Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SCIENZA/SACHS Con l'apparizione della Terra in fotografia si sono rivelati a vaste sezioni del movimento ecologista il motivo profondo e l'alto scopo delle loro preoccupazioni. La fotografia della Te"a lancia il monito: "amate la vostra madre". Il concetto di biosfera è stato ulteriormente sviluppato nel corso degli ultimi due decenni, soprattutto per influsso della cosiddetta ipotesi di Gaia (Lovelock 1979 e 1988). Tale ipotesi sostiene che, tra i componenti che costituiscono l'ecosistema globale, il ruolo dominante spetta agli organismi viventi nel loro insieme. Mentre secondo il pensiero tradizionale le realtà geofisiche e geochimiche (terraferma, oceani, atmosfera) rappresentano fattori limitanti per il mondo degli organismi, che vengono comunque modificati per effetto dell'attività di questi, l'ipotesi di Gaia insiste sul fatto che gli organismi - dal plancton ai pioppi e dai virus alle balene - nella loro attività complessiva regolano aspetti fondamentali della litosfera, degli oceani e dell'atmosfera. Gli esseri viventi, controllando fenomeni quali la temperatura superficiale e la concentrazione di ossigeno nell'atmosfera e quella di sale nel mare, si sono creati (nel corso dell'evoluzione) e si creano tuttora un ambiente nel quale può prosperare la vita. È di conseguenza l'incessante attività del suo involucro organico che rende la Terra adatta a ospitare la vita. La Terra, quindi, non possiede semplicemente una biosfera, ma è essa stessa una biosfera. Perché senza la cooperazione planetaria degli esseri viventi non esisterebbe né una sola forma di vita né la Terra, così come noi la conosciamo; sarebbe deserta e vuota come gli altri pianeti. Lovelock assegna alla Terra il predicato "vivente", trasportando i tre principali punti di vista scientifici sulla natura della vita in una prospettiva planetaria. Seguendo il principio fisiologico, egli definisce la forma di vita organizzata in modo superiore come una qualità collettiva degli esseri viventi; partendo da un punto di vista microbiologico, pone la pietra iniziale della vita nell' organizzazione chimica delle cellule, e, coerentemente con una visione termodinamica, individua la particolarità della vita nel mantenere delle condizioni di equilibrio in opposizione alla tendenza planetaria all'entropia. Gaia, quindi, non è altro che il grado di organizzazione planetario della comunità vivente, il risultato ultracqmplesso di milioni di anni di evoluzione microbiologica, e quel pianeta singol~e che conserva una particolare condizione di ordine rispetto alla tendenza cosmica all' entropia. Non è un caso che James Lovelock abbia lavorato per la NASA negli anni Sessanta, proprio quando intraprese il cammino verso ciò che in seguito sarebbe diventata l'ipotesi di Gaia. Egli iniziò a confrontarsi con il quesito di come e con quali strumenti si dovesse cercare la vita sui pianeti ancora inesplorati. La domanda, riguardo ai presupposti per la presenza di vita lassù, faceva naturalmente sorgere interrogati vi sulle condizioni di vita sulla Terra; solo grazie ai viaggi spaziali si accettò di vedere i diversi pianeti in un unico ambito di confronto e di immaginarsi un punto di osservazione (anche solo una sonda), esterno rispetto ai pianeti stessi, dal quale fosse possibile confrontarli. Il programma spaziale con le sue fughe al di là della forza di gravità terrestre concretizzò il punto di osservazione extraterrestre; la sonda spaziale, il satellite e la navicella spaziale rivelarono per la prima volta zone del tutto diverse dalla Terra. Da tale distanza estrema lo sguardo rimbalza poi sulla Terra, suscitando una miriade di interrogativi su che cosa fosse infine la specifica differenza del pianeta Terra e su che cosa essa si basasse. Lovelock, che negli anni Sessanta ha sostenuto questo indirizzo di ricerca, per poi formulare per la prima volta nel 19691' ipotesi di Gaia, nella fase iniziale sottolineò ripetutamente questa scoperta: "È spesso difficile riconoscere l'entità superiore di cui facciamo parte ... Così è stato con la Terra finché non abbiamo condiviso vicariamente con gli astronauti quella visione fantastica e imponente ... Questo dono, questa capacità di vedere la Terra da lontano, è stato a tal punto rivelatore che ha incoraggiato un approccio completamente nuovo alla biologia planetaria" (Lovelock 1988). La tesi della globalità della vita e quella della sua priorità sui cicli non organici sono le due pietre miliari della moderna concezione della biosfera; entrambe le tesi devono la loro origine alla possibilità di osservare la Terra da una prospettiva spaziale. Lovelock sottolinea: "A mio parere il derivato più sorprendente della ricerca spaziale non è la nuova tecnologia. Il vero vantaggio è stato che per la prima volta nella storia umana abbiamo avuto l'opportunità di guardare la Terra dallo spazio e le informazioni ottenute dall 'osservazione esterna del pianeta verde-azzurro in tutta la sua bellezza hanno dato origine a una nuova serie di interrogativi e di risposte" (Lovelock 1979). Il pianeta come oggetto di culto Fin dal principio l'immagine del pianeta azzurro ha attirato le energie spirituali del movimento ambientalista, di quello americano in particolare: la Giornata della Terra del 1970 deve il suo nome a quella fotografia e ancora in occasione della Giornata della Terra nel 1990 l'emblema del nostro pianeta campeggia su gagliardetti, cartelloni, opuscoli come un motivo devozionale. Con la sua immagine come stemma, gli ambientalisti si uniscono nella lotta per la sopravvivenza del pianeta. In effetti "salvate la Terra" sarebbe stato, nell'epoca precedente alla foto dallo spazio, un grido di battaglia assurdo-comico; ma dopo che è stato possibile identificare l'essenza della Terra nel suo sottile involucro vitale, essa è improvvisamente apparsa seriamente vulnerabile agli attacchi dell'uomo. Con l'apparizione della Terra in fotografia si sono rivelati a vaste sezioni del movimento ecologista il motivo profondo e l'alto scopo delle loro preoccupazioni. Gli scarichi delle società industriali minacciano in definitiva non soltanto le zone limitrofe al lago Erie o gli asmatici abitanti dei territori inquinati, ma, nel loro complesso, l'intero organismo della Terra, dal quale dipende, in ultima istanza, tutta la vita.L'immagine del pianeta azzurro assurge a simbolo della natura dispensatrice di vita; la fotografia della Terra su un manifesto lancia un monito "amate la vostra madre". Ciò non deve meravigliare, perché la foto della Terra permette di guardare al pianeta come a un corpo completo, unitario; salta immediatamente agli occhi che la Terra rappresenta quella totalità che ci circonda, al cui interno si svolge ogni cosa. E una tale immagine non dovrebbe diventare l'asso nella manica di un movimento che, instancabilmente, sostiene la preminenza del tutto rispetto al miglioramento delle parti? Spetta infine ai diversi fronti rintracciare per il tutto le conseguenze provocate da decisioni particolari; la fotografia, che mostra la Terra come la più grande totalità, rappresenta quindi l'ultimo e fondamentale punto di riferimento dell'impegno ecologista. · Tale concezione viene rafforzata dal fatto evidente che nulla emerge tanto chiaramente dalla foto quanto i confini che separano la Terra luminosa dallo spazio freddo e scuro. In questo modo viene otticamente dimostrata la finitezza della Terra, ogni superbia 91

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