IL CONTESTO subita è molto maggiore. Il training di Milosevic ha proprio questo effetto: i giovani serbi scoprono di essere dei sopravvissuti, si risvegliano da un incubo che è il loro passato. "Solo adesso abbiamo capito che cosa ci hanno fatto" mi dice uno di loro. Si esumano i morti di ieri per arruolare i morituri di domani, i "vendicatori" che distruggeranno Vukovar e Sarajevo, che, per "prevenire un altro genocidio", sterminano i Musulmani; - l'ideologia, che giustifica l'aggressione operando una saldatura ferrea fra la lotta antifascista ("tutti i croati sono Ustasha"), il principio occidentale dell'autodeterminazione e il mito secolare della Grande Serbia. La guerra viene vissuta dai serbi come guerra difensiva, come guerra per la sopravvivenza: Se l'essere minoranza vuol dire essere votati all'emarginazione (come oggi in Kossovo) o allo sterminio come ieri in Croazia o (forse) domani in Bosnia, i serbi si salveranno solo se saranno uniti, come recita lo slogan dei cetnici ("Samo Sloga Serbina Spasavo": Solo l'unità salva la Serbia). Un 'unità da conseguirsi ritagliandosi uno stato (un "Lebensraum") ovunque ci siano dei serbi. 3) Il carattere "asiatico" del massacro in corso nasce dal fatto che i popoli dei Balcani sono talmente misti che l'unico modo per separarli e redistribuirli è il terrore. Gli stupri di massa rendono impossibile anche in futuro la convivenza e offrono uno sfogo simbolico alla paura dell'incremento demografico musulmano: "Partorirete dei bambini cetnici". Le stragi, il sacrificio deliberato di vecchi e bambini accelerano le migrazioni. A prima vista il quadro che ne risulta evoca il genocidio armeno, ma la matrice comportamentale di tutto questo va fatta risalire a Stalin. È a quell'epoca infatti che per la prima volta in Europa si progetta di spostare con la violenza grandi masse di popolazione. 4) Anche se si combatte a tre ore da Trieste è già una guerra dimenticata o meglio rimossa. Il bisogno del pubblico (italiano/ europeo) di rimuoverla nasce dalla paura del "contagio". Per convincere la gente a sparare sui vicini di casa in un paese dove i figli di famiglie miste sono una percentuale enorme, dove tutti hanno un parente o un amico croato o musulmano, bisogna inesorabilmente costruire un "diverso" da uccidere. Così i croati vengono definiti "un popolo genocida", "croato" diventa sinonimo di "Ustasha", mentre i Musulmani diventano dei "fondamentalisti" etc ... La costruzione di questa differenza è un processo in movimento che domani può investire nuovi gruppi o nuovi soggetti: gli ungheresi della Vojvodina, i montenegrini sempre più stretti dall'abbraccio mortale con i serbi, i macedoni oppure i dissidenti interni. La gente sembra intllire tutto ciò e ne rifugge, perché nulla garantisce dal fatto che tutto questo non possa riprodursi fuori dai Balcani. 5) È la guerra che segna il tramonto dell'"opinione pubblica internazionale". Se la Guerra del Golfo si svolge davanti a un gigantesco pubblico (che è anche "ministero") unificato dalla Cnn - al punto che Saddam sfida Bush a un dibattito in diretta - i·serbi sparano tranquillamente sulla stampa. La loro genuina barbarie nasce prima della tv e l'attraversa, a volte con una raffica di kalashnikov ... E forse non è un caso che le onde tv riproducano le antiche divisioni fra i turchi e l'impero austroungarico. Sulle alpi Dinariche si spartiscono le frequenze: in Croazia arrivano le tv tedesche e italiane, in Serbia arriva solo la tv, cioè la verità di Belgrado ... 6 La guerra siamo noi Incontro con Slavenka Drakulic a cura di Mimmo Lombezzi Slavenka Drakulic (Croazia• _.,........., 1949), negli anni Ottanta è diventata una delle giornaliste più quotate in Jugoslavia. Oggi scrive per "Time", "Die Zeit" e "The Nation". Ha pubblicato romanzi e reportage, tradotti in di verse lingue. Balkan Express (Il Saggiatore 1993) è il suo primo libro pubblicato in Italia. I serbi bosniaci hanno rifiutato il piano di pace sfidando non solo l'occidente ma anche Milosevic. Esiste una componente suicida in questo comportamento. Sta trionfan- Foto di BossoConnorso (Ag. G. Neri). do di nuovo il mito del 'Vidovdan ', della battaglia di Kossovo, quando i serbi si fecero massacrare dai Turchi ? Dire che esiste un elemento suicida nei serbi come in qualsiasi altro popolo significa in qualche modo isolare quel popolo, attribuirgli qualche speciale vocazione di carattere biologico ... E questo per me è spaventoso perché ho vissuto con questa gente, ho vissuto nello stesso paese con questa gente. Non credo affatto in mitologie simili. La cosa più spaventosa e più stupefacente per me di tutta la vicenda è che questa è gente normale, e quanto lontano possa andare e perché stiano facendo così questa è evidentemente una questione morale. La cosa più spaventosa nell'attribuire elementi suicidi al popolo serbo è che in questo modo ci mettiamo in pace con noi stessi, dicendo: "Guarda questi, sono dei pazzi, sono dei suicidi e questa è la ragione per cui stanno facendo così. A noi non potrebbe mai accadere la stessa cosa." Io penso esattamente il contrario. Penso che quello che accade può accadere anche a noi e che anche noi possiamo fare le stesse cose. Forse c'è un elemento di psicologia collettiva, ma più di ogni altra cosa vedo che questa gente è stata manipolata. I serbi con cui ho vissuto, li ho visti manipolati da questa follia. In certe condizioni, c'è qualcosa che si diffonde come un cancro: le céllule sono sempre le stesse ma cominciano a moltiplicarsi e a distruggere l'organismo. Non credo proprio che una cosa del genere potrebbe accadere in Italia. • Non c'è, nessuna differenza. Potrebbe succedere anche in Italia. Qui c'è una democrazia più sviluppata ma lì c'è sempre stata una "mentalità" totalitaria; dove non ci sono meccanismi di controllo, non c'è nessuna coscienza tra i cittadini. Ci sono grandi differenze di sviluppo storico della società, non certo della psicologia della gente.
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