26 STORIE/ BERGER le coma che sento sotto le dita cresceranno e lui camminerà sulle zampe posteriori cercando di mangiare la luna. Era mattino presto a Troy. Un uomo si arrampicava su sottili pioli metallici dentro una stretta torre appena un po' più larga delle sue spalle. La torre era trasparente, le mura fatte di aria. La scala assolutamente verticale. L'uomo nella sua tuta azzurra si confondeva col colore del cielo. Aveva grandi baffi neri che sua figlia Chrysanthe si divertiva a puntare con l'indice gridando: "È un corvo che vola!". L'uomo si chiamava Yannis. Si arrampicava verso il cielo con una sacca sulla spalla con dentro del pane, una fetta di agnello e del succo d'arancia. C'è un momento, al mattino presto, prima che sia stato versato molto sangue, prima che la spietatezza dei forti abbia raggiunto il culmine; quando i giocatori della notte dormono finalmente liberi dalla tristezza, c'è un momento in cui il nuovo giorno appare quasi innocente. Portarsi da mangiare sulla gru era severamente vietato perché si pensava incoraggiasse l'uso degli alcolici. Yannis però era uno che faceva quello che voleva e non badava alle regole degli altri. Se riuscivano a trovare un gruista più esperto di lui, che facessero pure! Sotto di lui, le automobili che percoJTevano Park Avenue si muovevano lentamente in entrambe le direzioni, ed erano così attaccate l'una all'altra che alla luce del mattino sembravano serpenti giocattolo di metallo. Sul tetto piatto della stazione di polizia di Cauchy Street, tre poliziotti in tuta da ginnastica facevano esercizi. Arrivato in cima alla torre, Yannis uscì sulla piattaforma perforata davanti alla sua cabina. Gli piaceva far colazione in cielo, da solo. Gli dava la possibilità di porsi comodamente alcune domande. Come poteva eliminare gli scarafaggi che infestavano il suo appartamento? Ricomparivano tutte le notti, e due volte le sue figlie si erano svegliate urlando con le bestie nei capelli. Tirava un vento di mare e nuvole bianche venivano sospinte verso nord come fiori di ovatta. La gru oscillava dolcemente ma era ben salda. Quanto agli scarafaggi il problema era che Yannis non sopportava l'odore dell'ammoniaca. Gli faceva venire l'emicrania. Eppure tutti giuravano che fosse l'unico rimedio. Murat il turco sosteneva che c'era una polvere inodore contro gli scarafaggi. Doveva chiedergliene il nome. Yannis era il manovratore della gru principale. I grandi cantieri a Troy usavano gru a due bracci. La gru principale era di circa dieci metri più alta dell'altra, che aveva un braccio più lungo. Il braccio di quest'ultima poteva passare sotto quello principale. Di conseguenza, i bracci delle due gru, quando erano azionati in contemporanea, potevano servire la stessa zona senza neppure sfiorarsi. Mentre faceva colazione su in cielo, Yannis scrisse una cartolina a sua madre: "Buon compleanno, mamma. Tra qualche settimana ti spedirò un biglietto aereo. Volerai su un mare scuro come il vino. VeITÒa prenderti ali' aeroporto. VeITai a stare con noi. Chrysanthe e Daphine non vedono l'ora di conoscere la nonna. Ti farò attraversare il Ponte Nuovo - guarda l'immagine sulla cartolina- per andare alla grande chiesa di Santa Barbara. Sonia aspetta un bambino per novembre! Stavolta forse sarà un nipote. Ti sto scrivendo dalla mia gru". Molto più in basso, in direzione del suo piede sinistro, un gruppo di operai con i caschi gialli beveva il caffè da tazze di cartone. Tra questi c'era Sucus. Erano seduti all'ombra di un portico, che molto tempo prima era stato l'ingresso al mercato dell'argento della città. Il giorno non era ancora caldo. Alcuni portavano pantaloni corti, le gambe scure come cammelli. Il greco lassù è un tipo in gamba, qualcuno aveva detto a Sucus, figurati che con la sua fottutissima gru da quaranta tonnellate riesce a stappare una bottiglia! "Non sono nato ieri", disse Sucus. "Newborn non era nato ieri!" replicò uno col fazzoletto rosso legato al collo. "Così, lui non ci crede!" disse un altro che aveva attaccato sul casco la foto di una pin-up dai seni nudi come grappoli di nuvole. "Ehi, Newborn !, quanto tempo puoi reggere un litro col braccio steso così?" "Quanto ce la fai tu." "Quanti minuti?" "Sette, otto." "Se resisti per cinque minuti, ti paghiamo la biITaa pranzo." "Dammi la bottiglia." "Se non ce la fai, paghi tu per noi", disse l'uomo con la dea sul casco. "Per tutti!" "Sì, per tutti." "È piena d'acqua, acqua normale?" "Acqua di rubinetto. Un chilo, più la bottiglia." "Dov'è il trucco?" Newborn pensa che c'è un trucco. Non c'è nessun trucco. Non devi fermarti, questo è tutto. Devi tenerla su. Per cinque minuti. "Con quale mano?" "Con quella che preferisci. Tienila diritta." "Chi ha un orologio?" "OK. Comincia." Sucus, in piedi, teneva la bottiglia con la destra, il braccio teso in fuori, dritto dalla spalla, come una gru. "Un minuto!" Sucus strinse la bottiglia un po' più forte. "Due!" Newborn dice che resisterà per sette minuti. Riusciva a percepire la forma e la durezza del muscolo della spalla mano a mano che si ingrossava come un nocciolo in un frutto. "Tre minuti." Ora faceva male. Non il peso. Quello era niente. Era il nocciolo nella spalla che spingeva per essere spostato. Girò leggermente la testa per sbirciare il braccio. "Non ce la farà." Lungo l'asta della gru secondaria, che pendeva da due cavi, Sucus leggeva e rileggeva le parole: PENSATE ALLA SICUREZZA. PENSATE ALLA SICUREZZA. Qualsiasi cosa pensasse passava in fretta e si lasciava dietro vuoti secondi senza parole. Tutti guardavano la sua faccia rossa e contratta. Una rondine volò sul tetto del portico. Per una frazione di secondo Sucus guardò in alto per cercarla. Riconobbe un nido dello stesso colore del cemento. "Rondini, due ali che trasportano un'anima, perciò volano così veloci" diceva suo padre. "Quattro minuti!" Il problema del dolore non contava più. Il problema era come tenere il braccio sospeso. Niente lo teneva su tranne un pensiero. Il pensiero era una sola parola, ripetuta all'infinito: SU! "Newborn sta perdendo l'equilibrio!"
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