Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

DALLABOSNIA EDALL'ERZEGOVINA 1 S QUALCUNO DOVRÀ DOPO ,uno EALTREPOESIE a curadi GiulioMarcon traduzionedi SusannaNicchiarelli Quando, alla fine del 1993, sono tornato per la ter,:a volta a Sarajevo, durante la gue1rn,dei pacifistidella città mi hanno regalato un libro: Poesia contemporaneadellaBosniae Erzegovina , dal quale sono trattealcunedelle poesie qui pubblicate. Stampatoqualchesettimanaprima-a curadelCentro internazionaleper la pace e del Pen Clubdi Sarajevo- il libroraccoglievapoesie scritteprima e durante laguerra,dai più importantipoetibosniaci.Un'impresa quasieroica stampare un libro di poesia dw·ante la gue1rn,in una città dove in quelle settimane potevi trovare le sigarette impacchettate in pagine di Tolstoj o Baudelaire:per lamancanzadicartasiusavanoper fabbricarelesigaretteanche le bozze di libri e riviste. Eppure, alla pari del pane e dell'acqua, anche un libro, una rivista ha rappresentato(e rappresentatuttora)unbenepreziosoper i sarajevesi,avidiattraverso i libri, la cultura, l'arte - di mantenereuno spiraglio verso la vita no1malee aperta la speranzadella ricostruzionedi una Bosnia multiculturale e multietnica.Un soloesempio: il Festivalculturaled'inverno di Sarajevonon siè interrottodurantelaguerrae anchesenzacorrenteelettricae sottolegranate, sisonocontinuateapromuoveremostredipittura,sisonoorganizzatispettacoli teatralie musicali. La cultura,l'arte hannocontinuatoa rappresentareil legame con una storiadi convivenzamultietnicae cittadina. Moltihannocercatodimantenerevivaquestatradizione.GoranSimic(suo è il romanzo Sarajevo blues), sarajevese di origine serba, è rimasto nella capitalebosniacae viaggia fra Zagabriae Belgradoper riallacciarei legamitra scrittoribosniaci,serbie croati.AbdullahSidran(sceneggiatoredi Tiricordidi Dolly Bel/?), anche, è 1imastoa Sarajevo,ma il suo amico Kusturica(regista dellostessofilm)seneèandatoaBelgrado, sposandolacausaKaradzic.Alcuni sodaliziartisticisi sonorafformti,altJisi sonodefinitivamenterotti,sottoilpeso della gue1rnetnica e nazionale. La gue1rn- inquestocaso le truppeserbo-bosniache-si sono accanite contro i luoghidella cultura e della memoria della città: il 25 agostodel '92 venivabombardatalaBibliotecanazionaledi Sarajevoe 1'80% deiduemilioni di volumivenivadistrutto.Duemesiprimaera statocolpitol'Istitutoorientale: 60.000 preziosi lib1ierano andati in fumo. Tornando da Sarajevo - dopo numerosi viaggi e missioni finalizzati all'invio di aiuti umanitarie di prima necessità- l'Associazione per la pace ha decisodi dar vitaa una campagna di solidarietàcon le forzee le istituzioni culturali della città, campagna ("Sarajevo, cuore d'Europa") finalizzataalla raccoltaeall' inviodilibri,riviste,teleepennelliealladiffusionedelle loroopere in Italia. Un progetto specifico si è avviato con la Biblioteca nazionale di Sarajevo: I' UniversitàdiSienastacoordinandol'iniziativaper laricostituzione del suo pau·imoniolibrario. Poeti, mtisti, scrittori di Sarajevo, hanno continuato disperatmnentea lavorm·enellostessomomentoincui cercavanodievitaregli sparideicecchini e di u·ovm·equalcosadamangim·ee per riscaldm,i.Tra questi i poetisonostati tra i più attivi. Ora le loro poesie (molte scritte durante la guerra) vengono tradotte in italim10,e con una introduzionedello scrittoredi Mostar, Predrag Matvejevitch,darannovitaaun libro(acuradell' Associazioneper lapace),dal quale "Linea d'ombra" ha scelto alcune tra le poesiepiù belle e significative. Non sono solo testimonianze da un inferno quotidiano, rifugio dalle crudeltà della guerra. Esprimono una storia di tolleranzae un pulviscolodi tradizioni: storiche, culturali, religiose. Quelle che hanno fatto di Sarajevo croceviadi popoli, linguee culture,puntodi incontrotraorienteed occidente, cuore di un'Europa oggi allo sfacelo,che qui nonha saputodifendere i valori - di convivenza,pace, solidarietà- che ha sbandieratoa destra e a manca, senza radicarli nella concretezzadei conflittidi questo continente. I poeti di Sarajevoe dellaBosniaErzegovina sono icantoridi questa ferita,di un cuore sanguinantedi un'Europa che non c'è più. BrancoCucak Luogocomune,Babilonia Non sono vistoso. Non cantano lemie canzoni. Non sono lussurioso. Mi leggonocome un giornale. Mi piaccionolecittà. Le nascitedi mattina. I funeralia mezzogiorno. I matrimonidi sera. Mi piacciono,sì, mi piacciono le città. Il rumore, la nevrosi,le viscereoziose. Non posso scriverepoesie sullaFesta del Lavoro. Fiacchi sono i miei versi sulla Festa dellaDonna. Deboli le miequartinesulla rivoluzione. Inutili le mie canzoni sui diritti umani e sul comunismo. Mi si dovrebbe leggerecome un giornale superficialmente,a stento,e forse solo una cosa da ricordare solo il risultato,il punteggiodella partitadelladomenica. Mi piacciono,sì, mi piacciono le città. La depressione,la miseriae il mal di schiena. I pianti delJamattina. I deliridi mezzogiorno. I gemiti della sera. Sono un uomodebole. Non prendoposizione. n mio entusiasmo è banale. Le mie affermazionisono infantili. Le mie frasi sononoiose. Solo che mi piaccionole città. La mia mediocreBabilonia. Quando la mediaconduce il gioco. Quando governa la trivialità. Quando la pestedel rinascimentoimpazza. Quando il luogocomune splende senza prezzo la mia filosofiadella poesia.

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