Linea d'ombra - anno XII - n. 98 - novembre 1994

10 ITALIAGIOVANE che si manifestano in modo evidente tutte le difficoltà, le incertezze, le paure, in qualche caso addirittura le patologie. Generalmente si notano in queste persone una ridottissima capacità di attenzione, una notevole difficoltà a rispettare e a conformarsi a regole imposte, una spiccata propensione quindi alla insubordinazione che viene letta di solito come volontà di "disturbare", ma che si potrebbe più utilmente considerare come "messaggio", quindi inmodo positivo. Mi spiego: l'adolescente ci lancia continuamente dei messaggi, ce li lancia con le modalità che gli sono proprie (diverse da individuo a individuo): disturbando in classe, piangendo, rompendo le po1te, dicendo parolacce, bestemmiando, fumando, persino standosene composti no al proprio posto e fregandosene di noi. In particolare tutto questo viene, oltre che dai problemi che abbiamo cercato di suggerire più sopra, 0da un fattore molto semplice: la mancanza di motivazione. Non è chiaro infatti a queste giovani persone perché dovrebbero fare una cosa piuttosto che un'altra, perché dovrebbero farla proprio così e non in un altro modo, perché proprio adesso. Soprattutto se questa Fotodi Craig Sillitoe/Black Star/Grozia Neri. cosa costa loro fatica. La scuola, da questo punto di vista, rappresenta un esempio emblematico. E molto spesso si creano gravi malintesi: ragazzi e ragazze potenzialmente molto intelligenti e generosi vengono classificati come imbecilli perché non si applicano in nessun modo ad alcunché. Talvolta, nei casi di più forte disturbo, vengono allontanati dalla classe, o affidati a insegnanti di sostegno non sempre preparati in modo adeguato ad affrontare un disagio di questo tipo e quindi spesso "disarmati" (ne abbiamo conosciuto più d'uno) di fronte alle "diaboliche" strategie dei nostri caratteriali. Lo svantaggio di solito è duplice: da una parte il ragazzo non viene recuperato al suo "normale" percorso scolastico e anzi si fa di lui una sorta di maramaldeggiante cretino (e come è più facile e divertente anche per lui identificarsi in questo ruolo!), ciò che per molti aspetti ne blocca, o per lo meno ne rallenta, la crescita intellettuale; dall'altra l'insegnante, la preside, o il tutor vivono con amarezza la frustrazione e i sensi di colpa di chi ritiene (qualche volta a torto, qualche volta a ragione) di non essere stato "capace di". Si crea insomma una frattura difficile da ricomporre, talvolta difficile da gestire. Eppure, se ci si pensa, questo drammatico problema si potrebbe almeno in parte risolvere se si considerasse con attenzione il fattore cui accennavamoprima,quelloinerenteallemotivazioni. Tutti in fondo abbiamo bisogno di uno o più motivi per fare quello che facciamo tutti i giorni. Sostenere ilcontrarioequivarrebbeadichiararsi pazzi, o almeno un po' cretini. Noi operatori del Centro abbiamo un vantaggio e uno svantaggio rispetto alla scuola. Da una paite non abbiamo programmi ministeriali da rispettai·e, non dobbiamo insegnai·e la matematica, l'inglese o la storia (quel po' di quotidiano supporto didattico che offriamo ai nostri ragazzi non ci costa in fondo troppa fatica). Dal!' altraaccogliamo ogni pomeriggio il fior fiore di questa turbolenta gioventù che la scuola stenta assai ad imbrigliare. E, ci tengo a precisare, non sai·emo ce1to noi ad imbrigliarli: innanzitutto non ci piace molto l'idea; in secondo luogo esistono altri modi di aiutare questi ragazzi a crescere, ad esempio prendere seriamente in considerazione i loro "messaggi". Anche in questo caso sarà più utile ricorrere a un esempio. O.P.L.E.P.O. Opere Poetiche Lette E Pronunciate Ordinatamente (S.P., 12 anni) Abbiamo scordato di dire che la motivazione va, se possibile, non disgiunta dal divertimento, in certa misura, da una promessa di piacere. E naturalmente motivazione, divertimento, piacere vanno non solo illustrati, ma anche fatti sentire attraverso le parole, i comportamenti, l'esempio. In fondo il più è cominciare. Un pomeriggio stavo fra i ragazzi in silenzio a disegnare su un pezzo di carta, un paio mi si sono

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