STORIE/PIGLIA Evita per metterla all'asta e usare il.denaro per aiutare i figli dei prigionieri, e perciò si era messo a scrivere la lettera a Eva Per6n. L'uomo raccontava una storia di sfortune e ingiustizia che Lucia cominciò a leggere al Pajaro, seduta nel corridoio che dava sul patio. Reyes aveva ucciso la sua donna e una figlia minore e aveva seppellito i corpi nel terreno del Club dove lavorava come guardia notturna e giardiniere per cui era stato condannato all'ergastolo. La creatura non era morta subito, secondo Reyes, perché si era inceppata la sicura dell'arma che aveva coperto con uno straccio (il pugno avvolto in un poncho) per non vedere la faccia di sua figlia e smorzare il rumore. Pensavo che fosse morta e invece era solo ferita. E dovetti entrare di nuovo per finirla, disse Reyes al processo, per scaricarmi la coscienza. Lo scoprirono quasi due anni più tardi in Uruguay mentre tentava di vendere un cavallo rubato. "Il caso, signora, mi ha portato qui. Ho passato vent'anni recluso. A Caseros. Entrai che avevo ventidue anni appena compiuti. Prima ero a Ushuaia. Dividevo la stanza con Mateo Banks che avvelenò le sue sei sorelle a Trenque Lauquen per avere un'eredità. Ho usato questi anni per fare delle cose, un po' di storia argentina, un po' di filosofia, la replica della Santa Maria. Quando uno (come me) si ritroya in prigione con il futuro già definito per tutta la vita, può, credo, riflettere sul futuro, certo sul suo senso. Per esempio Claudio Cuenca, un poeta, lo uccisero a Caseros. Era medico dell'Esercito Federale (ora vedrà cos'è il destino) e fu sorpreso da un'avanzata dell'Esercito Grande (una pattuglia brasiliana) mentre tentava di guadare un torrente. Lo fucilarono (i negri) proprio lì, a un lato del torrente, il grande poeta. Non mi interessano i romanzi storici, conosco la trama della finzione e i ricami della chitarra argentina. Coprivano le zampe dei cavalli con delle borse, per cavalcare nella notte come fantasmi: la cavalleria di Entre Rios. Sono un condannato. Pieno di dolore. Come dire? La 'rigorosa' verità. Cuenca scriveva versi e se li portava addosso in una tasca segreta della sua uniforme. Era unitario! L'unico poeta unitario che non aveva scelto l'esilio! E lo uccisero gli stessi che erano venuti a dare la libertà. Di notte scriveva i suoi versi, nell'oscurità. La luce perpetua della sua stanza serviva per guidare i contrabbandieri che attraversavano il torrente.Una luce nella notte. Bisogna saper guardarla. Per me, so vedere quel che verrà, vedo nella ripetizione identica dei giorni l'avvenire della patria. Stanno seminando il terrore! Le dico quanto segue: 'loro' sono spietati (parenti bastardi del generale Urquiza, figli illegittimi), capaci di tutto, di bombardare un ospizio di anziani, se i vecchi sono peronisti! Bisogna armare i cittadini, signora! In ogni casa un mauser, altrimenti ci uccidono tutti nel guado, nel vallone, sotto il salice, vicino al ruscello, nell'acqua. Sono assassini. Fra venticinque anni continueranno a scorrere fiumi di sangue in questo paese. Chiunque si metta a riflettere può vedere cosa ci aspetta. Crimini e crimini e crimini! I giorni qui (a Caseros) sono tutti uguali. Non si costruisèe il mondo partendo dall'esperienza, le sofferenze non insegnano niente. Quello che abbiamo imparato dal passato, signora, è conoscenza solo perché il futuro conferma che era verità. Non tenti di vendere un cavallo rubato nel dipartimento di Durazno, 66 nella Repubblica Orientale d'Uruguay, perché se la prendono le danno cento anni di carcere duro! L'esperienza ha una struttura complessa, contraria alla forma possibile della verità. Non si impara niente dall'esperienza! Si può conoscere solo ciò che non si è ancora vissuto." Lucia mi leggeva questa lettera (racconta il Pajaro) perché vedeva in quel criminale incarcerato in quella cella il vero erede della filosofia (il vero erede e rappresentante dello spirito filosofico di suo prozio). Il condannato che scrive alla signora che è già morta senza che lui lo sappia (in carcere tutto si sa tre giorni dopo) è un'incarnazione di ciò che oggi deve essere considerato un filosofo: l'assassino della propria donna e della propria figlia, ladro di cavalli, che riproduce con infinita pazienza una fregata spagnola sul tavolo di pietra della sua cella a Caseros, provincia di Buenos Aires. E che scrive in quelle lettere alcune cose che Lucia voleva che io comparassi con una lettera (inedita) di suo prozio, una lettera scritta da Nietzsche a sua sorella Elizabeth e spedita a Asunci6n del Paraguay in quella fatidica settimana di gennaio del 1889, da Torino, nella pensione di piazza Carlo Alberto, quando fu colpito da quel che si dice un collasso nervoso; scritta dopo l'attacco mentre aspettava l'arrivo del suo fedele amico Overbeck. La lettera arrivò tre mesi più tardi, quando mia nonna conviveva, come si sa, con il pazzo in una casa che era anche l'Archivio Nietzsche e dove sarebbero rimasti (il filosofo e sua sorella) per dieci anni. E ·quella lettera la ricevette suo cognato il dottor Forster, che rimase in Paraguay per tentare di salvare il suo impero e con lui rimase mio padre che aveva tre anni e mezzo e che sua madre (Elizabeth Nietzsche) abbandonò come se fosse un bastardo, un figlio suo ma falso (come se una donna potesse avere un figlio illegittimo), per tornare con suo fratello e chiudersi con lui in quella casa tedesca. "Il futuro è l'unico enigma. Lì si trovano rinchiusi tutti i segreti della filosofia: ciò che chiamiamo verità ha la forma di quell'enigma. Leggo il futuro come chi vede segni sulla sabbia (le zampe dei gabbiani) perché sono l'unico che è stato capace di attraversare il deserto. Sono un aristocratico polacco "pur sang" e in una tasca segreta del mio abito conservo alcune rivelazioni che il mondo non è ancora in grado di accogliere. Verrò fucilato per errore nella prima battaglia alla quale mi degnerò di partecipare (io sono un medico polacco). Catturato da una pattuglia inglese e fucilato a Waterloo. lo, il grande poeta polacco (conte polacco e aristocratico polacco) nelle cui vene non scorre una sola goccia di sangue malato e meno che mai tedesco. In Paraguay visse Voltaire che è la mia vera antitesi. L'altro mio io aristocratico francese, l'altra parte di me. Ma quando cerco la mia antitesi vedo sempre lei e mia madre (mia sorella Elisa_bethe mia madre). Credere di essere imparentato con quella canaille sarebbe blasfemia contro la mia divinità. I parenti sono precisamente coloro con i quali meno si è imparentati: essere imparentati con i propri parenti (di sangue) costituirebbe un segno di estrema volgarità." La lettera era una specie di risposta ellittica al libro del dottor Forster, Colonie tedesche nel territorio superiore del Plata, con particolare attenzione a Buenos Aires e al Paraguay, che venne pubblicato nell'autunno del 1888 e che Nietzsche lesse in dicem-
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==