Giochiamo a pallone, io, due colleghe, il nostro coordinatore e sedici fra ragazzi e ragazze. Fa caldo ma c'è vento, un bel sole, nel prato hanno appena tagliato l'erba, è una bellezza. In mezzo al nostro parapiglia "tira, prendi, para, dai!" Pia sta col capo chino e le braccia conserte, piange silenziosamente al centro del campo di gioco. Pia è arrivata, ha sbattuto la porta, "Vaffanculo tu!" ha urlato rossa in viso e con voce isterica a un ragazzino che l'aveva urtata inseguendone un altro. Poi si è nascosta in una stanza, ha pianto dalle 14,15 alle 15, 1Oquando ne è uscita. Allora ha fatto i compiti, in silenzio. Convochiamo i genitori di Pia. È gelosa del fratellino, ci dice la madre. Ha sofferto del fatto che i genitori si fossero separati quando lei aveva quattro anni. Ma adesso sono tornati assieme, da tre anni ormai, da quando è nato il fratellino. La nonna, piuttosto, non li vuole in casa. È tutto un litigare. Poi Pia è grassa come un pallone, osserva il padre, mangia sempre. Il nostro coordinatore chiede alla madre se lei, la signora, cura il proprio corpo. "No" risponde, "sono una perfezionista, ma siccome lavoro non ho tempo di fare cose perfette!". E un pigro pomeriggio di pioggia invernale, dico a Wilma: "Dai! Scrivi una poesia!". "Io?" mi guarda incredula. "Non sono capace!" "Hai mai provato?" Insisto. "No, ma ..." "E allora cosa ne sai? Dai, prova!" Mi guarda perplessa, cerca di capire se davvero credo possibile che lei scriva una poesia. "Va bene, dimmi un titolo!" Fotodi LaurenSt toop/LookatDist/Grazia Neri. ITALIAGIOVANE 9 Non so se da questi pochi esempi si possa arguire cosa significa "caratteriale". Forse il quadro si potrebbe completare dicendo che i nostri ragazzi si mostrano svogliati e indisciplinati a scuola, villani in famiglia, impertinenti in pubblico, qualche volta aggressivi e violenti, più spesso volgari, comunque irrequieti e nervosi. In modo inspiegabile del resto, visto che (anche i più poveri) hanno tutto: il bomber, gli anfibi, le reebok o le jordan, lo zippo, la mountainbike, il videoregistratore, i videogiochi, lo swatch, il walkman, il computer, lo stereo, le cinquantamila, in prospettiva l'FJO o l'Fl2, e via discorrendo. Inoltre molti frequentano corsi di nuoto, chitarra, pattinaggio, tennis, persino hockey su prato, o giocano a calcio, a basket, a pallavolo. Cosa vogliono ancora? ci chiedono alcuni genitori. Tutto ciò che si può comperare (più o meno) ce l'hanno. Infatti questi giovani hanno tutto, hanno tutto e anche un problema: quello di trovare un ascolto. Un ascolto attivo, non passivo, che non produca soltanto "risposte sorde" (svogliate, soprappensiero, inautentiche). Un ascolto vero, di quelli che non si possono comperare, che consenta lo stabilirsi di un rapporto, che dia alle persone giovani la possibilità di dirsi, darsi, raccontarsi. Ai genitori spesso manca il tempo (di fare cose "perfette" però non glielo chiede nessuno), qualche volta mancano i mezzi e le risorse culturali, spesso la voglia. E poi, come dice Wilma, perché uno dovrebbe impegnarsi a scuola se tanto nessuno crede in lui? E in effetti la scuola (nel nostro caso le scuole medie) in quanto istituzione riconosciuta, in quanto scuola dell'obbligo che si vuole momento formativo nella vita di questi giovani, funziona come catalizzatore del disagio vissuto da questi adolescenti. È qui
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