Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

pesanti le sembravano familiari, anche se tutti quei figli, buon Dio, perché mai la sua gente aveva messo al mondo tanti figli. Albero di famiglia! Quello era un bosco, una foresta in espansione in cui anche le persone più distinte si sarebbero smarrite. E increspò le labbra schifiltosamente; aveva molto di cui essere grata. C'erano momenti in cui bisognava affrontare la verità; momenti come questo in cui si è presa una decisione sbagliata e il buon Dio ti ha concesso la possibilità di dire "sono stata guidata dalla vanità". E nello stesso istante trovò la sua giustificazione: per una donna che aveva lavorato come rispettabile governante per tutta la vita, ma pur sempre a servizio, il legame con questa giovane donna distinta non era che ciò che le spettava. Una docente di storia all'università di Città del Capo. La goccia di sangue bianco, senza dubbio, e sospirò al pensiero di quel sangue rosa e sottile, un distillato di guai. Ma quello era stato molto tempo fa e ora aveva una nipote, una ragazza adorabile che era istruita e ricca e che nella sua seconda lettera aveva scritto: ti manderò un biglietto per l'aereo. Vieni a farti una vacanza a Città del Capo. A lei, una vecchia che la ragazza non aveva mai conosciuto. E Deborah, che era stata timida tutta la sua vita, che aveva sempre tenuto i piedi per terra e gli occhi fissi con modestia su quei piedi, per una volta alzò lo sguardo e vide il serpente dell'avventura ammiccare tra le foglie dell'albero di famiglia. E fu rovinata. E per di più alla sua età, ma rispose, seguendo le righe del quaderno con mano sicura, sebbene queste penne moderne si comportassero come se leggeri tratti verso l'alto e pesanti tratti verso il basso fossero l'ultima cosa che speravano di ottenere: "Ho sempre voluto volare e mi piacerebbe visitare Città del Capo. Ma non ho bisogno di una vacanza, così puoi risparmiarti di cucire e rammendare e naturalmente potrei anche cucinare mentre tu sgobbi sui libri. Grazie per l'offerta". C'erano anche quelle stupidaggini di Dollie. Era riuscita a rifletterci su per bene e semplicemente non avevano senso. La famiglia è la famiglia e il senso di questa affermazione superflua era che non c'era bisogno di conoscere la persona. Ancora vanità: aveva dimostrato la sua abilità nel ragionare da sola sulle cose e vantandosi con Dollie si era tirata addosso questa preoccupazione - quest'ansia. Se solo avesse avuto qualcuno con cui parlare sull'aereo. Il silenzio non dà fastidio quando si è da soli, ma qui con una persona in carne e ossa seduta proprio al tuo fianco, il silenzio giocherella ansioso fra te e lei, sorveglia il tuo respiro, ti irrigidisce il corpo e ti fa venir paura di muoverti. Tante cose nuove tutte insieme è difficile digerirle a meno che non si possa dire alla persona seduta lì vicino, mamma mia, che storia è questa, senza naturalmente far capire che è la prima volta che sali su un aereo. Ma la donna dal viso paonazzo che le stava accanto si era girata verso il corridoio come se lei, Deborah Kleinhans, lavata di fresco e con su il suo migliore duepezzi sintetico, puzzasse alla grande. È proprio così che va il mondo, si consolò tra sé e sé, questi bianchi non capiscono niente, non sanno neanche badare alle loro dannate case. Se avesse potuto decidere lei, avrebbe fatto in modo che l'apartheid favorisse le persone perbene e timorate di Dio - quella era una base più ragionevole per separare il grano dal loglio, ma sospirò perché, come si fa a capire, come si fa a STORIE/WICOMB distinguere i virtuosi dagli ipocriti, dai farisei. Di questi tempi gli uomini assomigliavano sempre più agli sciacalli e il diritto all'istruzione contribui va solo a nascondere stregoneria e fornicaz10ne. E qui la signorina Kleinhans sentì ancora una volta una punta di rimorso, un tonfo allo stomaco che poté essere felicemente dirottato dalla nuova nipote al meraviglioso pranzo delle South African Airways. Ben separate in piccoli recipienti dei quali Dollie avrebbe ben potuto stupirsi, Dollie coi suoi immutabili bredie, giorno dopo giorno tutto mischiato insieme, carne, patate, piselli e verdure in scatola e poi, sul piatto, suo marito ci mescolava dentro il riso, pestando e rimestando, come se fosse malta con cui riempire a cazzuolate le crepe della sua anima. Ma sarebbe stato bello anche solo dire alla donna dalla faccia rossa: "Che divertenti questi piattini marrone, come cose di casa. Sa, l'ultima volta che ho volato erano arancione. Non si sa mai". E alzò la testa; nessuno poteva accusarla di essere ignorante, verde e ingenua come una giovinetta di campagna. Il buon Dio, ne era sicura, l'avrebbe perdonata. Soprattutto dopo la tentazione, il terribile desiderio di metterne uno in borsa, solo il piatto da dessert di plastica crema e marrone delle SAA e, con la schiena praticamente girata verso di lei della donna bianca, niente sarebbe stato più facile. Ma non lo fece. E lodò Gesù Cristo che aveva resistito per quaranta giorni nel deserto e fu sicura che non avrebbe preteso che lei digiunasse perché Lui l'aveva fatto, di certo non la prima volta che saliva su un aereo e col pranzo così ben confezionato. Questo fu prima di pensare all'ordine in cui mangiare. Sapeva che non si comincia da dove capita. I suoi de Villiers cominciavano sempre con pesce o minestra, ma in che modo avrebbe individuato un ordine fra cose che di fatto erano tutte uguali? Una prova che avrebbe fatto ridere della sua ignoranza la vicina, se la sua schiena non fosse stata misericordiosamente girata, poiché in quei piccoli recipienti c'erano pomodoro e insalata da soli e poi di nuovo pomodoro e insalata con la carne, e come faceva a decidere quale dei due veniva prima. Molto probabilmente le due metà dello stesso pomodoro prendevano nomi diversi su piatti diversi, il che semplicemente dimostrava quanto fosse assurda tutta la dannata faccenda, ma era comunque grata del disprezzo della donna che si era girata verso il corridoio. A che punto avrebbe dovuto mangiare il panino rotondo? Solo la povera gente, aveva sempre detto suo padre, mangiava pane durante i pasti, perciò l'avrebbe considerata come una prova, come nella fiaba della mela rotonda e rossa, o qualcosa del genere, per tentare o cogliere in fallo l'eroina. Per quale altro motivo le due grosse ciliegie nere sarebbero state nascoste sotto la lattuga? Lei le avrebbe sistemate in cima, per contrastare verde e rosso; aveva sempre cercato di presentare il cibo in maniera attraente e la signora de Villiers non aveva mai avuto altro che lodi per i suoi piatti. Il nocciolo della ciliegia dal gusto nauseante si rivelò essere un'altra trappola. Come doveva fare per togliersi di bocca quell'affare odioso e rimetterlo sul piatto? Doveva forse far finta di non aver fame, di poter solo sbocconcellare qua e là? Che stupidaggine, si rimproverò. Non si trattava di una caramella dura che prima o poi si sarebbe sciolta; non avrebbe potuto senza 77

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==