12 ITALIAGIOVANE la ragazzina che scrive è persona più serena, meno problematica della precedente, ciò le consente di affrontare il compito affidatole con più distacco, quasi con maggiore lucidità; qui non c'è un'urgenza di dirsi, c'è più il gusto di partecipare a un gioco; questo spiega in un certo senso il tono quasi moralistico, davvero singolare in una ragazzina di dodici anni, della composizione. Noto così, en passant, che gli adulti che hanno letto queste poesie (genitori, insegnanti ecc ..) hanno preferito generalmente la seconda alla prima. Ancora qualche esempio. Una palla di neve (quasi perfetta) di S.P.: E LE SUE ROSE ROSSE CADONO DIRETTE PASSANDO ARCOBALENI Una poesia per balbuzienti di Wilma: MENTRE TREMAVO VOLENDO DOMENICA CADEVO VOLANDO. Un'altra poesia per balbuzienti questa volta di Pia: ANGELI LIBERI RINCHIUSI SIMILI LIVIDI DISPERSI SILICONATI TITILLANTI TIRAPIEDI DIAVOLI LIBIDINOSI. Il grado di difficoltà dellacontrainte è abbastanza elevato sia per quanto riguarda la palla di neve, sia per quanto riguarda le poesie per balbuzienti. E tuttavia bisogna riconoscere che le tre ragazzine "caratteriali" (fra l'altro autentici disastri da un punto di vista scolastico) se la sono cavata discretamente. Aggiungo che per me che le ho viste lavorare, vocabolario alla mano per cercare le parole utili al loro scopo, segnare su un foglio le parole trovate, provare a comporle in un'unica poesia, togliere, aggiungere e sostituire (in una parola "limare") fino a ottenere i risultati proposti, per me dicevo si è trattato di una vera emozione e, non posso nasconderlo, di una grande soddisfazione. Oltre tutto, per quanto riguarda la prima poesia (la palla di neve) se se ne trascura la vena retorica non potrà non colpire una certa composta leggerezza. Il distico di Wilma ci parla invece ancora una volta dell'amarezza e della disillusa perplessità di questa giovane persona (fra l'altro forse non è casuale la scelta di un giorno come la domenica). Della terza è inquietante, o almeno fa pensare, l'ossimoro del primo verso ("liberi rinchiusi") e una certa smascherata carica (ma meglio sarebbe dire curiosità) erotica. Inoltre istintivamente ben distribuito appare il gioco delle allitterazioni. Gli esempi potrebbero continuare, ma quello che ci preme sottolineare è non tanto la perizia stilistica di queste rag<\ZZine, quanto piuttosto il fatto che gli adolescenti a rischio di devianza sociale sono portatori oltre che di un fortissimo disagio, purtroppo ormai interiorizzato, di potenzialità indiscutibili e anche di capacità invece assai discusse (ad esempio dalla scuola) come quella di concentrarsi per un tempo sufficientemente lungo su di un compito anche complesso come scrivere una poesia, quella di accettare e rispettare delle regole (un altro elemento importante da considerare è che gli adolescenti non sfuggono la regola se questa è motivata, anzi in certa misura la gradiscono, si ha infatti spesso la precisa sensazione che la regola proposta e talvolta imposta dagli educatori, nel momento in cui li costringe a una diversa attenzione verso la realtà, li libera anche dal "dover fare casino", ciò che più d'uno fra loro considera come il proprio "faticosissimo" compito), quella di utilizzare in modo corretto strumenti (vocabolario, carta, penna, computer), quella di riuscire a dire, seppure a modo loro, quello che sentono. Per fare tutto questo però hanno bisogno di qualcuno che creda in queste loro possibilità, di qualcuno che faccia con loro le cose (ho sempre scritto le mie poesie mentre le ragazze scrivevano le loro, che comunque non ho mai corretto, limitandomi a dare consigli tecnici e spiegando ciò che non avevano capito), di un motivo per fare queste cose: di solito si tratta del piacere che ne deriva proprio mentre si fanno e della consapevolezza d'essere, una volta tanto, protagonisti di qualcosa. Non si intende con questo dire che la scuola dovrebbe occuparsi di OPLEPO (eppure perché no?), ma semplicemente suggerire una via, indicare un percorso, relazionare su una bella esperienza, dire chiaramente che gli adolescenti "caratteriali" possono e sanno fare anche cose difficili, purché si abbiano la pazienza e l'amore per riconoscere anche a loro un posto nel mondo, senza che debbano essere sempre in lotta con la realtà che li circonda, senza che debbano affinare le "diaboliche" strategie di cui li accusano scuola e genitori. SPERO D'ESSERE NEL MONDO PERÒ DEVO CREDERE NEL SESTO SENSO (Poesia bivocalica in E e O di S.P., 12 annt). Note: I nomi dei ragazzi e delle ragazze sono, per motivi che è facile immaginare, tutti inventati. OPLEPO è la versione italiana di OULIPO ( Ouvroir de Litterature Potentielle, gruppo di sperimentazione letteraria nato in Francia nel 1960, al quale hanno partecipato Raymond Queneau, Georges Perec e Italo Calvino, e di cui è attualmente segretario Marce! Benabou) ed è nato in Italia nel 1990. Opificio di Letteratura Potenziale, attività creativa, ricreativa eri-creativa a tutti accessibile, esaltazione del gioco che aborre lo sciupio e lo scarto e tende a valorizzare le risorse anche trascurate della lingua, la tensione dell'intelligenza attraverso l'applicazione di strutture (sistema di restrizioni creative, atte cioè a condizionare la produzione di testi letterari). Per maggiori informazioni si veda: OULIPO. La lelleratura potenziale (Creazioni ri-creazioni ricreazioni), Ed. italiana di Rug~ero Campagnoli e Yves Hersant, Editrice Clueb Bologna, 1986. E mia intenzione ringraziare l'Associazione Italia-Francia di Bologna, la prof.ssa Danielle Londei e il prof. Ruggeri Campagnoli che mi hanno dato l'idea di questo lavoro con i ragazzi e le ragazze e incoraggiato in questo senso. Il prof. Guido Armellini che mi ha sollecitato a scrivere il resoconto di questa esperienza. Il dott. Giovanni Amodio, coordinatore del CAY2, che ha visionato la parte teorica di questo scritto arricchendola con le sue osservazioni. Infine gli Istituti Educativi di Bologna e il loro presidente sig.ra Jordis Grazia per tutto quello che fa quotidianamente per tutti noi e per questi ragazzi e ragazze.
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