Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

16 DALLABOSNIAEDALL'ERZEGOVINA Stevan Tontic Una stanza a Berlino Un letto di ferro. Un armadietto. Un lavabo. Un tavolo. Un posacenere. Un Rilke poi una grammatica tedesca e una serba o croata. E io, vivo, che non capisco le lingue. Ho appeso L'angelo Bianco di Mileseva sul muro. Quell'angelo a Berlino! La notte sta all'erta. E resta sospeso, libero. La mattina uomini severi lo tirano giù. All'Ultima Cena: formaggio francese, carne prussiana. Un coltello da Grdanovci. Temperato da mio padre. li sangue è stato cancellato. La chiave è nella serratura. I fascisti sono andati a letto. I fantasmi festeggiano. La TV mostra la guerra. Le belle mti. Le ultime notizie della notte. Il piuccheperfetto. Il futuro. Il soffitto gira. Dio, devo fjnire questa birra. E cadde l'animale-mestesso. Un lamento. E continuare a morire. La soglia e la decadenza ... crollando in un abbraccio cadendo nel pozzo del Grande Animale un rotolare giù di un angelo rosa come la morte dentro a una terra blu come la morte la caduta della terra nelle ferite un marciume di carne attraverso i buchi del firmamento la caduta di un sasso nell'inesistente in un mare vuoto lo spegnersi di una fiamma il crollo dell'assurdo nel cuore di un neonato la caduta della L nella O la caduta di un agnello dentro a un leone del leone nel vecchio stupido Nulla la rottura dell'universo in travi lo spezzarsi del tetto lo sfaldarsi dei muri la distruzione delle campane delle chiese la distruzione della mano che tirava la corda la distruzione della tua voce solo la soglia rimane al suo posto piantata fermamente nelle sue fondamenta la soglia della nostra casa - l'asse dell'universo qui le bocche della mia stirpe corrono una verso l'altra maledicendoti e glorificandoti ancora glorificandoti una testa riportata dalla guerra messa di fronte a una madre qui il mio passo mormora qui perisce. Abdulah Sidran Sono un'isola, nel cuore del mondo Il mondo è vasto, i continenti galleggiano e le calamità incombono ovunque, ma questo è diverso: l'odore della foresta a nord è lo stesso dell'odore della foresta a sud, e quell'odore è diverso da qualsiasi cosa che un uomo abbia mai sentito, visto, Invano le narici si allargano (forse l'utero materno emana lo stesso odore per l'embrione?) - è l'odore di Niente che canta e piange con la stessa voce - perché amore e calamità hanno lo stesso aspetto qui, e tutto è identico. Ai cancelli, guardie che fremono, guardie che sognano in piedi (un volo, una morbida e voluttuosa ala) - ma la stessa voce li sveglierà tutti, "Sarajevo! Possa il fulmine colpirti!" - è qualcuno toccato. che implora il mio aiuto ancora. Un desperado e un uomo saggio, un bimbo, un vagabondo, e una puttana - riconciliati di fronte a me: tutto è eguale qui, tutto lo stesso. Sono un'isola, nel cuore del mondo, niente mi raggiunge, solo il suo sangue languido, solo un fremito che galleggia su tutto. Silenzio, e niente attorno. Qualcuno dovrà dopo tutto Qualcuno dovrà dopo tutto rimanere in vita. C'erano molti di noi in questo deserto, è già visibile sulla fronte di ognuno una pianta guasta che metteva le foglie. Congetturammo: ci spiano, congetturammo: Ci tengono con una lama alla gola. E già pensavamo agli assassinii. Ora imprechiamo, puntando le nostre dita biforcute ai palazzi, alle foreste, agli altopiani marciti, agli arabeschi paradisiaci Josip Osti e non succede nulla. Solo: da qualche pmte, fuggito dal nostro cuore, qualcuno lontano canta al nostro posto. La notte ci cambia la vita, cambia il mondo Hai radunato i tuoi stracci - come foglie secche hai addentato una mela e sei andata al lavoro in bicicletta sto cancellando le tue tracce notturne la luce del sole perfora la tavola di mattina facendo splendere i granelli di zucchero e sale -

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