Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SCIINZA/SACNS possiamo comprendere gli effetti individuali, per non parlare di quelli universali, delle nostre attività locali, regionali e mondiali" (Botkin· 1985). Non sorprende dunque che da alcuni anni si registri, soprattutto a partire dagli Stati Uniti, una vera e propria mania costitutiva, per arrivare a organizzare una ricerca universale sulla Terra. La National Science Foundation, ad esempio, ha istituito un programma chiamato "Global Geosciences" per incoraggiare le discipline accademiche ad abbattere alcuni dei loro limiti specifici; l'International Council of Scientific Unions sta avviando un "lnternational Geosphere-Biosphere Programme", l'UNESCO riorganizza in questo senso il suo "Man and the Biosphere Programme", e fiuta l'affare anche la grande istituzione ormai da tempo in crisi alla quale si deve l'icona del pianeta azzurro: la NASA ha infatti avviato un nuovo programma battezzato "Earth System Science". Infine, con la fondazione di un grande istituto di ricerca per le scienze della Terra a Potsdam, e l'istituzione del congresso "Geotecnica" (con una fiera specializzata) nel settembre 1991 a Colonia, la biosfera ha fatto il suo ingresso come oggetto di ric,erca scientifica anche in Germania. Sotto il segno del pianeta fioriscono dunque le organizzazioni più disparate: si ha quasi l'impressione che sia solo una questione di tempo perché la NASA non arrivi a registrarle come federazione ambientalista. Quest'ultima ha richiesto 17 milioni di dollari per gli anni Novanta, per installare una serie di satelliti che devono tenere la Terra costantemente sotto osservazione. Alla NASA, da alcuni anni, le attività di sviluppo vengono riunite nel programma "Missi on to Planet Earth", così come si concentrano in misura sempre maggiore sull'osservazione della Terra il programma francese SPOT, la missione europea ERS-1 e l'attesa attività spaziale giapponese. I satelliti fungono da vere e proprie "spie ambientali nello spazio" che registrano variazioni su vaste aree della biosfera. Da questa grande distanza, infatti, è possibile localizzare le "ferite" della natura: disboscamenti e desertificazioni, nubi tossiche e chiazze di petrolio, perfino campi di esercitazioni militari, nulla sfugge all'occhio scrutatore del satellite. Il satellite europeo d'osservazione terrestre si trova, dall'inizio dell'estate del 1991, sopra il Polo Nord e il Polo Sud in un'orbita a 800 km di altezza, che lo porta a passare 16volte al giorno intorno alla Terra, mentre quest'ultima compie il proprio giro e, a poco a poco, offre alla vista del satellite la sua intera superficie. Inoltre, a una tale visione di insieme si aggiunge, grazie ai vari sensori, anche la "radiografia" della superficie terrestre, che registra lo stato della vegetazione, i movimenti dei mari e gli strati atmosferici. Il satellite è, per esempio, in grado di analizzare le diverse aree boschive a seconda della loro temperatura, concentrazione di clorofilla o grado di umidità. Nel caso degli oceani il satellite può rivelare i loro meccanismi interni: un satellite può infatti registrare lunghezza, altezza e direzione delle onde marine, come anche la direzione e la velocità delle correnti. A prescindere da tale analisi di stati di fatto, i satelliti insieme a computer altamente sofisticati forniscono una quantità di dati in evoluzione, con i quali si spera di poter costruire modelli di fenomeni naturali molto complessi, come la corrente del Golfo o i cambiamenti climatici. La rappresentazione mediante modelli consiste nel simulare sullo schermo, nel corso del loro svolgimento, processi naturali molto estesi e altamente complessi nelle 94 condizioni più disparate. Gli scienziati si sono ad esempio cimentati con un modello dell'inquinamento petrolifero nel Golfo Persico, per poter fare previsioni sull'evoluzione e sulle conseguenze di tale catastrofe. Sebbene spesso sia ancora impossibile prevedere quali ipotesi si verificheranno concretamente, si può tuttavia affermare che, con l'utilizzo congiunto di missioni spaziali, sensori ed elaborazioni di dati, aumenterà drasticamente la possibilità di osservare in modo continuativo i fenomeni naturali su scala planetaria e continentale e sarà possibile comprendere gli effetti provocati dall'attività umana e fare previsioni. Come avviene per un paziente nel reparto di terapia intensiva, questo è il segreto proposito di tali programmi: il paziente verrà sottoposto a una osservazione continua, in modo da trovare rapidamente una terapia, prima che sopraggiunga il collàsso. L'obiettivo a lungo termine per i prossimi 10-20 anni consiste nel creare un banca dati globale per le informazioni riguardanti il pianeta accessibile ovunque e che consenta ai responsabili di valutare le ripercussioni ambientali delle loro azioni, sia su scala locale che planetaria. Tutti i dati, provenienti da tutto il mondo, devono essere suddivisi secondo la loro posizione sulla superficie terrestre, un procedimento che almeno in linea di principio offre la possibilità di far corrispondere ad ogni punto della Terra un qualsiasi altro pu.nto sul suo profilo naturale. Come gli stati dopo la seconda guerra mondiale si sono procurati una precisa statistica economica, che deve rispecchiare lo stato economico-sociale della società, così oggi è in via di formazione una - nelle intenzioni universale - banca dati, che deve tenere sotto osservazione lo stato della biosfera. Lo sguardo del satellite in missione ecologica è estremamente ampio e penetrante. La superficie del pianeta si estende sotto di lui e ogni regione può essere velocemente proiettata sullo schermo grazie alla grafica computerizzata tridimensionale ed essere sottoposta a cicli di prove. Il potenziale di conoscenza e di simulazione comparativa lascia sperare di essere in grado, in futuro, di realizzare la trasformazione della natura sul pianeta Terra sotto forma di progetto razionale. Sembra essercene infatti un estremo bisogno; la crisi ecologica non mostra forse chiaramente che il dominio dell'uomo sulla Terra lascia molto a desiderare? Si dice che le scienze e la tecnica abbiano trasformato violentemente la natura, ma in modo fino ad ora incontrollato. Ciò che si addice ad una ecologia tecnocratica è la razionalizzazione dell'intervento sulla natura. In questa prospetti va, quindi, la sfida dell' attuale fase di sviluppo socio-industriale consiste nel far passare il dominio dell'uomo sulla natura, da un'epoca di cecità a un'epoca illuminata. Soltanto il controllo consapevole delle conseguenze non previste dello sfruttamento della natura consentirebbe, infatti, di parlare di riuscito dominio sulla natura. Ben lontana dall' abbandonare l'utilizzazione della natura da parte delle società industriali, una tale politica cerca di salvarsi indirizzando in modo ottimale la trasformazione della natura. L'immagine del pianeta azzurro - non è forse piccolo e osservabile?- suggerisce la semplicità di un evento che fino ad ora era celato all'esistenza umana. Sotto la spinta di questa immagine la rivista "Sc;ientificAmerican" può far assurgere a tema dominante i seguenti quesiti di moderna superbia: "Bisogna porre due domande fondamentali: che tipo di pianeta vogliamo? Che tipo di pianeta possiamo ottenere? ... Quanta varietà di specie può essere mantenuta nel mondo? Le dimensioni o il tasso di crescita dell'umanità dovrebbero essere ridotti? Quanto cambiamento climatico è accettabile?" (Clark 1988).

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