Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

STORIE/WICOMB Indossò la vestaglia. I colpi si fecero più forti e qualcuno gridò: "Aprite: è la polizia". Erano venuti a prendere Sarah. già ingrossato, riempendole il petto con un battito fragoroso e scuotendole tutto il corpo quando aveva udito i passi furtivi andare oltre la sua finestra e girare sul retro della casa. Skollie carichi di pietre, proprio come l'aveva avvertita Dollie. Poi una voce bassa e secca: "Svelti. Qui". Lentamente girò il capo per guardare l'orologio. Poi Deborah balzò fuori dal letto. Oh no, se gli skollie avevano in mente di farla fuori, bene, l'avrebbero trovata dritta in piedi, pronta a incontrare il suo Creatore. Le sue mani cercarono a tentoni la vestaglia, ma le vecchie braccia tremavano con troppa violenza per guidarle attraverso le maniche. Si spinse lentamente fino in corridoio; poteva almeno telefonare alla polizia. Ma erano già sulla porta. Ma che skollie stravaganti erano mai questi che pensavano che avrebbe aperto la porta per farsi ammazzare? Perché la ragazza non si svegliava? Indossò la vestaglia. I colpi si fecero più forti e qualcuno gridò: "Aprite; è la polizia". Erano venuti a prendere Sarah. * Deborah stava aspettando Dollie nella cucina dei Lategan. Il signor Lategan accese il bollitore per il caffè, facendo gran mostra di non sapere dove trovare le cose, così che lei suggerì che si mettesse su le scarpe finché lei faceva il caffè. L'uomo avrebbe dovuto rendersi presentabile, che non pensasse che lei avrebbe rivolto la parola a uno che se ne stava seduto con ai piedi solo i calzini. E pensò alla follia di avere delle aspettative, a come si era immaginata di star seduta a tavola con Dollie, a raccontarle la sua storia. Ma eccoli là seduti a bere il caffè fatto da lei, e il signor Lategan seppe esattamente dove trovare i rusk al burro di Dollie per inzupparli. E così gli raccontò, perché non poteva pretendere che l'uomo glielo chiedesse di nuovo. Della polizia che venne a prendere Sarah alle cinque e mezza del mattino, puntando i fucili come se fossero in un programma alla TV. E di come misero sotto sopra la casa e frugarono perfino nella sua valigia. Ma erano molto gentili, specialmente il comandante grande e grosso, che si scusò gentilmente con lei e le disse: "Avrebbe dovuto tener d'occhio la ragazza", e allora lei si voltò trionfante verso di lui e disse: "Dunque lei non sa tutto quello che dice di sapere. Conosco questa ragazza da meno di un giorno". Il signor Lategan l' interruppe per dire che se non sapevano quella cosa, allora avrebbero potuto facilmente sbagliarsi su tutto, prendere la casa sbagliata, la donna sbagliata, tutto sbagliato. Il che era esattamente quello che Deborah stava per dire, ma era così bello essere a casa, e poiché avrebbe potuto aggiungere anche la Deborah Kleinhans sbagliata, perché le sembrava che la storia fosse successa in TV, gli permise di essere l'autore di quella osservazione. C'era anche Città del Capo di cui raccontare, sebbene sapesse che lui c'era stato due volte. Ma la città era così grande che non era possibile che fosse stato negli stessi posti e indubbiamente lui ascoltava con grande interesse. Sarah aveva scritto una lettera ai suoi vicini di casa, gli Arendse, e anche quella volta Deborah si era meravigliata dell'abilità della ragazza, di come scriveva fulminea, con la mano che volava sulla carta in righe così dritte, anche se il poliziotto stava chino sopra di lei, controllando ogni parola. Dei ficcanaso, ecco cos'erano, che curiosavano tra le cose degli altri e leggevano le loro lettere. La signora Arendse l' accompagnò ai Giardini, ma ci andò di malavoglia. Qualcun altro, una giovane donna il cui nome non riusciva a ricordare, la portò in un museo a vedere quelli che la ragazza chiamava i suoi antenati. Ottentotti in una grande scatola di vetro, accovacciati fra l'altro attorno a un fuoco spento, che la fecero andar via disgustata. Ma a lui non disse niente delle grandi natiche sporgenti né dei vergognosi perizoma di pelle di animali. No, non ne aveva più voglia e la signora Arendse fece in modo di anticiparle il volo di ritorno perché non c'era motivo che aspettasse per rivedere Sarah. Avevano telefonato più volte, ma tutti dicevano che non aveva senso aspettare. Quando arrivò Dollie, raccontò di nuovo tutto quanto, e non le importò che il signor Lategan rimanesse seduto lì finché non tentò di correggerla. Se la seconda volta le cose erano leggermente diverse, beh, le stava dicendo a una persona diversa e lui avrebbe dovuto avere il pudore di starsene zitto. Così se ne andò, prendendo su la borsa, perché non era ancora stata a casa sua e Dollie le gridò dietro: "Vengo con te", proprio mentre apriva la porta. Dollie rimase stesa sul suo letto finché lei disfece la valigia. Il vestito per andare a spasso ai Giardini, un audace tessuto stampato a margherite gialle su uno sfondo bianco, lo ripose sul fondo di un cassetto perché le notti si stavano accorciando ed era forse troppo vivace per una della sua età. E poi lo raccontò a Dollie. Di come si era offerta di preparare una buona tazza di caffè perché era così presto e ne avevano proprio bisogno per schiarirsi le idee. Se i poliziotti avevano fatto irruzione maleducatamente in casa sua, beh, a lei era stata insegnata l'educazione. Sarah l'aveva sgridata, ma lei sapeva come si doveva comportare una persona civile. E fece una pausa nel tentativo di rintracciare il momento in cui le cose avevano cominciato a intorbidirsi, ma tutto ciò che ricordava era un inconfondibile odore di calendola, una spossatezza e il timbro preciso della voce del sergente, mentre lei finiva di versare il caffè: "Latte e zucchero per gli altri due, ma nero e amaro per me". Poi senza pensare, senza anticipare la violenza dell'atto, Deborah Kleinhans prese una tazza alla volta e sotto gli occhi del sergente versò il caffè nel lavello. Insieme guardarono il caffè che schizzava via, un marrone curiosamente trasparente contro l'acciaio inossidabile. Glossario Afrikaans: lingua parlata dagli afrikaner, coloni di origine olandese, la cui lingua si è modificata nel tempo, lessicalmente e morfologicamente, grazie al contatto con altre lingue africane ed europee. Bobotie: pasticcio agrodolce di carne speziata e frutta. Bredie: stufato di carne e verdure cotte. Coloured: termine coniato dall'apartheid per le persone di origine razziale mista; meticcio. Doekie: fazzoletto avvolto a turbante intorno alla testa; un tempo copricapo tradizionalmente usato dalle donne meticce. Riempie: striscia di cuoio non conciato; correggia. Rusk: tipico biscotto secco da inzuppare, piuttosto grezzo e di lunga durata. Skollie: giovane teppista. Veld: pianura ondulata ed erbosa dell'altopiano sudafricano. Copyright Zoe Wicomb, 1992. 81

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