STORIE/ AGUILAR CAMIN Oldsmobile parcheggiata di fronte, sui cui tergicristalli il prode Changole6n ebbe a terminare, spalle al vetro. Il fuoco iberico di Gamiopichi conobbe la pienezza di una presa frontale che Geme Tico disfece con un colpo al plesso e una ammirevole pedata sulle bassi regioni che produsse nel buon Gamiopichi il noto vomito bianco e la classica posizione fetale proiettandolo come si suol dire come un meteorite verso il vecchio tronco della jacaranda, i cui rami accarezzavano il balcone eponimo da dove Alatriste rendeva conto dei superbi eventi. Per salutare Colignon, Geme Taco diede sfoggio di una serie di colpi volanti che non colpirono il bersaglio, ciò che non impedì che pur cadendo, con una reazione felina e una mezza volta a destra, Geme Taco vibrasse una serie di colpi che tutti calarono sulla nobile testa dell'avversario. Cadde Colignon mezzo morto, non lontano dall'infausta Oldsmobile, nel momento in cui Morales opponeva aGeme Tico una elegante guardia di inizio secolo. Geme Tico mancò il suo primo colpo, nel senso che non lo assestò ali 'umanissimo Morales, bensì in direzione del naso della Pelle che saltava accanto a lui, aizzandolo. Per disgrazia il secondo tentativo risultò doppiamente efficace 1 - per la sua precisione 2- per la sua potenza , 1) perché danneggiò pomulo e sopracciglio sinistro di Morales, 2) perché lo mandò indietro dove c'era, per somma sfortuna dell'edificio di calle Mexico 15, l'inferriata di ferro che copri va la finestra. Lì dove Morales terminò spalle al muro, Geme Tico ebbe ciò che sarebbe stato l'unico atto creativo della sua vita: mise le braccia della vittima nell'inferriata, stile crocifissione, e cominciò a picchiarlo con tanta enfasi che prima della fine del primo round, Morales perdeva sangue fin dalle punzecchiature di varicella che gli erano rimaste sulla faccia dalla infanzia passata a Los Mochis. Nel frattempo, sbarazzatosi del primo assalto di Changole6n, Geme Taco tornava sui resti di Changole6n, ancora inerte come un tappetino ai piedi del radiatore della Oldsmobile. La Pelle, per sua parte, si era seduta sulla panchina tentando di fermare con le mani l'abbondante scroscio di sangue dal naso. Aveva l'occhio violaceo e le dita solcate da generosi fili e goccioloni di sangue, ciò nonostante continuava a gridare ai fratelli, senza scendere nei particolari: ammazzalo, stupido, ammazzalo. Considerando le consegne sul campo e per duratura disgrazia dell'arte narrativa e lamentazione delle incontentabili future generazioni, il sottoscritto intestatario rapsoda del balcone lasciò il suo incarico e impazzl. La sua pazzia senza peripezie e senza altre caratterizzazioni consisteva in un solo impeto panrusso di uscire correndo sulla strada a picchiare per conto suo e a totale rischio dei Gemelli, i quali là sotto facevano il figurone di un esercito napoleonico in auge. Fu precisamente in quel momento che, uscendo dal suo omerico sito, Alatriste si scontrò con Lezama che veniva dalla soffitta implorando la sua divina Clio. -Li stanno facendo a pezzi- credette di ascoltare Lezama in mezzo al marasma borgesiano. Senza neppure sapere come si trovò lui pure a rinunciare al suo destino, prese a scendere le scale dietro ad Alatriste nell'ennesimo momento memorabile degli annali di calle Messico 15. Vide il prode Argolide di Atasta calarsi sulle spalle il televisore portatile e correre verso la porta, al di là della quale Geme Tico raccoglieva per la seconda volta Changole6n vicino all'affaticata Oldsmobile per lanciarlo di nuovo contro il consueto oggetto, ingrata rovina dei tempi di Corea. Il noto Geme Tico ebbe a malapena il tempo di reagire alle nuove 72 circostanze storiche che il rabbioso Alatriste si apprestava ad introdurre, tanto fu l'ardore e l'inimicizia che, prima che il filosofo di Atasta lo avesse deciso e quindi operato con le proprie mani, il vecchio apparato elettronico di donna Raquel Casares calò come un possente elmo di vetro e transistors sulla astorica massa cranica di Geme Tico. Tra una pioggia di bulbi e lamenti, Geme Tico cadde fulminato. Qualche metro più in là La Pelle singhiozzava, sanguinando dal naso. Prevedendo l'assalto di Geme Taco, Alatriste corse verso La Pelle per proteggersi con il di lei corpo. Geme Taco, dopo aver alleggerito le vene di Morales, completava con invitto furore lo sminuzzamento di Gamiopichi sempre più esausto ai piedi della jacaranda. Alatriste si sistemò dietro La Pelle e non temette di prenderla per i seni a mò di scudo. La Pelle strillò e grugnì come un porco. Voltossi dunque Geme Taco in direzione dei lamenti e indi vedere quanto Alatriste faceva alla sorella e lanciarsi, novello samurai, in direzione della vittima al famoso grido di - Figlio della tua fottutissima madre - fu tutt'uno. Assolutamente simultaneo fu anche il moto dell' Argolide di Atasta, che pur nascosto dietro La Pelle, si sentì implacabilmente morire. Eppur volle la casualità che nelle immediate vicinanze si trovasse ancora il biciclo su cui era giunta La Pelle e ancor più volle la paura che Alatriste la afferrasse per una ruota. Fu il momento decisivo tanto per l'indipendenza che per la demografia di calle Meico 15: afferrata l'arma, quando già Geme Taco si avventava su di lui, il filosofo di Atasta lasciò La Pelle, indietreggiò di un passo e batté a due mani con la bicicletta contro la forma che gli veniva incontro. Sentì il velocipede scuotere l'aria, la ruota piegarsi sopra i suoi pollici, raschiandogli le dita e le annesse palme, ma tuonando nell'aria come una gigantesca ruota della fortuna sfuggita ai suoi perni, zittendo quanto incontrava, pugnalando le parti dure e perforando le meno intransigenti. Nell'istante dell'impatto la sua vita fu tutta nel suo apparato uditivo, nella precisione indimenticabile dei rumori che l'udito ascoltò. Quando l'esistenza piena di quel momento cessò e aprì gli occhi, Geme Taco stava cadendo due metri più in là alla sua sinistra, ridotto un'accozzaglia di braccia e raggi, manubrio e sella, tutte una straordinaria simbiosi sanguinolenta con la bicicletta in cima. Non migliori momenti passava Geme Tico. Approfittando dell'incoscienza nella quale l'aveva sprofondato l'offensiva elettronica di Alatriste, un furibondo Changole6n cominciò a ispessire le poche parti buone che l'elmo elettronico gli aveva lasciato. Dal che l'esperto lettore potrà trarre le sue conclusioni sull'utilità delle tecnologie per le sorti delle moderne guerre e più modestamente per l'epica vittoria del nostro eroe, in seguito alla quale Geme Tico e Geme Taco giacevano sanguinanti esattamente nello stesso luogo dove pocanzi giacevano Changole6n, Colignon, Gamiopichi e Morales. Qualche luttuoso infortunio si sarebbe forse festeggiato in tali accadimenti se, vincendo la propria incredulità, Lezama, che aveva visto tutto dalla porta, non avesse fermato gli impulsi omicidi di Changole6n che continuava a martirizzare il quietissimo Geme Tico o se non avesse tolto paternamente dalle mani di Colignon la bicicletta che tentava di assestare nuovamente sul povero corpo di Geme Taco. Ad ogni modo, a somiglianza degli
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