Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

ILCONTESTO La guerra nei Balcani e il nuovo Medioevo Cinque tesi Mimmo Lombezzi 1) È la prima guerra che importa in Europa quella che si credeva una caratteristica dei conflitti del terzo mondo: armi moderne caricate con moventi che sprofondano nel passato. Come in Libano, dove per 15 anni Cristiani e Musulmani hanno combattuto una guerra che molti vivevano come continuazione delle Crociate. Il fatto che nell'ex Jugosl.avia questo passato sia relativamente "prossimo" (i massacri della prima e seconda guerra mondiale) rende il quadro ancora più inquietante. Gli stessi giovani che applaudivano l'ottimo rock belgradese oggi acclamano gli ideàli di purezza etnica di Sheshelì e si fanno uccidere per la "Grande Serbia". Pensavamo che la rivoluzione khomeinista costituisse il più grande salto all'indietro compiuto da uno stato nel ventesimo secolo, ma oggi vien da chiedersi quale follia sia più grande: se lapidare le adultere come ai tempi del secondo califfo, oppure uccidere e farsi uccidere per ideali "terra e sangue" che credevamo tramontati con il nazismo. Il paradosso appare ancora più grande se si considera che mentre la Jugoslavia ha sempre partecipato del "villaggio globale" europeo, l'Iran non è mai uscito (culturalmente) dal medioevo islamico: mentre gli intellettuali di Teheran discutevano di Sartre e del Vietnam, per il resto del paese l'unico verbo era quello del Corano e la preghiera del venerdì aveva un'audience di gran lunga superiore a quella del più popolare varietà del sabato sera. 2) È la prima vera guerra post-comunista ma è anche quella che ha permesso la permanenza e la riconversione "nazionalista" delle strutture politiche e militari del vecchio regime. In tal senso è anche una guerra "sindacale", che ha messo in gioco tutti gli elementi di forza dei regimi comunisti mostrandone la "geometrica potenza". a) L'impiego del terrore e dei servizi segreti. Il primo massacro, quello di Borovo Seio (2 maggio 1991) in cui 12 poliziotti croati che cercavano di liberare due colleghi vengono fatti a pezzi, è talmente orribile che i media di Zagabria preferiscono non pubblicare le foto. Si verrà a sapere più tardi che gli autori dello scempio sono agenti di Belgrado. La strategia dell'orrore, che Ceausescu non era riuscito ad attuare, viene usata in modo sistematico da Milosevic e già allora si parla di "irregolari fuori da ogni controllo" ... b) L'uso intimidatorio della polizia contro l'opposizione che culmina con il pestaggio del suo principale esponente, Vuk Draskovic. c) Il controllo dell'informazione e il suo abuso. La guerra inizia con un falso "11 serbi uccisi a Pacraz in Croazia" e prosegue con una serie infinita di falsi in Bosnia: "Vogliono fondare una repubblica islamica. Sono degli Hezbollah". d) La propaganda. Milosevic (che rispetto a quel bandito di strada di Saddam passerà alla storia come un vero genio del male) opera un vero e proprio training di massa sull'inconscio collettivo dei serbi giocando su cinque elementi: - la fuga di migliaia di serbi dal Kossovo (culla storica della civiltà serba) scacciati dalla pressione demografica e politica degli albanesi; - la memoria ancora vivissima dei massacri subiti dagli Ustasha 50 anni prima; - gli errori del nazionalismo croato che sfodera tutta una . serie di simboli, divise, bandiere e stemmi che evocano il regime di Pavelic; - la paura. Per tre anni Milosevic fa scavare le fosse comuni della seconda guerra mondiale. Omettendo i massacri compiuti dai cetnici e il fatto che gli Ustasha uccisero anche migliaia di antifascisti croati, si costruisce il mito del "genocidio dei serbi", si assimila la Croazia indipendente di Tudjman allo "Stato indipendente di Croazia" di Pavelic, e si fonda l'equivalenza fra l'essere minoranza e l'essere candidati allo sterminio (in Croazia, in Bosnia, in Kossovo, domani forse in Macedonia). Adorno scrive che nel corso di un'operazione in anestesia la violenza Bosnia. Foto di Potrick Ch6uvel (Sygma/G. Neri). 5

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==