avvicinati incuriositi per vedere cosa stavo facendo. Uno di loro ha preso una matita, ha disegnato un aereo sopra l'omino che avevo appena schizzato e mi ha "bombardato"(!). Ho riso di gusto e poco dopo al gioco si sono uniti anche gli altri, tutti armati di penne, matite e fogli di quaderno. Il tutto si è trasformato in un laboratorio di fumetti che è durato circa tre mesi e durante il quale abbiamo realizzato un volume di "strane storie disegnate" intitolato Gli scienziati del fumetto (che opportunamente fotocopiato e rilegato in più esemplari ha trovato una sua limitata ma simpatica diffusione a scuola, nelle famiglie, nel quartiere). Nascono così le idee, semplicemente. Dopo la pausa estiva il Centro si è trovato più ricco di un computer con stampante. Sulla scorta della precedente esperienza e della sopravvenuta "indipendenza tipografica" a qualcuno di noi è venuta l'idea di realizzare una vera rivista di fumetti. Nel corso di una animata assemblea però è subito apparsochiarocome i fumetti interessassero solo a una parte dei maschi, mentre le femmine si sentivano più attratte dalla possibilità di occuparsi di musica, televisione, moda, e simili; altri ancora proponevano invece alcune pagine da dedicare allo sport. Ecco dunque che la rivista di fumetti si era trasformata, nelle intenzioni almeno, in rivista del Centro. Titolo: "Tpi Strippi!". A questo punto iniziavano i problemi: chi avrebbe scritto gli articoli? chi avrebbe curato l'impaginazione? chi la grafica? chi la stampa? e così via. Improvvisamente nessuno aveva più voglia di fare niente. Questa fase di stallo è durata un paio di settimane, finché un paio di ragazzi a furia di "giocare" con il computer hanno intravisto la possibilità di fare qualcosa di più complesso e divertente: abbiamo iniziato, si può dire alla rovescia, cioè con la realizzazione di disegni, titoli, illustrazioni, che avrebbero dovuto commentare testi che ancora non erano stati scritti. Certo a questo punto è stato importante anche l'intervento degli educatori che non hanno perso l'occasione per stimolare e motivare i ragazzi a scrivere qualcosa, testi anche semplici, che riguardassero argomenti vicini alla sensibilità di ognuno: a chi giocava a calcio è stato chiesto un articolo sulla squadra del quartiere, al patito (purtroppo) di videogiochi un pezzo sui giochi elettronici più diffusi nei bar, e così via. Poco alla volta si è messa in moto una specie di piccola redazione. Ciò dimostra fra l'altro che le motivazioni possono essere anche indotte, o almeno suggerite. Impermeabili a questo tipo di iniziativa restavano però le ragazze, più smaliziate dei maschietti e quindi meno propense a "sbilanciarsi", più restie a mettersi in gioco, soprattutto per iscritto. Risale a questo periodo l'episodio, riferito più sopra, di Wilma che accetta di scrivere una poesia. E fu quello la chiave di tutto, perché non ne scrisse una sola, ma due, poi tre e un'altra ancora, dimostrando a se stessa e alle amiche che era possibile. Sì, era possibile scrivere poesie senza annoiarsi, senza che ci fosse bisogno di vergognarsene, anzi divertendosi anche un po' nello scambio di messaggi d'amore e di amicizia in forma "poetica". Scoppiò la moda della poesia, quasi non si riusciva a fare altro. Ma, si sa, queste mode o manie durano poco, inoltre il modo di scrivere versi di queste giovani persone era troppo istintivo e sbrigativo, in due minuti riversavano sul foglio tutto il loro disordinato sentire; tutto il loro enorme potenziale veniva consumato, liquidato in breve tempo. Intanto però, giocando, avevo scoperto che, come me, una ragazzina aveva l'attitudine a dire le parole al contrario. Ci rendemmo protagonisti, io e lei, di alcune sfide che non mancarono di affascinare o comunque divertire parte dei suoi coetanei. Durante una di queste sfide proposi a tutti un gioco di parole, quello celeberrimo del PESCE-GATTO. Come fa il PESCE a diventare GATTO, cambiando una lettera ITALIAGIOVANE 11 per volta attraverso una fila di parole che hanno comunque un senso? Fa così: PESCE-PESCO-PESTO-PETTO-P ATTO-GA TTO. Proponevo poi a tutti di cercare altre parole composte che funzionassero allo stesso modo. In pochi minuti la stessa ragazzina suggerì CASSAFORTE e PASSAPORTO. Provate voi. Si trattava ora di vedere come si potessero combinare le due cose (la voglia di scrivere poesie e un minimo di regole) in modo non troppo complesso né troppo noioso. La fortuna ci soccorse. L'Associazione Italia-Francia di Bologna mi spedì proprio in quei giorni l'invito a un incontro OULIPO-OPLEPO il cui scopo era quello di proporre l' OPLEPO agli studenti delle scuole medie e superiori. Conoscevo già l'OPLEPO, pur senza essermi mai cimentato. Partecipai all'incontro e incoraggiato anche del prof. Ruggero Campagnoli e dalla prof.ssa Danielle Londei, decisi di proporre alle ragazze del centro questa possibilità. Ora, l'OPLEPO non è un gioco, ha finalità anche profonde, radici storico-letterarie di prim'ordine, regole precise, ferree. Mi spaventava un poco l'idea di "profanarlo", non volevo ridurlo a un giochino, e del resto non volevo nemmeno rischiare di tramortire le ragazze e i ragazzi con una serie di difficoltà insormontabili. Mi procurai qualche semplice esempio in italiano e proposi l'attività a un numero ristretto di ragazze, tre per la precisione, strutturando la cosa a mo' di concorso letterario all'interno del Centro e offersi la piena collaborazione a chi avesse deciso di provare (alla fine furono più di dieci). Cominciai invitandole a scrivere qualche poesia monovocalica, pochi versi, per gioco, un po' per sfida. Eccone una di Wilma: CORPO SPORCO CORPO PORCO STORTO TONTO TORTO PRONTO FONDO SORDO STRONZO SOLO ZOZZO Se ci pensate il messaggio è chiaro, molto chiaro, e drammatico. Ecco quindi che, al di là di ogni valutazione estetica (anche se effettivamente, e naturalmente per caso, si tratta di una quartina di esametri dove frequenti sono le allitterazioni e, per chi ha voglia di cercarle, compaiono altre figure retoriche), ecco quindi che assistiamo a un piccolo, piccolissimo prodigio: la ragazzina scrive accettando e rispettando una regola ben precisa (certo non troppo complessa, ma nemmeno semplicissima), e dicendosi, interamente e sinceramente. In questo caso Wilma aveva una duplice motivazione: dimostrare a se stessa e agli altri che lei poteva scrivere una poesia monovocalica, e il desiderio di lanciare un messaggio. Il tutto deve indubbiamente averle dato un certo piacere, anche in prospettiva del premio finale (ricordiamo che si trattava di un "Concorso letterario"). Vediamo un altro esempio di un'altra ragazzina; questa volta si tratta di un tautogramma in "C": LA VITA CORRI CORRI CAVALLINO CHE CERTAMENTE CANTERAI, COL CUORE CAPIRAI CHE CRESCERE COSTA CARO In questo caso la regola, o contrainte, è più difficile da rispettare, e infatti il titolo della composizione non la rispetta. Ma
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