Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

L'IMMAGINE DEL PIANETA AZZURRO Sul dualismo di una icona moderna Wolfgang Sachs traduzione di Roberta Scialpi Wolfgang Sachs (Monaco 1946) ha insegnato all'università di Berlino e alla Pennsylvania State University occupandosi dei rapporti tra scienza, tecnologia e società. È ora ricercatore all'Istituto per gli stu di culturali di Essen. Ha pubblicato articoli e saggi su ecologia e sviluppo in "Nuova Ecologia" e "il Manifesto". Tra le sue pubblicazioni: Die Liebe zumAutomobil. Ein Ruckblick indie Geschichte unserer Wunsche (Reinbeck 1984) e Archeologia dello sviluppo, raccolta di interventi scritti per "il Manifesto", 1989 (reperibile presso Campagna Nord/Sud, via S. Mar ia dell'Anima 30, 00186 Roma). La scoperta della Terra avvenne durante il viaggio sulla Luna. Quando, nel luglio 1969, Neil Amstrong si sganciò dalla sua navetta spaziale Apollo e sbarcò con il suo veicolo d'atterraggio sul nostro satellite, trovò soltanto deserto e vuoto e gelido silenzio. Ma, quando volse lo sguardo, rimase senza fiato. Come appariva diversa la Terra! Di un blu splendente stava sospesa come un gioiello di perfetta forma sferica, circondata da uno spazio nero come la pece. Un velo di nubi l'avvolgeva in un candido vortice sotto il quale risplendevano continenti e oceani, di un marrone tenue e di un blu intenso. Da quando le missioni spaziali trasmisero nei nostri salotti l'immagine della Terra che si stagliava nel cielo lunare, la "riscoperta" della Terra divenne la vera rivelazione dell'impresa spaziale americana. Nella desolata vastità dell'universo la vecchia Terra appariva come il pianeta abitabile, speciale, la stella natia. Questa foto della Terra nel cosmo si è conquistata un ruolo di primo piano nel contemporaneo mondo delle immagini; orna le copertine delle più importanti relazioni sull'ambiente come anche le magliette di ogni taglia, conferisce solennità universale alle notizie televisive e appare anche negli spot pubblicitari. La si può incontrare ovunque; quasi come un tempo la croce, al giorno d'oggi la sfera terrestre sembra essere diventata un marchio di qualità per tutto. Non si esagera nell'affermare che l'immagine del pianeta azzurro è diventata l'icona della nostra epoca. La creazione della Terra in immagine Da molto tempo, sicuramente, gli uomini avevano cercato di immaginarsi intellettualmente la forma della Terra. Già 2500 anni fa Pitagora sosteneva che la Terra doveva essere di forma perfetta, una sfera quindi. Eratostene 2000 anni fa aveva cercato di dimostrare matematicamente tale congettura, confrontando l'ombra del Sole in luoghi diversi. E 400 anni fa Magellano era finalmente riuscito a circumnavigare il mondo; da allora le sue dimensioni non sono più un mistero (Wilford 1981). Da quando Mercatore, per mezzo di un reticolato di gradi longitudinali e latitudinali, aveva costruito un mappamondo, le immagini della Terra in scala e geometricamente attendibili divennero d'uso comune. Dal globo di Martin Behaim del 1492 in poi, fu possibile esaminare da vicino modelli in scala, e la Terra, con la diffusione di mappamondi di ogni dimensione, divenne un oggetto quotidiano nelle scuole e nelle case. Il mappamondo, tuttavia, non poteva avere la pretesa di essere la rappresentazione di una realtà fisica, non si poteva dimenticare che era stato concepito su un tavolo da disegno, era un modello della Terra, ma non mostrava la realtà della Terra stessa. Visibile La Terra, e questa è la novità fondamentale, con la foto scattata dal satellite, entra nell'ambito delle cose visibili. La forma della Terra cessa di essere una deduzione scientifica per diventare una realtà visibile, della quale chiunque può convincersi dando uno sguardo a un pezzo di carta. Per la prima volta nella storia si può vedere la Terra: sta davanti ai nostri occhi come un qualsiasi altro oggetto, anche se soltanto in fotografia. Mai prima d'ora era stata una realtà percepibile ai suoi abitanti. O meglio, la sua esistenza costituiva una sicurezza empirica, ma proprio per questo non era una grandezza empirica, perché il globo, con la sua enorme massa, superava tutto ciò che poteva essere colto con lo sguardo. Solo ora la Terra divenne veramente un oggetto; attraverso l'immagine proveniente dallo spazio il pianeta si rivelò per la prima volta come oggetto. La fotografia fornisce evidenza alla Terra e giunge a creare una nuova realtà. E l'illimitata riproducibilità della fotografia rende tale realtà onnipresente. In questo modo viene posta la base di molte ramificazioni contemporanee della conoscenza del globo. Circoscritta Nulla emerge tanto chiaramente dall'immagine fotografica quanto i confini che separano la Terra luminosa dal cosmo freddo e nero. L'astronauta Loren Acton (Kelley 1989) racconta: "Quando alzai lo sguardo verso l'oscurità del cosmo con la sua aureola di punti luminosi, potei sc·orgerne la maestosità, ma non percepivo alcuna ospitalità. Il pianeta ospitale, invece, era sotto di me. Là sotto racchiuso nel sottile, mobile, incredibilmente vulnerabile involucro della biosfera, c'è tutto quello che ti è caro e prezioso, l'intero dramma e l'intera commedia umani. Laggiù c'è la vita, tutte le cose migliori si trovano laggiù". Il margine esterno della sfera terrestre costituisce un contrasto sconvolgente, arrivando addirittura a dividere la sfera della vita da quella del silenzio mortale. Di fronte allo sfondo dell'universo ostile la Terra azzurra, luminosa, appare come un luogo ospitale, protettivo. I confini tanto evidenti della Terra fanno sorgere un nuovo sentimento riguardo ai concetti di interno ed esterno; ciò che è circoscritto è il nostro ambiente in contrapposizione al nulla dell'uni verso. Per quando riguarda la Luna, invece, è progressivamente insorto il disinganno: nessun tipo di vita a perdita d'occhio, ovunque solo gelo profondo, deserte lande di pietra e un'atmosfera ostile alla vita. La Terra al contrario appariva come un'oasi nel deserto dell'universo. Emergeva da quella oscurità infinita luminosa e ospitale, verde e fertile. Non è straordinario il modo in cui fluttua invitante nel cosmo? La prospettiva dallo spazio richiama alla mente ciò che c~mtraddistingue il pianeta Terra da tutti gli altri pianeti conosciuti. E quel sottile strato di aria e acqua, di terreno e organismi, che fa prosperare gli esseri viventi e dà loro dimora. Con uno spessore che non supera i 17.000 m, circa un quattrocentesimo del raggio terrestre, quell'involucro atmosferico, che è portatore di vita, circonda la Terra. Perciò la Terra vista dallo spazio si imprime nella memoria come biosfera, s1 manifesta letteralmente come "sfera della vita". 89

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