Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

antichi tornei, i cui arrischiati massacri hanno consacrato autori senza pari come Walter Scott, si sarebbe di lì a poco formata una moltitudine terrorizzata e orgasmica attorno al luogo del duraturo oltraggio. Quando infine Lezama ebbe posto fine al combattimento, uscì dal pubblico un gorilla intontito e vistoso che sapeva di lavanda e femminil sesso lontano un miglio. Si fermò vicino a Lezama e qui di seguito scostò una falda della giacca al fine di: 1) esibire la catenina d'oro che disegnava un ardito ponte tra taschino e principal tasca, 2) ostentare il pistolone con l'impugnatura di madreperla, 3) estrarre il portafoglio, 4) dire: - Polizia giudiziaria. Cos'è successo? Alatriste si avvicinò per ascoltare, aveva le mani gonfie come patate e, se può risultare utile per i posteri, tagliate come barbabietole. I Gemelli erano stesi, rispettivamente uno sotto la bicicletta, l'altro vicino ai resti della televisione, a sua volta prossima al vecchio e sereno Oldsmobile. Changole9n e Gamiopichi asciugavansi sangue e plasma con gli avambracci, rispettivamente dalla bocca l'uno, e dal corpo in generale l'altro. Colignon esibiva una sportivissima banda verde che andava dalla guancia fino ad una scura moronatura sul collo. - Non è successo nulla, ufficiale - disse Lezama. - Figuriamoci che situazione se qualcosa fosse davvero successo! Che razza di modo di pestarsi, dico, neppure fosse la sagra del pesto, ah, ah. Lei ha perlomeno una frattura - disse con fare informato ad Alatriste mentre gli guardava le mani. Avrà bisogno di un medico che sappia di cucito, ah ah e tutti quanti avrete bisogno di un ospedale. Parlava intercalando secrezioni di saliva ovvero sputacchi, come se stesse espellendo parti di tabacco. Alternativamente usava anche un fazzoletto per rimuovere dalle labbra un sudore inesistente. - Un ospedale, ah ah. Però che modi! Il solo menzionare quel formidabile aspetto della vita umana che è la medicina fece ricordare a Lezama che Morales persisteva nella sua religiosa posizione contro la rete di recinzione con le sopracciglia e il naso ridotto poltiglia e le guance gonfie come se la battaglia della Gran Tenochtitlan avesse avuto luogo proprio su quel terreno, per la verità assai ristretto. -Lui sa com'è andata-disse Alatriste ali' agente, indicando Morales. Cominciò a ridere da solo ma subito il dolore alle mani lo paralizzò. -È lui quello che sa? Allora svegliatelo e vediamo di cosa c'è bisogno perché parli - disse l'agente mentre ripassava le cruente tracce del torneo, ogni ferita, ogni ammaccatura, ogni traccia di sangue. Tutti aiutarono Morales a scendere dal suo modesto Golgota e lo depositarono vicino alle scale dell'entrata. Changole6n salì a prendere degli asciugamani bagnati e Colignon cominciò a pulirgli il viso con il suo fazzoletto profumato (non avrebbe saputo dove andare senza il suo fazzoletto profumato). A un lato della Oldsmobile Geme Tico cominciò a riprendersi. Qualche metro più in là La Pelle faceva le veci di lztaccìhuatl vicino all'enorme Geme Taco che si lamentava sotto la bicicletta senza riuscire a riprendere i sens1. -Figli della fottutissima madre- mormorò prevedibilmente Geme Tico riprendendo ciò che solo in termini assolutamente generali può dirsi la conoscenza. Sanguinava diffusamente dal STORIE/ AGUILAR CAMIN capo e una visibile deformità denunciava perlomeno una frattura alla clavicola. -Tiiico -gemeva sconsolata La Pelle vedendolo vivo. Gli indicò Geme Taco: sanguinava dall'orecchio e una enorme infiammazione con tagli verdi e rossi occupava la compromessa parte sinistra della faccia e del collo. - Guarda come hanno conciato nostro fratello, Tico ! - E a te cosa hanno fatto?- mormorò ancora mezzo incosciente Geme Tico tentando di avvicinarsi al fratello fino a stendersi sopra di lui, petto contro petto. - Cosa t'hanno fatto fratello, cosa t'hanno fatto?- gli chiese quasi piangendo. Il vocabolario era limitato, ma quanto al dolore non poteva certo essere messo in dubbio. La fraterna prossimità sollevò Geme Taco. - Figli della fottutissima madre - sospirò fra i singulti. - Mi stanno schiacciando, fratello, sono sopra di me. - No fratello, è tutto finito - disse amorevolmente Geme Tico. - Però mi stanno schiacciando. Il petto mi fa male. - Nessuno ti sta schiacciando - lo confortò Geme Tico. A metà della scena Morales tornò dal suo viaggio a Gerusalemme. Gli pulivano il sangue sulla faccia, sul collo, sulle braccia. Aveva lividi sugli zigomi e le sopracciglia rotte, ciononostanteordinò a Colignon: - Dì a quello scimmione di togliersi di dosso, sta schiacciando suo fratello, il coglione. Se lo ammazza dobbiamo ripagarlo a peso d'oro. - Che modo di pestarsi - commentò ancora il poliziotto, impressionatissimo. - Alla messicana, cazzo, come deve essere. Ora sedetevi qui mammalucchi! - aggiunse misteriosamente, pensando molto probabilmente ai nemici della nazione messicana. -. Datemene una - disse a Changole6n che era entrato in casa e portava con sé asciugamani e magliette in un secchio d'acqua. - Lei sta bene, ufficiale, non ne ha bisogno - disse Lezama. - Voglio tenervi compagnia, ragazzi. Datemene una. Ognuno prese uno straccio e lo bagnò per pulirsi, meno Colignon che lo offerse alla Pelle: - Si pulisca signorina, le esce sangue dal naso. - È tutta colpa tua, finocchio - disse La Pelle con rancore siciliano - Guarda come mi hanno conciato. Sembrava una debuttante in una semifinale sabatina. - Selvaggi! - gridò una signora dall'anello degli spettatori -. Dovrebbero rinchiuderli tutti! Lezama si avvicinò al poliziotto: - Non è successo nulla ufficiale - disse nel modo più persuasivo possibile. - Pestati di più. Pestati di meno. Ci aiuti, non lo faccia diventare un problema. Proprio mentre la anonima signora menzionava il carcere, con la corrotta efficacia che la polizia stava acquisendo in Messico, arrivò una pattuglia, facendosi largo fino al luogo dei fatti. - Che succede? - chiese uno della pattuglia al povero Changole6n che se ne stava seduto sul parafango della Oldsmobile passandosi lo straccio sugli occhi. -Per favore, ufficiale- implorò Lezama. L'agente meravigliato continuava a guardare in estasi la televisione distrutta su un lato del marciapiede, la bicicletta con i raggi disfatti, l'emozionato borbottio generale. -Non vi preoccupate- disse. Si passò lo straccio umido sui capelli e dopo essersi pulito le mani, se lo passò ancora sui capelli, 73

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