C'è sicuramente un elemento negativo ma c'è anche un 'elemento di arcaica grandezza nelfatto di sfidare il più forte, come i serbi fecero con i turchi, con gli austriaci e con i tedeschi. E il culto della sfida al più forte, che ha delle componenti suicide, è una caratteristica specifica dei serbi. Io non credo che questo elemento appartenga solo ai serbi. lo distinguo fra il popolo serbo e il governo di Milosevic o di Karadzic. Ci sono certo questi miti, e sono molto importanti nella storia di ogni popolo, ma quello che voglio dire è che vengono usati per manipolare la gente, per raggiungere un obbiettivo, e questo è quello che accade. Ma d'altra parte non sono per niente sorpresa del fatto che i serbi non vogliano firmare la pace. Certo che ci sono differenze trai popoli, certo che non siamo tutti uguali. Prima di tutto penso che questo sia il comportamento del governo che vuole fare certe cose e non intende rinunciare. Fanno quello che vogliono, come hanno fatto nell'87 nel Kossovo. Non è una cosa nuova. Milosevic va sempre a "salvare" la minoranza serba in qualche altro paese. È un metodo che ha sempre usato e nessuno lo ha fermato. Ma io penso che non basti una manipolazione per quanto intelligente a spingere la gente a morire, ad autodistruggersi. Ci devono essere certo degli elementi che il governo ha manipolato ma c'erano anche degli elementi, immanenti, il mito del "Non arrendersi", l'essere "Noi serbi contro tutto il mondo". . Sì ciò esiste, ma non penso che sia una caratteristica del popolo. Ci sono elementi di mitologia serba, di storia serba, di manipolazione e di paura. Questa gente si sente messa da parte con tutte le misure prese contro i serbi e allora l'unico modo di reagire in queste simili circostanze è dire: "Noi ..." ed è sempre un "Noi", mai "lo", è sempre una società di massa, una società nazionalista di massa, che dice: "Noi serbi faremo vedere a tutto il mondo come siamo forti e decisi a morire ...". Il nazionalismo esisteva da sempre ma come una malattia latente, che esplode in certe condizioni. Ma se pensi che sono dei pazzi, prima di tutto te ne lavi le mani, secondo, significa che è impossibile vivere con questa gente. Ma ciò è difficile da accettare sarebbe come dire che è impossibile vivere con i tedeschi perché erano nazisti. Se dici questo per i serbi, vale per tutti, anche per gli italiani. È un'idea un po' pericolosa. E d'altra parte, se tu sei un leader del governo serbo di Bosnia, cosa puoi fare? O ti arrendi o dici: "Noi siamo molto forti. Siamo pronti a morire. Questo è il mito del 'Vidovdan' ... etc. etc. Non hai alternative". E se vivi per quaranta o cinquanta anni in una società di massa collettivista, aspetti che tutte le decisioni, buone o cattive, vengano dal vertice. Nella omogeneizzazione nazionalista degli ultimi due o tre anni si può essere solo parte di una massa, una massa solo croata o solo serba, e non importa se sei un intellettuale o un giornalista, sei ridotto al minimo comune denominatore: la nazionalità, e a nessuno importa delle tue caratteristiche individuali. Dici "Ho sposato un serbo. Non ci importava che fossimo croati, serbi... volevamo solo vivere epensavamo di essere usciti 'dall'ombra della guerra"'. Ma da quello che dici adesso quest'ombra esiste ancora, perché se era così facile identificare qualcuno come croato come, serbo o come Musulmano, vuol dire che la Jugoslavia non è mai uscita dall'ombra della guerra. Avevamo amici di tutte le nazionalità e queste cose non avevano importanza, almeno per la mia generazione che era nata dopo la guerra. Ma due o tre anni fa ho cominciato a chiedermi ILCONTESTO "Questo è serbo, croato o Musulmano?", perché ci sono certi nomi che non rivelano immediatamente la nazionalità. Allora non è che noi vivessimo nel passato ma il passato in qualche modo era sempre presente, era solo "addormentato". Il fatto che io sia croata non vuol dire niente se non succede qualcosa per cui il fatto di essere croato o serbo comincia ad essere co•sìimportante che qualcuno ti uccide. Questa guerra nasce dalla paura. I serbi della Krajna cominciano ad armarsi e dicono "abbiamo paura di un nuovo genocidio". Come mai questa paura non è mai finita, non è mai scomparsa. Come mai si inizia a sparare sul vicino perché si ha paura di un nuovo genocidio? Questa guerra, bisogna ricordarselo, non è cominciata fra la gente. È cominciata 5 o 6 anni fa al vertice del governo con l'idea della "Grande Serbia", con il progetto dei comunisti di restare al potere. Con un'enorme crisi economica e sociale. Non è iniziata con piccoli conflitti fra la gente che poi sono degenerati. Tutto è cominciato dal vertice e come un ciclone è arrivato anche in basso, sulla terra. Quando hanno massacrato i poliziotti croati a Borovo Selo o a Plitvice, quando hanno bruciato le prime case è iniziato qualcosa che non poteva più finire, perché non accadeva più a livello politico, è diventato vendetta. Se sei un croato che vive a Vukovar e un serbo ti brucia la casa cosa fai? O scappi o ti difendi. Tutto è cominciato dal vertice come guerra dei media. Evocando le stragi della seconda guerra mondiale come fantasmi. Ed era chiaro il progetto di prendere, quando fossero crollati la federazione e il sistema comunista, più terra possibile. E in una guerra diretta contro i civili può accadere di tutto. Il massacro di Borovo Selo è stato commesso da agenti di Belgrado ma la gente non si è opposta. Ormai l'atmosfera era prefabbricata per queste cose. Ormai si era creata un'atmosfera di estrema paura. Immagina che tutti si viva insieme ma a un certo punto arriva qualcuno che ti dice "Ti uccideranno" e tu sai che questo è avvenuto nella seconda guerra mondiale, èhe è possibile. C'erano elementi per creare il panico. Io non difendo il governo Tudjman. Ha fatto molti errori. C'è sempre stato il problema di una minoranza serba in Croazia, e Tudjman ha servito su un piatto d'oro la minoranza serba a Milosevic. E si sapeva come Milosevic avrebbe usato quest'occasione. È paradossale oggi parlare delle ombre dei morti. Loro quando hanno alzato le prime barricate chiedevano solo l'autonomia culturale, ed era logico vedendo in Croazia tutti questi simboli dello stato fascista e della seconda guerra mondiale, è chiaro che si sono spaventati. Qualcuno avrebbe dovuto dire "Non si può fare così. Andiamo per gradi. Parliamo con questa gente". Lo hanno fatto ma troppo tardi. All'inizio non è successo niente ai serbi di Croazia, non è vero che sono stati minacciati o che hanno perso il lavoro. Era una paura che al momento sembrava reale ma era una paura molto vecchia. Qualcuno ha detto: "Quando escono fuori questi simboli vuol dire che inizia un altro genocidio". Neghi che in Croazia avessero licenziato molti serbi e che gli uomini di Tudjman avessero detto loro "Tu perdi il posto perché sei serbo"? Questo è successo, ma più tardi. La paura dei simboli è 7
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