STORIE/WICOMB malattie e la morte e perché sentiva una grande stanchezza, una nuvola che le avvolgeva la testa. Di certo la ragazza era matta. Tutti si ammalano e muoiono, ma Brakvlei non era mai stata marcia. O no, il loro cortile era il più pulito, il veld pietroso spazzato per centinaia di metri e perfino il pollame sapeva che non doveva cacare vicino alla casa. In quel cortile ben spazzato, un giovane appoggiava le braccia scure sulla parte inferiore della porta che era chiusa col chiavistello, si sporgeva fin dentro la cucina buia ma immacolata col sole che da dietro gli illuminava il profilo dei capelli ricciuti. E Deborah, che si sentiva svenire per la timidezza, infilava dell'altra legna nella stufa già piena e sentiva come un cerchio di fuoco sotto le ginocchia, perché quel vestito le era diventato troppo corto, e non era mai stata guardata in quel modo. Quando lui si offrì di spaccare un pezzo di legna che si rifiutava di entrare nella stufa, gli occhi gli scintillavano e poi venne suo papà, che nel vedere la figlia prediletta, l'agnello miracoloso della sua vecchiaia, più giovane dei suoi nipoti, che si strattonava la gonna, ordinò a Andries di andarsene. Quel giorno fece a brandelli il vestito e affrontò con coraggio una bella dose di botte, perché sapeva che si sarebbe semplicemente potuta cucire una striscia di cotone al fondo della gonna per allungarla. Ma le botte non hanno mai fatto male a nessuno e adesso poteva ringraziare il papà se stava seduta qui con le mani forti della ragazza che le si erano venute a posare sulle spalle. "La zietta si sente bene? Un goccio di Buchu Essence forse?" chiese, di nuovo in afrikaans. "No, sto bene. Mettimi solo un altro pochino di bobotie sul piatto". Poi Deborah ricordò la calunnia. "La pulizia vien subito dopo una vita virtuosa. Ecco quello che mia madre diceva sempre. Ed era mio compito ogni mattina scopare tutt'attorno alla casa. In realtà era come rimettere in ordine il veld, imponendo i nostri modelli di terra e pietra con la scopa di saggina, ma la mamma diceva: "Il veld ci inghiottirà se non scopiamo". No, puoi chiederlo a chiunque; Brakvlei era il posticino più ordinato che si è mai visto. Se la tua famiglia la pensava in un altro modo, beh, allora semplicemente non sanno cosa vuol dire ordine. Tutta la vita ho mantenuto quel motto: l'ordine vien subito dopo una vita virtuosa." E poi la sua rabbia scemò: sJa madre non avrebbe citato l'adagio in inglese come aveva appena fatto, non a casa. Cosa aveva detto in realtà? Com'erano inattendibili le parole, alloggiate comodamente nella memoria dove pretendevano di avere una collocazione legittima. Deborah non riteneva responsabile la . . propna memona. "No, no", la tranquillizzò Sarah, "sono sicura che hai ragione. Non ho dubbi che Brakvlei fosse tenuta bene. Ma non stavo parlando di Brakvlei, in realtà; era solo qualcosa che mi è tornato in mente. Da una storia". Ma gli occhi della giovane donna ardevano così luminosi, così intriganti; oh, Deborah conosceva fin troppo bene quella passione di ficcare il naso negli affari degli altri. Chi pensava di essere questa bambina che voleva curiosare nella sua vita, e dire che lei non aveva mai fatto parola con nessuno di Andries, il giovane alto che aveva visto solo un'altra volta prima che suo padre, agitando il vecchio fucile, gli dicesse di non metter mai più piede in quel cortile ordinato. "La gente va e viene e in fin dei conti non è una brutta cosa. Non c'è motivo di rimuginare cose che sono successe tanto tempo 80 fa. Non ho tempo per quelle vecchie storie", disse con risolutezza. "Un peccato, davvero; è una storia interessante che deve essere raccontata da..." "E tu cosa ne sai?" l'interruppe Deborah. "Non è mai stata interessante. Era deprimente come la morte star seduti giorno dopo giorno ad aspettare che succedesse qualcosa; o tendere l'orecchio per sentire un rumore di zoccoli o il rotolio delle ruote di un carro." Ma si controllò. Sentendo solo il vento che mugghiava fra i cespugli e le pecore che belavano, aveva inventato delle storie. Di passeggiate lungo strade fiancheggiate da case dipinte di bianco; di amici, di ragazze con vezzosi vestiti di tessuto stampato che abbandonavano al vento segreti bisbigliati sottovoce; e di Andries a cavallo che attraversava al galoppo il cortile spazzato e giungeva fin sulla porta della cucina. Ma disse: "Sai, io ho i miei libri: Rooi Rose ogni quindici giorni, non ho perso un numero da quando ho cominciato a lavorare per i de Villiers e ho continuato anche dopo che sono andata in pensione. Ogni quindici giorni. Belle storie che sembrano raccontare la vita vera ma, a pensarci bene, non ci si riconosce mai nessuno. Non danno mai suggerimenti utili. Non sono meglio delle stupidaggini che mi inventavo con la fantasia per passare il tempo. Il mio consiglio, bimba, è fatti gli affari tuoi e scordati le storie del passato". "Certamente dipende da chi racconta la storia. Zia Deborah, ecco cosa ti devo chiedere. Sai se qualcuno ha scritto la storia della nostra famiglia, dall'inizio, a partire dal missionario europeo? Ti ricordi per caso una donna, una donna bianca che parlava a tua madre, ai tuoi fratelli o a te di quei tempi? Una donna che poi scrisse un libro? Hai mai sentito parlare del libro, di ..." "No, non ci credo. Che stupidaggine, certo che non c'è mai stata quella donna. Un libro che tutti possono leggere con i nostri panni sporchi stesi su pagine bianche come la neve! Ah, accidenti, non preoccuparti; non sarebbe la nostra storia; è la storia di tutti. Tutta la gente di colore ha la stessa identica storia." E poi Deborah· crollò pesantemente sulla sedia. Sarah se la sentiva, era proprio una fortuna che la vecchia avesse fatto tutto quel viaggio per chinare il capo e morire sul suo tavolo. Portò una bottiglia di brandy alle labbra senza vita. Le palpebre tremarono e Deborah si tirò su a sedere con sorprendente agilità come se l'aver posato il capo sul tavolo fosse stato un gesto deliberato di esasperazione. "Solo stanchezza, bimba. Non preoccuparti, non ho intenzione di morire qui; morirò in modo rispettabile a casa mia e fra un bel po' di tempo". Sarah l'aiutò ad andare a letto. "Domani sera", disse mentre le rimboccava le coperte, "devo andare a un incontro. Ma la mattina usciremo insieme. In qualche posto straordinario, ma ne parliamo domani". "Ai Giardini, ragazza; è lì che si deve andare subito. Ho sentito tanto parlare dei Giardini di Città del Capo. Dove passeggiano avanti e indietro le signore eleganti." E ridacchiò perché sapeva che non avrebbe potuto essere come gliel'aveva descritto sua madre tanti anni fa. E anche allora si era trattato di un resoconto di seconda mano, fatto da sua sorella maggiore Elmira che lei non aveva mai conosciuto. Deborah non fu sorpresa dal colpo alla porta. Il cuore le si era
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