappello di Montjoy ha una strana foggia, blu indaco con alamari di velluto che gli ricadono proprio davanti all'occhio sinistro e, quando il cavallo va al galoppo, rimbalzano su e giù. Questo oscillare del cappello azzurro, mentre avanza nella nebbia gelida, lo irrita profondamente. È come se tutto, in questa freddissima giornata, stesse cospirando contro di lui per offuscargli la vista. Vorrebbe che fosse notte e che fosse la luna piena a illuminargli la strada assieme alle canzoni e al martellare degli inglesi. Sente che se così fosse, riuscirebbe a vedere e a pensare più chiaramente mentre invece, con questa nebbia, attraversando

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