riproduce, scomponendosi graficamente, lo scarto tra quanto Corker pensa e quanto dice. Il mondo onirico, in cui egli torna a diventare un Lancillotto, vive parallelo a quello dell'ufficio. Il suo io è sospeso tra il desiderio di uscire dal vuoto e la paura del confronto. La "nuova" identità è un'ipotesi proiettata nello spazio vuoto dell'ufficio. Le opere preparano al grande romanzo modernista G.:A Nove/, che conclude la prima fase e guadagna a Berger il Booker Prize: un successo attutito dalla sua spartizione del premio con le Pantere Nere. "Non so se sarà letto come un saggio, un romanzo, un trattato, o come la descrizione di un sogno" diràBerger. L'opera è un "romanzo storico", trasfigurato dalla sperimentazione stilistica, che mira a raccordare l' esperienza individuale con quella collettiva. L'intento di rappresentare la "contemporaneità della storia" ("Il passato deve vibrare nel presente ... i ricordi non si possono separare") prende forma nella simultaneità biografica di G., il protagonista. li tentativo è quello di ricercare al di là del "flusso lineare" "un modo più complesso di rendere il passaggio del tempo". "La nuova proiezione geografica del futuro del mondo, l'estensione spaziale dell'ineguaglianza, dello sfruttamento, rende necessario il racconto della storia non più soltanto nel suo svolgersi nel tempo ma 'attraverso il tempo', nei rapporti con gli eventi simultanei". Ogni storia "non può essere più raccontata come storia singola". Più che un "attacco al realismo", il nuovo stile era dunque "il modo nuovo di rispondere alle circostanze". Un "modernismo marxista", come è stato detto. G. è misterioso, attraversa la Storia, ma è dovunque uno "straniero", comunica solo la presenza fisica, è immune da moralità, sua unica identità è il desiderio. Moderno Don Juan, G. interroga la natura della libertà. "Fa l'amore ... per distruggere la società nella sua mente." Per Berger, i Don Juan intervengono quando la società è stagnante. Diventano una forza sovversiva ma dipendono dall'organizzazione sociale di "genere" che essi minacciano. Figure in sé rivoluzionarie dunque, ma prive di sviluppo politico. Come il potenziale rivoluzionario del Cubismo, così anche quello di G. verrà travolto dallo scontro tra le grandi potenze. Sarà lavorando a A Seventh Man che Berger concepirà la trilogia insieme alla decisione di trasferirsi, nel 1974, nelle Alpi francesi. "Mi accorsi che la maggior parte degli emigrati era di origine contadina. Capire il loro mondo era capire il nostro tempo. li secolo dello sradicamento". Esaurito lo sperimentalismo di G. dice: " ... mi trovavo in una posizione differente ... sentii che era necessario tornare a una forma di narrativa più tradizionale". Il tema richiederà un adeguamento di tecniche e di linguaggi. "Quando intrapresi il primo libro volevo scrivere un romanzo ... ma la materia me lo impedì." La trilogia prende il via dalla storia del villaggio di Brine in Le tre vite di Lucie, continua con la sua modernizzazione in Once in Europa e prosegue fino all'emigrazione nella megalopoli globale in Lilac and Flag. La metropoli si chiamerà Troia, città fatta di squallori e delitti, con ladri e spacciatori sullo sfondo . Figure, queste, apparentemente marginali, in realtà centrali, perché mettono in piazza i conflitti, come centrale è la Cocadri I le, la strega nana, come centrale nella fondazione della modernità è la classe contadina. Le parole del titolo della trilogia, Inta Their Labours, sono tratte da un versetto del Vangelo di Giovanni che racconta un'ingiustizia. Trasmettere la consapevolezza della responsabilità collettiva di quest'ingiustizia è il gesto politico della trilogia, perché il narrare, appunto, non rimanga "commercio di parole", né sia solo vana nostalgia. All'idea dell'andamento ciclico del tempo, proprio di quella cultura, si adegua la struttura della storia del villaggio secondo un complesso di racconti, che si anticipano e si riprendono, fino a che tutto il villaggio non viene rappresentato insieme ai suoi morti.L'interesse di Berger per la narrativa popolare è connesso, oltre che alla sua polifonia e all'essere infieri della tradizione orale, anche al suo inglobamento dell'azione presentificante della cronaca. Questa riporta il passato, non come reminiscenza, ma nella sua articolazione con il presente, "coniugando l'effimero con la lunga durata". Lesceltedell'insiemedi racconti nel primo e secondo libro,e poi dell'innesto nella forma del romanzo di pezzi di stampo epico, nel terzo libro, sono connesse anche alle fasi dell'odissea contadina. È infatti con il cambiamento (I' emigrazione) che Berger fa coincidere l'uso del nove/, genere cui è inerente l'orientamento in avanti che fagocita il pregresso. In Lilac and Flag sono infatti i racconti della vecchia del villaggio, paralleli al flusso del romanzo, che "identificano", narrandone le origini, STORIE/ BERGER 25 i protagonisti "senza storia". La voce della vecchia è simbolica. Il suo "stare fuori" non è astrazione ma luogo di giusta opposizione delle esperienze contrapposte di campagna e metropoli che accosta scoli di stalle e fogne di baraccopoli, mattatoi e camere di tortura, mettendo a lato margini e centri, vite "invisibili" e "segni dispersi". Campagna aspra, quella del primo libro, Le tre vite di Lucie, fatto di solidarietà e pettegolezzi, di credenze, funerali e matrimoni, di uccisioni di maiali, riti e sogni: tutto a comporre "l'autoritratto vivente" del villaggio dominato dall'inquietante Cocadrille, che, assassinata dopo l'esperienza in città, tornerà a vivere una "terza vita"; un testo con saggi storici sulla classe contadina, e poesie e schizzi accanto ai racconti, per meglio narrare un'esperienza che andrà poi dissolvendosi in Once in Europa. Qua toni lirici e prosa scarna tornano a raccontare storie d'amore tra contadini, gente di città e immigrati. Amori insoliti e distruttivi. Amori intensi, come nel racconto che dà il titolo, dove una vecchia ricorda i suoi uomini uno ucciso in fabbrica e l'altro mutilato. Amori e solitudini, mentre l'erba cattura nei "sussurri ... /il sangue degli addii". L'amarezza diventerà vuoto del futuro in Lilac and Flag. Dovunque grattacieli, e gli spazi infiniti della periferia, ed al centro della metropoli la gru, col manovratore che osserva gli aerei che vanno verso il passato e guarda al mare come a una promessa. Nessuno ha dimenticato in questa esistenza senza tempo, ma oggi, chiede: "come misurare/ la stagione/ nel calendario/ della tua assenza?". Al figlio che cerca il senso della sua vita "sospesa" nella denominazione del luogo in cui vivono ora, l'immigrato Clement risponde: "Non chiedermelo figliolo ... non lo so ... questa non è Storia ... è una specie di attesa". Nella toponomasticadellacittàgli echi dell'Europa: Budapest, Alexanderplatz .... Gli spazi messi in scena: il penitenziario, l'ospedale, la stazione di polizia ed il cantiere. E questo è l'unico luogo in cui "si passa dall'io ... al 'noi"' giacché, "l'identità in futuro ... non sarà forse da ricercare più nel nome ... né nel territorio ... bensì nell'esperienza comune ..." John Berger continua a raccontare il cambiamento. (Daniela Corona) Di John Berger "Linea d'ombra" ha pubblicato il racconto Boris, nel n. 9 dell'aprile 1985, I limiti del successo. Apropositodi Schindler's List, nel n. 94 del giugno 1994, e Storie necessarie in cerca di voce, un'intervista con Maria Nadotti, nel n. 95 del luglio 1994. Oggi sono andato nella stalla. Avevo sentito una capra scalciare. Mi fanno impazzire in questi giorni, pisciano sul fieno che gli porto, saltano nella mangiatoia, si urtano corna contro corna, proprio come fanno le capre a Pasqua. Ed era lì, quando ho aperto la porta della stalla, era lì la mia nerina, larga per quanto è lunga, i fianchi sporgenti, le quattro zampe ravvicinate in un piccolissimo spazio, che spingeva col collo allungato e la testa bassa, mentre dal!' altra estremità il becco della pancia annaspava nell'aria e si-spalancava, e la testa del capretto era già fuori. L'ho tirato dalle zampe anteriori calde e appiccicose d'amore e lui mi è scivolato tra le mani dolcemente come una pantofola viene via da un piede. Pesava otto chili buoni ed era bianco e marrone. Dopo due minuti era sulle quattro zampe: ha tirato fuori due lunghe orecchie come fossero un bastone per tenersi in equilibrio e ha fatto il primo salto. I capretti nascono nell'aria. Nel frattempo la madre, che stava per buttar fuori il secondo figlio ma prendeva ancora un po' di tempo, ha girato verso di me la sua testa inutile e mi ha guardato con le lunghe pupille nere prive di qualsiasi espressione tranne una insolente e distante curiosità. Mi ha guardato a lungo e intensamente. Cosa accadrà, chiedeva, non a te o alla scopa, alla pala o allo sgabello, ma a me? Aveva la vescica piena come una campana piena di suoni. Le ho detto che
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==