DOMANI PIANGERÒ Héctor Aguilar Camfn traduzione di Marco Nifantani Aguilar Camin (Chetumal, Quintana Roo 1946), storico, notista politico, saggista e scrittore, ha pubblicato uno studio storico, Lo frontera n6mada ( 1977). una raccolta di saggi. Saldos de la Revolucù,11 (1980) e un libro di racconti, La decadencia del drag6n. È recentemente stato pubblicato anche in Italia da Donzelli editore, (febbraio 1993) i I romanzo Morire a Veracruz (Morir en e/ Gulfo ), uno dei maggiori successi editori a I i degli ultimi anni in Messico. Azionista della casa editrice "Cal y A ,, • 1 f-010 d1Jer1yBouer/ Seu1I. rena , vive con a scrittrice Angeles Mastretta, anch'essa autrice di un romanzo di grande successo, Arrancarne la vida, pubblicatò dalla stessa casa editrice. Conoscitore profondo della politica messicana a çui ha partecipato attivamente, ha trovato nel romanzo documentario sulla società messicana, la sua vena più prolifica. In una incandescente mattina di febbraio, quando Hugo Lezama decifrò l' Aleph, seppe anche che era possibile celebrare nella figura di Clfo cose meno perfette dei suoi glutei. Come già Borges di fronte al ritratto di Beatriz Viterbo, Lezama cominciò ad aggiungere i cognomi al nome della sua musa: "Clfo, ClioMartfnez, Clfo Martfnez de la Vara". Lo faceva ogni volta, entrando al 15 di calle Mexico, uscendo, attraversando la strada, scendendo dalla soffitta per lavarsi. "Passa quella tizia che ti dà i bollori", gridava Colignon dalla sua stanza ascoltando le melodie di Lezama. "Regalala a Colignon" assecondava perfidamente Alatriste, il filosofo di Atasta. Ma Lezama continuava imperturbabile: "Martfnez amata, Martfnez perduta per sempre, sono io, sono io". Di Colignon non si sapevano più cose di quante se ne sapessero degli altri; biondino come il dopobarba che usava, frequentava la Iberomericana, più che altro per flirtare. Da tre anni i suoi erano convinti che avesse intrapreso un corso universitario e a suo modo Colignon così aveva fatto. Se a Lezama si erano appiccicate addosso le smancerie erotiche di un certo cinema europeo, Colignon era rimasto affascinato dalle trionfali storie di uno zio suo la cui tecnica amorosa aveva raggiunto imperitura fama con il nome di "cemiereide". Lezama scorgeva Colignon, tutte le sere tranne pochissime, seduto nella caffetteria dell'università a caccia di sguardi che annunciassero l'avvento del regno che gli era promesso. Tutto, nella sua persona, era giovane e torbido, una congiunzione perfetta di ricette da bordello e cavalleria da valzer peruano. E in più quel modo sicuro, superiore al dubbio e alla vanità, di considerarsi straordinariamente fine, nato per ereditare vagine 68 milionarie. Tutte le domeniche Colignon andava al parco con il golf bianco e una racchetta con tanto di fondina che aveva l'unica funzione di accreditare un irresistibile stile tennistico. Ad Alatriste, che viveva nella stessa stanza, faceva perdere la pazienza con straordinaria facilità. Dopo mangiato: Colignon: Specie di cioccolato, che si sente ad esser così brutti? Alatriste: Presumo sia la stessa sensazione che si prova ad esser stronzi, idiota. Colignon: Non si arrabbi cioccolato. Sa che le si vuol bene. Piuttosto perché non va a recuperare qualche sigaretta? Si renda utile. O preferisce il famoso destrazzo esplosivo su quella faccina da eterno disoccupato? Alatriste: Che ne direbbe invece di sua sorella compagno? Colignon: non faccia il fine, cinesino, non sa forse che è improrogabile il mio arrivo all'università per le quattro e non mi sono ancora potuto lavare? Dica a Lezama che le presti cinque pesitos per dei Raleigh senza filtro. Alatriste: Lezama non ha soldi, ma ora inviamo con assoluta urgenza un telegramma all'Alleanza per il Progresso affinché la omaggino di un pacchetto di Carnei, se le pare. Colignon: Lo vedi come sei rancoroso, petrolio? Mai che si possa scherzare con te. Alatriste: Ma no, dico sul serio, ora inviamo il telegramma e prima di uscire dal bagno troverai le sigarette sul comodino. Si sa che i gringos sono leccaculo. Colignon: Certo che si vede subito la tua provenienza. Uno ti chiede un favore e subito ti senti toccato nella dignità. Stai al tuo posto, non ti inalberare. C'è gente che nasce paralitica, sorda , cieca e ci sono anche gli stronzi dalla nascita. Pensaci, mammalucco. Alatriste: Per fortuna vederla tutti i giorni mi rianima, non si preoccupi. I due vivevano nella stessa stanza dell'ostello, col balcone di fronte alla finestra della donnicciola universalmente conosciuta in tutta calle Mexico come La Pelle, sorella di quei due orangotanghi a loro volta conosciuti come i Gemelli i quali si dedicavano a spiare dalle altre finestre gli appostamenti di tutta calle Mexico 15 per spiare la sorella. Colignon, convinto del tono aristocratico che gli veniva da un'abbronzatura perfettamente uniforme, tutte le domeniche, prima di uscire in direzione del parco facendo compagnia alla sua racchetta, si abbronzava nudo sul suddetto balcone. Una domenica a mezzogiorno, mentre Alatriste guardava la partita alla televisione, bussarono alla porta. Guidato dal messicanissimo spirito che consiste nel reagire agli stimoli esterni, Alatriste camminò senza voglia per tre lunghi metri. Ai piedi della scala che dava sulla strada il Gemello che designeremo con il numero l finiva di sistemarsi gli scarponi da montagna, mentre colui che designeremo con il numero 2 arrotolava attorno al pugno un cinturone con una fibbia che sembrava una placchetta commemorativa. Perspicace e sagace quale era, Alatriste si sentì affogare. Ma ciononostante riuscì a balbettare: - Buon giorno vvicini.
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