Dopo averlo squadrato rapidamente, il Gemello n.1, incazzatissimo, come era sua caratteristica, rispose con perfetta dizione: - Vvicini la tua fottuta madre. - La mia che, vvicini? rispose energicamente ma con discreto sconcerto Alatriste. - La tua fottuta madre - confermò il Gemello n. 2, che si distingueva dall'altro per essergli perfettamente simile. - Qual è il problema? Il fatto di non vivere a Parigi risparmiò a Alatriste la triste visione del suo cadavere gettato nelle acque della Senna, ciononostante insistette, impostando un tono fraterno: - Quale problema vvicini? -Ah, quale problema, eh !-disse un poco alterato il Gemello n. 2. - Beh, sì vvicini, quale problema? -Vieni un po' qua fuori che te lo spieghiamo noi, stronzomammaluccoidiota-disse spaziando pignolamente il Gemello n. 1. - Ma vvicini, non capisco - tentò persuasivo Alatriste. - Fai tacere gli intestini, mammalucco, ti ho detto di uscire - gridò il Geme 1. Non fate i tonti, vaffanculo! Siete o non siete voi quelli che vanno mostrando al vento le palle della vostra fottuta madre? masticò assai più minacciosamente che in altre occasioni il Geme 2. - Che, vvicini?- chiese altezzosamente Alatriste. - Le palle, mammalucco, le palasce, i coglioni, l'uccello! Cosa pensavate eh, figli della fottuta ... Uscite tutti o ci accontentiamo di te? Considerando il plurale dell'invito, Alatriste reputò ingiusto il singolare del la minaccia, di modo che si dispose a girarsi e mettersi a correre come vuole il più perfetto spirito messicano messo di fronte all'ignominia dell'ingiustizia. In quello tesso momento, montata su una gigantesca bicicletta, apparve, divina apparizione, La Pelle. Indossava un paio di calzoncini esattamente degni del suo nome tanto che era facile vedere la strage pelvica che le provocava la sella troppo alta. - Che ci fai qui? torna a casa - disse il Geme 1 senza guardarla, nonostante si fosse fermata proprio a stretto ridosso delle sue palle. Senza ascoltarlo, La Pelle scrutò scrupolosamente la messicanissima figura di Alatriste:- Non è lui l'ignudo - disse. - Che ne sài tu, tornatene a casa - ordinò il Geme 1. - Son io che l'ho visto dalla finestra, idiota - disse candidamente La Pelle - e ti dico che non è lui l'ignudo. - So-tutto-io. - Non tentare di fare la so-tutto-io - la avvertì con notevole risonanza gutturale lo stesso Geme 1. - Idiota- proferì La Pelle. Io l'ho visto dalla finestra. L'hai forse visto tu? Io l'ho visto, non tu. Forse che l'hai visto tu? No, non l'hai visto ... Ha ragione mio padre .. -Lascia tare papà-intervenne subitamente accalorandosi il Geme 2. - E va bene, ma vi dico che questo individuo non è lo ste o individuo che ho visto dalla finestra- insistette La Pelle prima di aggiungere la frase fatidica: - Questo è un porco negro. STORIE/ AGUILAR CAMIN In effetti lo era, o quasi, sicché il Geme 2 titubò pur non smettendo per un solo attimo di guardare il neutralissimo Alatriste: - E se anche non fosse lui, che ci fa mai qui, eh? - riuscì infine a dire con un quasi giubilo maieutico. - Cosa vuoi che faccia, imbecille - disse La Pelle. - Cosa fanno di solito i negri se non mettersi in tutti gli affari che non sono i loro? Ha ragione mio padre. - Stattene zitta - gridò il Geme 1 rivolgendosi immediatamente contro Alatriste - Tu cosa hai da ascoltare, eh mammalucco? - Cosa hai da ascoltare eh, negro? - Niente, vvicino, io qui tranquillo come le statuine hindù. - Fai lo spiritoso eh stronzetto - disse il Geme 1. - Molto spiritoso eh, stronzetto? Molto spiritoso, molto spiritoso stronzetto eh. -Dai Tico -.Io trattenne Geme, che senza dubbio conosceva la viva inclinazione del fratello per le sottili dis ertazioni. - Non siamo venuti a discutere, né a parlare, dico. Siamo venuti per ben altre cose, e non per discutere. Non siamo venuti a parlare, è chiaro? - Bisogna tagliargli il pirolo - rifletté La Pelle dopo profonda riflessione. - Esci da solo, porco negro, eh, esci da solo o dobbiamo venire noi a prenderti a randellate? - reagì infine Geme 2. Nell'unico momento di lucidità di quella lunga mattinata Alatriste cominciò a togliersi l'orologio: - Non è necessario, vicini. Io vengo da solo. Ma,invece di uscire si rinchiuse in casa, chiudendo la porta dietro di sé. - Va a prendere una pistola - fu quanto riuscì ad ascoltare del nobile pen iero espresso dalla Pelle, mentre già correva lungo le scale dirigendosi al bagno. Quivi riuscì a contenere un comprensibilissimo mal di stomaco, si bagnò completamente la testa con acqua fredda, prese una salvietta per asciugarsi e, frizionandosi ritmicamente, si diresse verso la stanza. Nel frattempo Colignon, completamente ignudo sul materassino del balcone, si grattava le palle tessendo di quando in quando abili treccine sul vello. - Da dove arrivi, petrolio?- chiese dolcemente, vedendo entrare Alatriste. - Dal parco, fratello. Sono andato a correre - rispose con perfetto ansito sportivo Alatriste. - A correre di domenica, cioccolato? - Si fratello, a correre. -E allora? - Belle chiappe fratello. È pieno di chiappe quel parco. - Beh, ora non ti sentirai per caso la mia ombra nera. Non è colpa tua né loro se siamo così diversi. - No fratello, ma che chiappe. -Aquiloni, cinesino mio, non lasciarti intimidire. Basta dare un po' di corda perché si drizzino. - Sarà fratello, ma che culi. A proposito, c'è qualcuno di sotto che ti cerca. - Me?- disse Colignon- Chi? - Non so fratello. Non li conosco. Sono una ragazza e due ragazzi. 69
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